Utero in affitto, ossia mamme donatrici per procura

Giovane donne indiane, brasiliane, dell’est Europa, ucraine, ecc possono trovare lavoro prestandosi a pagamento per offrire un neonato a italiane che lo richiedono ardentemente.

In Italia infatti tale sistema procreativo è vietato.

Si tratta da parte della madre surrogata di accogliere in se stessa un ovulo fecondato dal seme di una donna e da quello del proprio marito, in questo caso italiani. Nove mesi dopo la stessa madre che non lo sarà più, offrirà immediatamente alle persone che hanno richiesto la gestazione, cioè i portatori dell’ovulo fecondato, ossia i genitori genetici, il prodotto finale, cioè il neonata/o.

Cosa ne pensate ?

In Gran Bretagna, Russia, Israele, Usa, e tanti altri Paesi l’atto di generare per qualcun altro deve essere considerato un atto non commerciale, ma soltanto di generosità ed è in virtù di questo, quindi, considerato legale: in molti Paesi invece con 20 mila euro o dollari più o meno, si ottiene lo scambio.

E in Italia? Alcuni problemi si prefigurano all’attuazione dell’utero in affitto: la legge italiana prevede che solo chi partorisce possa essere considerata madre. Come conseguenza di ciò, per compiere questa operazione trans-biologica di proprietà sarebbe anche necessario il previsto iter che s’affronta come se fosse una speciale adozione.

A parte questo, comprendo che in un mondo globalizzato che cambia continuamente, specie nella tecnologia e nelle strategie per ottenere ciò che si desidera per mezzo di modalità alternative, sia contemplato anche il prestito dell’utero.

Come ho scritto in più occasioni, penso che i punti di riferimento interiori e esteriori siano importanti per l’umanità. Tra questi punti, i valori sociali, etici, religiosi e psicologici, sono tra i primi.

Occorre considerare che forse questa nuova tecnica di portare alla luce figli non aggiungerebbe libertà e democrazia tra le persone.

Sarebbe sempre un autentico desiderio da parte della donna e della coppia o un bisogno pellegrino?

Perché non adottare bambini, anche se la genia in tal caso non sarebbe propria, ma di altri può apparire frustrante?

Voglio immaginare che poiché, da quanto apprendo, si continua a far viaggi all’estero a tal fine, ci sia una certa determinazione nelle coppie … Come al solito, le mie considerazioni vorrebbero essere soltanto uno stimolo a riflettere su un tema e mai a prender posizione su argomenti specialmente così delicati!

Confesso tuttavia che se fossi una donna che desidera diventare madre, ma anche come uomo, potenzialmente padre, mi farebbe un po’ senso di estraneità. Dovrei costatare che un bimba/o carnalmente è cresciuta come feto nel corpo femminile di una donna con la quale non condivido intimità, conosco. Si tratterebbe per me di un’adozione, ma non lo sarebbe al tempo stesso: sebbene i geni e cromosomi sarebbero a metà con la mia compagna, sentirei di adottare un feticcio!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

2 thoughts on “Utero in affitto, ossia mamme donatrici per procura

  1. Poco tempo fa ho conosciuto personalmente una coppia italiana che, non riuscendo purtroppo, in età avanzata, ad avere figli, ha avuto due gemelli da una signora tramite l’utero in affitto negli Stati Uniti.

    Senza eludere il dolore di nessuno dei protagonisti della vicenda, mi sono sorpresa che persone colte e inserite in associazioni con fini umanitari non si siano in nessun momento interrogate sulle conseguenze emotive su una madre “per procura” e sui neonati e la coppia, poichè tutto sembra riposto adeguatamente attraverso un pagamento molto ingente: che cosa riesce a nascondere i sentimenti e il dolore, forse il senso di onnipotenza/ impotenza?

    Perchè non l’adozione invece?

    Raffaella

    • Penso che ci sia in tutti noi una sorta di bisogno egocentrico e narcisistico nel senso di bisogno di essere considerati dagli altri sin dalla nascita. Siccome l’attenzione e la considerazione di sé può molto mancare, oppure non essere a sufficienza percepito, si cerca di auto-considerarsi, auto-stimarsi e auto-celebrarsi sino all’esagerazione. I figli ad ogni costo e in tutti modi potrebbe essere parte di questo bisogno.
      roberto.pani

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