Sparire, non morire …

Sono Susanna, studentessa di Farmacia e ho venticinque anni: da un po’ di tempo sono molto distratta e disorientata. Mi sento giù di morale e anche negli esami, (devo superare Farmacologia), ma non riesco a concentrarmi a sufficienza e già tre volte ho tentato l’esame fallendolo. Vivo con i miei genitori e sono figlia unica. Loro m’incoraggiano a proseguire gli studi dicendo che si tratta di un momento particolare della mia vita e che presto tutto si sistemerà. Io però mi sento sconfitta da quando ero bambina. A scuola mi prendevano in giro perché ero timida, e un po’ grassottella. Loggo non sono più così anzi mi dicono che sto bene e che sono in bella forma, ma io mi sento sempre bruttina, insulsa.

Mi sono lasciata con il mio fidanzato sostanzialmente perché è un ragazzo molto egoista e non mi sono mai sentita compresa.

Dottore, leggo tanto quello che lei scrive nel suo blog, perché mi trasmette fiducia quando la leggo attraverso i suoi numerosi articoletti, anche quando scriveva in Dialogo con la Psiche in Donna Moderna. Mi sento come sollevata.

Forse perché penso che lei potrebbe capirmi e non credo che sia facile.

Vorrei incontrarla all’Università, ma io vivo a Lecce e lei a Bologna, spero sia possibile …

Devo confessarle che, recentemente e forse altre volte nel passato, ho desiderato di morire.

Potrei correre il rischio di suicidarmi? Non lo so …

 

Gentile Susanna è possibile che lei venga a trovarmi in Dipartimento, ma so che a Lecce ci sono molti miei colleghi che potrebbero aiutarla meglio di me.

Direi nel frattempo che occorra distinguere il brutto desiderio di morire dalla voglia di non esistere e sparire dal mondo. Il suicidio non è mai da sottovalutare e prendere alla leggera quando il pensiero diventa ossessivo e l’atto in sé, appare come una messa in atto di un comportamento eroico ed eccitante. Il soggetto in pericolo fantastica: gli altri si accorgeranno di me finalmente!

Tutti noi possiamo comprendere che si tratta di una delirante illusione.

Il soggetto che mira a ottenere ostinatamente un riconoscimento affettivo, basato sulla comprensione ricercata e mai sentita, non esistendo più, non può assistere a nulla.

Per altro, non sono personalmente contrario all’eutanasia: dico questo solo per dirti che non sono moralisticamente orientato ad aborrire soluzioni estreme a qualunque costo. Per esempio l’eutanasia, che nulla a che fare con te, a mio parere potrebbe essere praticata soltanto per annullare la sofferenza del paziente che giace in un letto tra atroci dolori,  a male a pena poco ridotti  dalla morfina somministrata per pietà e dignità del paziente, consapevole di attendere la sicura e imminente morte a causa della malattia ormai non più curabile. In altri casi il suicidio non si giustificherebbe mai e mai ne varrebbe la pena.

Questo tuo stato d’animo, Susanna,  è ben altro da quello che tu accenni! Mi sembra che tu non faccia pensieri di suicidio, ma solo fantasie di scomparire in alcuni momenti, nel senso di non trovarti addosso alla responsabilità di affrontare da sola le difficoltà esistenziali che ti senti davanti.

Molta gente fa la fantasia di non esistere in molti momenti della vita, non di morire!

Si tratta di una comprensibile fuga in avanti dalle personali difficoltà perché ci sente fragili e si vorrebbe sia essere trasparenti sia al contrario evocare qualcuno che sia in grado di vederti con occhi che capiscono le tue difficoltà.

Sono certo convinto che un aiuto professionale ti possa risollevare il morale, e ti aiuterebbe a far diventare tuo il tuo personale modo di funzionare. Ciò consente, infatti, di diventare più forti, a essere meno confusa e quindi più autonoma.

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Sparire, non morire …

  1. In effetti, penso che spesso si cerchi di sparire piuttosto che suicidarsi, mi riferisco ad alcune illusioni e delusioni che caratterizzano momenti di passaggio nei cambiamenti di crescita, ma questa differenza non viene riconosciuta almeno apparentemente..

    Comprendere, invece, che ci si riferisce a vissuti diversi tra loro, mi sembra un primo passo per far luce su ciò che si sta vivendo, perchè apre a domande che trovo vitali: mi chiedo, allora, perchè nasca il bisogno di sovrapporre esperienze così diverse?

    Raffaella

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