Vuoi un figlio da me? Temo di deluderti. Io non lo desidero!

Molte donne non desiderano la maternità, e resta un tabù domandare le loro motivazioni psicologiche del rifiuto, perché non ne sono sempre consce. Si parla in genere di mancanza di denaro, di lavoro, di tempo scarso, di poco da offrire ai piccoli, si osserva un mondo pericoloso e diseducato.

Molte donne, al contrario, userebbero qualunque magia per rimanere incinte.

Ci sono donne che pensano di avere figli solo per se stesse, ma rifiutano di stare in coppia, percepita come una schiavitù che delude e toglie libertà.

Il figlio diventa l’espressione narcisistica della propria femminilità fallica.

Affrontiamo con delicatezza invece il tema del rifiuto di avere figli.

Mi sembra che il fenomeno si sia espanso soprattutto nelle grandi città, meno nei piccoli centri e paesi, dove ci sono tradizioni più lente a scomparire, tanti parenti e in particolare nonni quindi più nel Nord che nel Sud del pianeta.

In ogni caso in alcuni Paesi occidentali, incluso il nostro, la crescita demografica locale è pari a zero.

Childfree, significa letteralmente libero da figli.

Nel tema semantico della parola non c’è alcuna vena polemica, ma solo libertà di non mettere al mondo figli, e di considerare tale possibilità una scelta e non un dovere imposto dalla natura. Ed è proprio qui che si gioca l’equivoco su scelte che sono radicalmente opposte, e che non trovano un punto comune.

La natura rinnova se stessa e quindi la riproduzione degli esseri umani è parte della vita , ma le persone cadono in una illusione, scriveva ai primi dell’ottocento il filosofo danese Kierkegaard: la natura ci usa e noi crediamo di aver scelto la felicità attraverso i figli !

Perché alcune donne in accordo con i loro compagni – ma a volte in disaccordo – scelgono di essere child-free, cioè di non avere figli?

Ascoltando molte storie con attenzione professionale, ricavo alcune considerazioni.

Si ricava che alcune delle madri delle giovani donne che scelgono di non avere figli, sono state in passato troppo accuditive, iper-protettive e anche un po’ intrusive, a volte autoritarie e dominanti.

Le figlie spesso lamentano di percepire il ruolo materno come un altro lavoro a tempo pieno che richiede eccessiva responsabilità: il comportamento delle giovani madri diverrebbe agli occhi di se stesse, troppo giudicabile, faticoso e impegnativo nel presente e futuro e irreversibile.

Le loro madri sarebbero vissute sempre in attesa che quelle figlie, una volta divenute madri,  divenissero perfette, determinando in se stesse un fortissimo senso del dovere e di perfezionismo. In tal modo le giovani potenziali madri sono sollecitate a livello narcisistico a un comportamento troppo impegnativo.

Possono trasmettere l’idea che avere figli significhi non essere più libere e giovani in posizione sociale incompatibile con il tempo dedicato al lavoro, che é diventato molto e non compatibile con altre attività, del tipo, tempo per il parrucchiere, scegliere bene i vestiti eliminare le cure del proprio corpo, ginnastica, brevi gite oppure viaggi.

La giovane donna è come se, senza dirselo, pensasse:

il mestiere della madre è diventato veramente un lavoro responsabile a tempo pieno: é meglio che io rimanga la figlia e mia madre faccia la mamma per sempre, così io rimango giovane, carina in forma e adolescente

Un’altra serie di motivi che riguarda il rifiuto di avere figli sembra concretizzarsi nella trasformazione del corporea che ospita il feto. Spesso questo è molto temuto da giovani donne belle o aspirano a mantenere una linea estetica che non cambi nel corpo. Gli ormoni, una volta toccati con le gravidanze possono fare perdere la forma fisica, aggiungere smagliature al corpo e alcune donne considerano di non tornare indietro, specialmente con l’avanzare dell’età; e riprendere la forma faticosamente conquistata potrebbe essere difficile, specialmente osservando la parentela che, avendo avuto figli, ha dimostrato di essersi trasformate nell’aspetto corporeo.

