Disturbo ipocondriaco: cosa c’è alla base?

I medici ospedalieri del Pronto Soccorso e gli studi di medici di base sono frequentemente invasi da pazienti angosciati di essere malati in qualche parte del corpo: sono puntigliosi e, nei casi più severi, ossessionati di essere colpiti da malattie gravi come il cancro e l’infarto.

Alla base delle malattie immaginarie c’è una richiesta di attenzione e di ascolto.

Gli ipocondriaci manifestano il bisogno psichico di essere visti, di essere visitati, ma sopra tutto i essere toccati nel corpo.

La reale convinzione di avere disturbi di ogni tipo, quando nella realtà spesso non sono vittime di una malattia organica, ma caso mai di disturbi funzionali, neuro vegetativi , somato-psichici, dovuti allo stress .

Gli ipocondriaci lamentano sintomi che richiedono esami clinici, medicazioni, accertamenti ecc.

Tuttavia, proprio grazie alle scrupolose indagini diagnostiche, i medici si accorgono che questi sintomi non conducono ad alcuna patologia organica che si potrebbe ipotizzare essere all’origine del sintomo stesso. Al limite scoprono solo qualche lieve disturbo funzionale, cioè non per questo da essere considerato del tutto non patologico.

Cosa c’è alla base più psichica e profonda del Self?

Laddove il mondo esterno diventa complesso, confuso, globalizzato, le identità tenui, i principi etici e i valori inconsistenti la fragilità interiore di alcuni individui aumenta e questo porta loro alla ricerca di punti fermi a cui agganciarsi. I giovani, quando non sentono se stessi (ma anche meno giovani) diventano bulli, tossici, e compulsivi e spesso cercano la loro identità corporea anche attraverso l’ipocondria.

Il bisogno di sentirsi riconosciuti
genera grossa ansia e il distress che crea un circolo vizioso che riguarda invece la clinica psicologica e psichiatrica.
Nelle persone ipocondriache l’ansia primaria genera un forte bisogno di autoriconoscimento di se stessi, che primariamente si origina dal corpo. Prima della nascita, il bambino vive di sensorialità e poi entra in contatto con l’immagine corporea di se stesso tramite l’autoriconoscimento allo specchio e i feedback sociali.
A mano a mano che cresce ha bisogno di sentirsi riconosciuto dagli altri.

L’adulto ipocondriaco, in fondo, reclama una sorta di aggiustamento del proprio sentirsi visto dagli altri che gli debbono voler bene e lo manifesta tale primario bisogno attraverso il corpo, quasi inconsciamente preferendo di avere qualche malattia, pur di non essere invisibile.

L’invisibilità, per chi lamenta sintomi immaginari, equivarrebbe a sentirsi come morto. È come se si ripetessero questo pensiero: se il mio corpo è, io esisto, se non è a posto, la preoccupazione mi fa sentire esistente. 

A volte però non certe ansie costringono il corpo a difendersi da emozioni dolorose e intollerabili.

Il corpo manifesta il proprio disagio su alcuni organi, detti bersaglio.

È il meccanismo di azione dei disturbi psicosomatici. L’ipocondria si può trasformare e aprire a sintomi che prima erano quasi solo immaginari finalizzati a essere visti e toccati durante la visita medica in effetti disturbi somatici che coinvolgo il corpo anche a un livello organico.

La sofferenza, le emozioni troppo forti e disagevoli per poter essere accettata dall’organismo, cioè vissute.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Disturbo ipocondriaco: cosa c’è alla base?

  1. Fin da bimba, durante la prima infanzia un malessere corporeo ingenerava l’attenzione di coloro che avevo intorno…a favore(!?) della mia gemella spesso più bisognosa e cagionevole.

    Fisicamente ero più serena, perchè ero in salute, ma, forse, oggi posso dire che mi sentivo un poco poco vista e, anche se in modo diverso, ugualmente dolorante.

    Probabilmente un’alternativa è stata cercare di rivivere emotivamente certi accadimenti e trascorsi emotivi in contesti utili a elaborare nuovamente, perchè forse una sorellina più fragile e richiedente è anche una parte di me da ascoltare?

    E così trovare anche la propria soggettività e originalità?

    Raffaella

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