Gli psicoanalisti sono diventati tutti Coach?

Qual’è l’attività professionale del Coach?

Il Coach è un addestratore, un allenatore, cioè un accompagnatore di molte persone che desiderano migliorare la loro attività lavorativa, la loro competenza e saperci fare in pratica. La figura del Coach è di supporto nel dare consigli per trovare le strategia giuste, ad esempio per vendere un prodotto, per stipulare un contratto su qualunque situazione commerciale, produrre un affare conveniente ecc..

Il Coach dunque è un formatore, è un trainer anche per gli esercizi fisici. Si potrebbe dire anche, (infatti viene anche usato il termine di Coach) per citare donne escort e uomini, i cosidetti gigolò, rent-boy, massaggiatori o anche hustler che allenano con stile e gusto, insegnano e accompagnano clienti uomini e donne nel fare del buon sesso e migliorare le prestazioni anche assai fantasiose.

Molti uomini gigolò si considerano psicologi perché con la loro attività sessuale e professionale migliorano provvisoriamente il tono dell’umore delle loro clienti.

Progettare una certa formazione diventa un’esperienza di condivisione e che ha successo per il fatto che il soggetto-cliente non è più solo, non più abbandonato a se stesso nelle sue attività, prima ancora di ciò che apprenderà.

In effetti, se ci pensiamo, una persona insicura nel comportamento e nel lavoro quello che gli è stato attribuito ed ha poco o nessuna esperienza può sentirsi supportato dal Coach che analizza i bisogni dei suoi clienti e usa metodologie didattiche appropriate lungo un percorso di sviluppo e allenamento. Il trainer/coach svolge una sorta di supervisione mirata su ciò che il cliente ha appreso e lo segue sin che il cliente lo vuole e lo paga.

I percorsi formativi possono essere in parte o in toto finanziati utilizzando fondi interprofessionali, conto formazione o altre soluzioni di finanziamento.

Il coach usa spesso una tecnica del problem solving strategico. Sa comportarsi e comunicare con dolcezza, pazienza e grazia. Mentre egli allena i clienti si mostra con loro empatico, ma anche deciso.

Ho ascoltato in molte occasioni che certe persone dichiarano di essere sottoposti a trattamento psicoanalitico per il semplice fatto che si scopre in seguito che sono seguito nel loro lavoro da un Coach.

Il Coach lavora in modo opposto allo psicoanalista, non ha nulla a che fare con lo scopo che si propone uno psicoanalista con il lavoro analitico anche se la frequenza delle sedute oggi si è ridotta a due in media e perfino monosettimanale, rispetto a un tempo quando le sedute prescitte dovevano essere almeno quattro. Freud lavorava un’ora tutti i giorni, incluso il Sabato.

I tempi sono enormemente cambiati da allora e anche la tecnica psicoanalitica si è aggiornata scientificamente in modo incredibile rispetto a centoventi anni or sono. Ciò è dovuto alla collaborazione con altre scienze come neurologia, psicologia clinica sperimentale, endocrinologia fisiopatologia, studi sul genoma. Ai tempi di Freud non si conosceva nemmeno il neurone, la cellula nervosa del nostro cervello.

Ciò che ha portato cambiamento rispetto a un tempo è la grande diffusione della psicoterapia psicoanalitica nel mondo occidentale, ma anche oltre. Il consumismo che ha portato benessere economico, ma anche povertà, la globalizzazione, le lingue parlate hanno accelerato i tempi e il bisogno di problem-solving strategie, cioè di tecniche che risolvano in fretta certi disagi sociali e individuali, senza tanti costi economici e in brevissimo tempo.

Penso ch si tratti di una gigantesca illusione.

Ben si comprende perché il mondo occidentale si sia trasformato in questo modo superficiale e che consideri senza accorgersi l’organismo come un insieme umano, ma il corpo e la mente umana come un oggetti meccanici.

Non desidero entrare in alcun discorso filosofico in senso astratto, anche se non farebbe male, ma mi propongo di ricordare perché è nata e si continua a fare la psicoanalisi. Per ottenere l’indipendenza e l’autonomia interiore degli individui.

Cosa significa l’autonomia interiore?

Lo psicoanalista non s’interessa di addestrare, dare consigli al cliente, indicandogli come deve vivere, cosa deve fare. Egli risponde a una domanda che il cliente senza spesso saperlo rivolge come richiesta d’aiuto.

Cosa mi sta succedendo? Che genere di disagio mi affligge? Perché mi trovo in un percorso di vita che non coincide con ciò che voglio. Perché non riesco a saltare certi ostacoli e mi sento prigioniero in un mondo che non è interessante. Perché mi sento solo pur con gli altri e sono costretto spesso a recitare certe parti, alcuni ruoli al fine di essere con-forme alle persone con cui con-vivo?

Non mi interessa in verità che qualcuno mi dica cosa debbo fare, se sbaglio o non sbaglio. Forse in verità questo lo comprendo già da sola/o.

Mi interessa molto invece che l’aiuto professionale mi stimoli ad assimilare e metabolizzare le esperienze assorbite nel passato remoto e recente e che continuano a tenermi prigioniero dentro un guscio e a sentirmi come nelle sabbie mobili. Come funziono senza che io me ne accorga ?

In altre parole, è solo di dinamiche di funzionamento non consapevole che serve a evolversi. Questa mancanza di sentire come si funziona più profondamente (che non é fatto proprio) può spingere all’indietro la persona, e NON essre edotti sul cosa esattamente si deve fare.

Le circostanze difficili della vita nelle quali possiamo trovarci sono infinite. Ciò pur compreso, ci renderebbe ancora più dipendenti dal mondo perché non abbiamo assimilato come funzioniamo.

Al contrario, se riusciamo a dare del tu, cioè siamo familiari con noi stessi, il disagio si riduce: se tale padronanza psichica migliora, i sintomi tendono a scomparire gradatamente e si continuerà anche da soli per tutta la vita. Il nostro vivere si aggiorna ai nostri desideri per sempre.

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

3 thoughts on “Gli psicoanalisti sono diventati tutti Coach?

  1. Dopo un percorso analitico, direi che, forse, occorra una certa introspezione per compiere una scelta orientata psicoanaliticamente e una disponibilità a pensare emotivamente per cercare di essere più autonomi piuttosto che solo in apparenza indipendenti: come accettare che il sintomo esprima un linguaggio da comprendere e non da evitare.

    Ma addestrarsi può spesso essere più doloroso emotivamente ?

    Raffaella

    • @ Raffaella su psicoanalista o Coach?

      Perché doloroso? Può servire ad altri scopi del momento che riguarda imparare un lavoro come altro , ma non ha a che fare con l’elaborazione delle emozioni o crescita interiore verso l’autonomia …
      robertopani.com

  2. Mi piace l’idea di funzioni diverse che distinte possono essere integrate anche tra la figura dello psicoanalista e quella del coach, ma diversamente, nella confusione: parafrasando il titolo, ogni interrogativo o bisogno ed ancor più un desiderio potrebbe, invece, non potersi esprimere e disperdersi?

    Raffaella

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