Conoscersi per funzionare meglio?

Si tratta di cercare per trovare un piano di coscienza e conoscenza del funzionamento di se stessi.

Le condizioni di mettersi alla ricerca di tale coscienza-conoscenza di Sé, implica spesso trovarsi, da un punto di vista esistenziale, in uno stato di leggera confusione e di rottura psichica con se stessi e il resto del mondo. Le persone che si pongono domande, a un certo punto, desiderano diventar completamente protagoniste della loro vita e vogliono amministrare i propri autentici desideri.

Una persona in dubbio pensa:…. ho interpretato il percorso della mia vita credendo di poter leggere le cose in questo certo modo……gli eventi, le attuali esperienze, le mie conoscenze, le amiche, gli amici più cari mi portano a domandarmi che potrei non vedere chiaramente dove sto andando: sarebbe forse meglio capire qualcosa di me stesso, soprattutto come funziono psicologicamente. Forse non tutto quello che faccio quotidianamente, lo faccio perché mi voglio bene e vado quindi verso ciò che mi farà bene!? Forse, come qualcuno mi ha suggerito indirettamente, agisco continuamente o molto spesso per difendermi dalle mie paure. Non posso vivere la mia vita solo difendendomi. Cosa veramente desidero? Le difese servono, ma quel mio comportamento è stato agito, perché desideravo ciò che ho fatto, oppure ho agito solo per difendermi, credendo che fosse ciò che amavo? Quella donna l’ho lasciata perché non mi piaceva veramente, non mi convinceva vivere una vita con lei? Potrebbe essere che ne avevo paura, forse di bloccare altre mie scelte? Forse mi ricordava una madre che mi sgrida e mi fa sentire inadeguato?

Mettersi in discussione però non equivale pensare di aver sbagliato, di scoprire di essere fatti male come se scoprissimo che l’anatomia del nostro corpo fosse anomala, e la fisiologia fosse fisiopatologica!

Molta gente immagina come se fosse condizionata e influenzata dal modello diffuso dalla religione cattolica che, ogni tanto, sia giusto andare in Chiesa dal confessore per liberarsi dei propri peccati dopo averli riconosciuti e confessati. Confessare, fa prendere coscienza, ma soprattutto porta alla catarsi.

Questo modello per alcuni cattolici, porta alla prostrazione di se stessi, all’idea di dipendere e di sottomettersi al volere del sacerdote confessore che ha un potere sacro, e fa sentire infantilizzati. Chi si confessa si può sentire tanto peccatore quanto sottomesso e si aspetta la punizione.

Non si tratta di dare vita a un tribunale di inquisizione sul bene e sul male: magari, si fa per dire, la vita fosse svolta secondo una linea di peccato, confessione promessa di non peccare, penitenza assoluzione, liberazione del peccato e catarsi.

Non ci sono colpe da scontare e errori. Le persone dovrebbero capire che gli errori esistono solo per la società civile che, infatti, sanziona ciò che è sbagliato socialmente, ma la donna e l’uomo fanno quel che sono in grado di fare e comunque, se ci si mette in discussione, è bene comprendere solo se stessi qualunque azione si sia compiuta e perdonarsi in partenza, ammesso che ci si senta in colpa. Lo psicoanalista, nel caso ci si rivolgesse a un professionista, è chiaramente con noi per aiutarci a comprenderci.

Mettersi in discussione significa quindi pensare di costruire il nostro futuro con maggior senso di padronanza di noi stessi, di libertà e di autonomia. Dobbiamo considerare quanto di virtuoso è in noi e aver fiducia che un percorso durante il quale possiamo ri-pensarci non può che fortificarci.

 

PS scrivete domande commenti sempre qui, grazie

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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