Perché sogniamo?

Il sogno è un tipo pensiero non cosciente, strambo perché nelle trame oniriche non c’è né grammatica, né la sintassi, né tempo, né spazio sensoriale, né logica matematica, ma ci sono connessioni libere fluttuanti. Quando noi dormiamo, abbiamo più tempo reale per pensare, fantasticare e rappresentarci ciò che non abbiamo messo a posto in noi stessi, eventi, magari del giorno precedente anche di poca importanza o di massima gravità: i files della nostra mente cercano un ordine, un convincimento per essere archiviati. Cerchiamo allora di digerirli, di metabolizzarli di sistemarli, sognandoli secondo una certa tecnica che fonde gli episodi tra loro, sposta nelle persone i personaggi che compaiono nelle varie scene oniriche. Lo scopo del sognare consiste nel confermare la nostra identità profonda e intima, ritrovare l’equilibro e il senso di quello che ci ha un poco stupito o meravigliato, oppure sconvolto e spaventato, che ci addolora o o ci rende sorprendentemente felici, ecc Tutti gli essere umani sognano perché tutti noi in qualche modo pensiamo sempre , il nostro cervello è infatti sempre attivo. Questo significa che nel ritmo circadiano di 24 ore sogniamo a intervalli anche quando siamo svegli, mentre ci occupiamo di altro, ma la qualità è assai differente. Nel trattamento psicoanalitico classico l’indicazione propende, non tanto o solo alla narrazione giornalistica degli eventi che ci sono accaduti, non tanto ad un diario della giornata, a meno che un certo evento non sia un esempio per offrire il tono delle proprie emozioni della persona: s’incoraggia piuttosto a esprimere il pensiero libero, sbrigliato dai contesti reali, cioè il cosi detto sogno a occhi aperti, cioè quello che pensiamo inavvertitamente durante il giorno o i giorni passati oppure nel qui ed ora..

I contesti dei due pensiero onirico e diurno sono ovviamente molto diversi: il grande psicoanalista Franco Fornari aveva denominato negli anni settanta i due contesti: ordine della notte e ordine del giorno per distinguere i due tipi di pensiero caratterizzati da una sorta di pensiero libero da regole (la notte) che invece contraddistinguono la logicità e la vigilanza dell’ordine del giorno.

Durante il sonno c’è una fase ipnagogica dell’addormentamento che nel tracciato, visibile al EEG, caratterizzata il primo stadio. Ne seguono altri tre che si chiamano sincronici e infine lo stadio Non-REM (rapid eye movementes) definito desincronico e parossistico dove i contenuti dei sogni si ricordano come i più lucidi. Durante quel periodo onirico la situazione psicofisiologica assomiglia a quella della vigilanza diurna se non fosse che il tono muscolare del corpo è quasi ridotto a zero.

Non è vero che i contenuti del sogno si sperimentano solo angosce. Freud sosteneva che comunque certi pensieri angosciosi sono preferibili a altri, percheé sono ancora più penosi e così il soggetto si preferisce insabbiare quei sogni inaccettabili che per quel momento noi non siamo in grado di elaborare.

I sogni sono la prova concreta che l’Ego, cioè il protagonista che dirige la nostra vita, come in parte il sistema nervoso centrale presiede a una buona parte dei nostri movimenti e azioni dialoga con alcuni interlocutori interni.

Gli interlocutori interni sono personaggi che corrispondono alle emozioni principali che sentiamo in noi stessi. Ne abbiamo la prova negli psicotici, quando in alcuni momenti parlano e agiscono, sono dominati dai personaggi buoni e cattivi a dispetto dell’Ego che non riescono a tenere sotto controllo.

Le persone normali spesso parlano da sole in silenzio o anche forte e si accordano o fanno valere di fronte agli interlocutori interiori che derivano dl passato. Sembra un teatro Pirandelliano.

I sogni riguardano il mondo neurofisiologico e il mondo intrapsichico, ossia per questo ultimo ci riferiamo a interlocutori interni, cioè a personaggi che teatralizzano la scena.

Se i personaggi in generale , specialmente i derivati dal passato sono molto sadici, persecutori, colpevolizzanti che producono vergogna, prevalgono le voci interne che ci parlano dentro sovrastano l’io e il Sé soffre e si ammala. Viceversa avviene quando i personaggi che ci danno fiducia sono o in grado di alzare la nostra autostima e qualche volta anche il senso di fiducia che è più difficilmente raggiungibile

I sogni vanno interpretati solo all’interno di un contesto specifico e di solito psicoanalitico, perchè è importante anche la relazione che si ha con il medico sia oggetto di comunicazione profonde. Lo psicoanalista infatti intercetta uno alla volta i personaggi profondi che meritano di essere compresi e studiati favorendo la risoluzione dei rapporti conflittuali e irrisolti

Durante i nostri sogni siamo registi e possiamo inventare un personaggio come lo fa appunto un regista o scrittore e a questo permette di nascondere un personaggio reale che non si vuole coinvolgere o riconoscere a trasformarlo in uno più gradevole. Si inventano personaggi così come si inventano fumetti.

Ricordare i sogni può aiutare a comprenderci meglio, ma attenzione, spesso interpretarli da soli può ingannarci, prospettando significati fuorvianti.

L’incubo può derivare da molti motivi: digestione difficile, angoscia non risolta rispetto a vicende, affettive, paure lontane che emergono perché sono attivate dalle circostanze disgraziate e frustranti.

Certi ipnoinducenti a base di benzodiazepine, aiutano a dormire in alcune circostanze di ansia e insonnia, ma generano dipendenza. Consiglierei dopo i quarantenni la melatonina con adenosina e glicina al fine di regolarizzare i ritmi ormonici e quindi anche il sonno e anche triptofano e rodhiola a qualunque età.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

2 thoughts on “Perché sogniamo?

  1. Pensando ai sogni angosciosi: mi capita che siano in grado di svegliarmi, interrompendo il sonno e lasciandomi piuttosto stanca, mentre i sogni, invece, dove prevalgono racconti ed emozioni di gioia mi portano energia utile al risveglio.

    Dopo un percorso analitico, la capacità di comprensione dei propri sogni cresce, ma quanto, invece, tendiamo ugualmente ad “ingannarci”?

    Inoltre, quanto può essere importante o meno, in coppia condividere sogni: pregnanti di gioia o angoscia, se pur con un significato profondamente diverso rispetto ad un ambito strettamente personale e tantopiù di cura psicoterapeutica?

    Raffaella

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