Quando il fidanzato non piace alla madre, né al padre

Sono Anna di cinquantacinque anni medico: Mia figlia, Giusi 25 anni, si è messa con un ragazzo che non mi trasmette una bella impressione di sé … Alfio è più giovane di mia figlia di un anno, veste in modo molto strano, grossolano , mi sembra privo delle più elementare regole del buon gusto Alfio mantiene e cura una capigliatura stile… cresta di gallo: ho paura. Quando viene a trovarci sembra all’inizio un antico romano che indossa l’elmo da parata. Io faccio la dermatologa e guardando gli occhi di Alfio vedo le sue pupille, molto spesso dilatate. Ho il sospetto che assuma stupefacenti ..non ho ancora capito quali, ma lo scoprirò. Mia figlia non sospetta niente, Pensa che Alfio sia un buon ragazzo, che sia un po’ timido, che le voglia bene e che è solo disinvolto nel comportamento per camuffare la sua insicurezza. Prima o poi, troverà un lavoro e le cose cambieranno in meglio !

Su mia figlia non ho dubbi, è molto seria e odia le droghe, persino i farmaci. Penso di averla bene educata – afferma il padre di Giusi, Luciano, 58 anni. Mia moglie è più comprensiva di me verso nostra figlia, ma io non sopporto che mia figlia si riduca in tal modo … lo so che lei è ancora giovane, ma se si affeziona ad Alfio, so che non sarà capace di liberarsene più.

Bisogna che Giusi ne cerchi un altro subito… Mia moglie dice che bisogna interferire, ma con grazia… perché anche lei non è d’accordo con la scelta di Alfio da parte di Giusi, ma pensa o spera che nostra figlia prima o poi si stuferà di quel ragazzo. Lei dice che è una storia così…  tu cosa ne pensi?

Io non ci dormo la notte, specialmente quando Giusi torna tardi la sera dopo essere uscita con quel spregevole ragazzo che si chiama Alfio. Odio anche il suo nome! Mi sembra anche sporco…mia figlia dice che sono matto e che non ne può più di me. Lei comunque dice farà quello che le pare e presto se ne andrà via di casa, anche senza lavoro di entrambi i fidanzati.

Sarebbe automatico pensare che il padre di Giusi sia piuttosto geloso della relazione che la figlia mantiene la relazione con Alfio. A parte tale ipotesi, sembra che diventi altrettanto automatico che si stabilisca un conflitto esplicito. Il conflitto diventerà più forte se Luciano insiste nel screditare Alfio.

Indipendentemente dai gusti dei genitori, Giusi sente il bisogno di sperimentare la sua vita affettiva così come la sente. Alla sua età potrebbe sbagliare, ma l’assenza s’interventi dei genitori potrà almeno mantenere o aumentare la loro autorevolezza verso di lei. Giusi , prima o poi, potrebbe chiedere il loro parere, fiduciosa di un loro possibile rispettoso parere che tenga conto dei suoi personali desideri. A quel punto, con delicatezza i genitori potranno indurla riflettere su alcuni aspetti, se considerano che la figlia corra alcuni pericoli incombenti e irreversibili.

Non dimentichiamoci che il rischio per i figli è comunque quasi sempre in agguato !

Si potrebbe aggiungere un’altra ipotesi: il bisogno di sperimentare dei giovani in tarda adolescenza, si esprime spesso attraverso un tentativo di trasgredire i programmi educativi dei genitori allo scopo di differenziarsi dalla dipendenza da loro e sentire di esistere separatamente come individui. Tale trasgressione, se è utile all’inizio, dovrebbe avere un termine, altrimenti i giovani manterrebbero la dipendenza dai genitori in eterno.

Se i genitori preoccupati in eccesso tendono a intrudere nella vita dei figli, il rischio consiste nel fatto che i figli possono colludere con i genitori, come un regista agisce quando desidera che gli attori interpretino i personaggi proposti dal copione, in base a certe soggettive sfumature: magari Giusi, senza rendersene conto, utilizza l’intromissione protettiva dei genitori così come un regista dirige sia gli attori sia gli spettatori che si godono lo spettacolo teatrale. Giusi porta i genitori a decidere in sua vece.

I genitori intervengono e si assumono tutta la responsabilità che invece toccherebbe a Giusi che si riferisce inconsciamente alla famiglia per avere sempre un riferimento cronico e irreversibile.

Tale riferimento diventa tanto illusorio quanto una perdita di tempo. Tutti potrebbero rimanere impigliati in un processo d’illusione-disillusione: in altre parole, i figli rischiano di non maturare e di ricorrere, per sempre al legame con i loro complici parentali che non responsabilizzano i figli che invece loro giovani dovrebbero diventare protagonisti della propria vita.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Quando il fidanzato non piace alla madre, né al padre

  1. Personalmente le considerazioni di Giusi rispetto ad andarsene senza lavoro di entrambi i fidanzati per “salvaguardare” la relazione con Alfio mi sembra una provocazione che ribadisce una ricerca di autonomia un poco contraddittoria o meglio tutta da costruire.

    Se così non fosse, penserei che si possa serenamente far spazio alle varie opinioni altrui, anche affettuose e preoccupate di parenti e familiari un poco invadenti, per intraprendere le proprie scelte amorose, ponendo in luce in se stessa e nella coppia aspetti costruttivi e critici, evidenziando l’autenticità di un sentimento?

    Raffaella

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