Agorafobia

L’agorafobia è un disturbo d’ansia che sfocia in attacchi di panico.

La caratteristica psicopatologica degli attacchi di panico consiste nell’evitare delle situazioni che possono spaventare o che costituiscono un serio disagio.

Gli attacchi di panico si distinguono in base all’oggetto che è identificabile, per esempio fobia delle farfalle e che terrorizza il soggetto, o altrimenti se la fobia avviene in base all’assenza dell’oggetto che quindi non è identificabile. L’agorafobia appartiene a quest’ultimo tipo.

Di cosa ha paura il soggetto?

Perdersi nel vuoto,  non avere più la bussola orientativa,  non sapere dove andare, cosa fare, di non essere più protagonista del proprio immediato futuro. Il vissuto del soggetto sulla propria situazione psicologica, assomiglierebbe a quello di un astronauta che se staccato dalla navicella madre vaga nel vuoto assoluto.

Teme inconsciamente di separarsi da una fonte sicura che, per lo psicoanalista, rappresenta quasi sempre la madre-casa, polo affettivo rassicurante e stabilmente vitale.

Si tratta di un attaccamento tanto inconscio quanto primitivo e arcaico.

L’evitamento dunque riguarda la fuga dagli oggetti che spaventano e nel caso dell’agorafobico di non allontanarsi dai punti che gli offrono protezione, e quindi la casa o le persone di cui ha profonda fiducia che debbono accompagnarlo ovunque. La situazione può migliorare, a volte rapidamente, a volte rimanere abbastanza cronica con varie oscillazioni: se il disturbo è strutturale e non si cura normalmente peggiora perché si presenta l’angoscia che fa sentire che l’attacco di panico si ripresenti, e quindi si aggiunge una angoscia nuova a quella originale.

La paura della paura  diventa una fobia cronica e indistinguibile da quella originaria.

Si creano delle zone nelle quali la persona può muoversi anche da sola/o anche il disturbo si presenta complesso con varie sfaccettature.

Il sintomo che è più comune a tutti gli attacchi di panico è dispnea, cioè un disturbo somatico respiratorio, come se mancasse l’aria che respiriamo.

Succede spesso che prevalga un sentimento di solitudine, cercare qualcuno per uscire e far commissioni. A volte ci si chiude in casa depressi per lungo tempo.

Si possono avere sensazione di vertigini e capogiri, sudorazione, formicolii, insieme a forte ansia, tremori, dolori muscolari, nausea, paura del buio totale.

L’agorafobia si può curare: i farmaci che il medico prescrive, specialmente se professionalmente specialista in psichiatria e psicologia clinica / psicopatologia, tende a prescrivere i farmaci inibitori della ricaptatazione della serotonina o altro. In genere, la serotonina a dose elevate inibiscono l’insicurezza del Sé cioè dellìimmagine di se stessi inconsciamente mantenuta e riducono la tendenza quasi automatica che insorge a una certa età alla precipatione degli impulsi dettati da fantasie persecutorie che attivano i fantasmi del passato. Queste fantasie contribuiscono alla insicurezza che, alcuni messaggi antichissimi, possono aver preoccupato il piccolo bambino/a, generando un bisogno al ritorno della situazione precedente che non è stata digerita. Tal situazione inconsciamente non assimilata viene agita e si chiama agorafobia.

La cura consiste innanzitutto attraversi i farmaci serotinergici cioè  gli inibitori della ricaptazione della serotonina che olter acurare l’aspetto depressivo di fondo , crano la tendenza all’impulso che vie ne di solito evacuato in fantasie persecutorie.

Quanto alla psicoterapia suggerisco quello d’orientamento psicoanalitico, aggiornato e sapiente. Se invece la persona si dimostra molto resistente e svalutativa nel mettere in discussione un po’ se stessi, approfittando dell’occasione propizia dei sintomi d’insicurezza, i farmaci e in aggiunta la terapia cognitivo-comportamentale, può essere un’alternativa.

In altre parole occorre per svlgere una psicoterapia psicoanalitica occorre la motivazione all’autonomia non soltanto all’indipendenza pratica.

Occorre anche una certa disponibilità introspettiva per comprendere come in generale si funziona anche in vista del futuro.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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