Spaventano inoltre le possibili malattie che possono comparire sia nelle madri che nei figli e che allertano le tendenze ipocondriache di alcune giovani donne; per non parlare delle donne che hanno la tendenza all’anoressia nervosa e che presentano qualche problema con l’alimentazione regolare.

Ricordiamo che la scelta di non avere figli rientra nel mondo occidentale come normale, e che non ha a che fare minimamente con una scelta patologica: in un’epoca civile fa parte di una libera scelta.

Tra donne, sembra essere tema di cui si fa fatica a parlare, poiché molte giovani donne si vergognano di dichiarare alle loro amiche di essere childfree di aver rinunciato a una prerogativa così squisitamente femminile, come se fossero nate con un difetto di fabbrica.

Alcune donne pensano che ci siano due femminilità: quella materna e quella sensuale.

Diventare madre oggi appare come una scelta e non più un’imposizione sociale anche se il compagno vorrebbe, qualche volta, risolutamente diventare padre.

Diventare madre è inoltre una scelta che influenza l’economia familiare oltre che la disponibilità del tempo che sembra diminuire per ciascuno di noi. Questi tre motivi s’intrecciano tra loro e producono scelte diverse.

E che dire della caduta dei valori interiorizzati appartenenti al passato, della fiducia di mondo che mantiene i cicli e i ritmi di un tempo?

 

I figli sono solo responsabilità , impegno, delusioni?

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

3 thoughts on “Vuoi un figlio da me? Temo di deluderti. Io non lo desidero!

  1. Posso dire che il mio desiderio profondo di maternità è strettamente connesso con la rilevanza di una relazione di coppia e nel tempo ha avuto varie occasioni per confrontarsi con alcune delle problematiche espresse nel post: quali, per esempio, l’ansia affettuosa di una madre, piuttosto che momenti di crescita, a volte, difficili in un gioco emotivo di specchi.

    La realtà è che ne è nata una scelta più personale, dove l’imponenza di impegno e resposabilità come delle delusioni, citate a chiusura del post, mi sembrano più riferibili solo a vissuti personali di alcuni genitori invece che espressione dei figli: la ricerca di perfezione, poi, non è deleteria ed inutile, oltre che non richiesta, per entrambi: figli e genitori?
    ,
    Raffaella

  2. A mio parere siamo di fronte ad un grande cambiamento di tipo culturale che trova ancora forti resistenze da parte dei più tradizionalisti, ma che avanza e si fa strada: le donne-specie le giovani- non considerano più maternità e femminilità legate a filo doppio, né la prima come via necessaria per affermare la seconda. La maternità è uno dei modi per la propria realizzazione, ma non certo l’unico e nemmeno il principale. Insomma è finalmente diventata una scelta, cui alcune rinunciano serenamente.e consapevolmente. E giustamente rifiutano l’etichetta di “donne incomplete” che ancora qualcuno si ostina ad affibbiare loro. perché la donna moderna senza figli (per scelta) è tutt’altro che una sfortunata che non ha incontrato l’uomo giusto o che- se l’ha incontrato-non è riuscita a coronare il suo sogno. Appare invece soddisfatta delle sue scelte e della sua vita, e, dopo aver superato l’equazione femminilità=maternità, ha superato pure quella matrimonio=figli. Rinunciare ad avere figli non comporta affatto la rinuncia ad una serena e appagante vita di coppia con un marito o compagno. Questo conta al di là delle motivazioni che stanno dietro, la cui analisi non è priva di pregio, ma che lascio fare ad altri. Ora la palla passa ai maschi, in particolar modo ai più giovani chiamati a confrontarsi con coetanee di mentalità alquanto diversa dalle madri e soprattutto nonne. Saranno i loro mariti e compagni e sono invitati ad avere una considerazione delle donne meno tradizionalista e più moderna. Certo potranno opporsi al cambiamento in atto e tentare di ostacolarlo, ma sinceramente non mi pare la scelta più sensata. Oppure potranno sforzarsi di ascoltarne le ragioni, comprenderle, fino a condividerle. E questa non sarà una sconfitta per loro, non dovranno affatto sentirsi meno uomini, anzi! Se è vero che non è la maternità a fare di una donna una vera donna, lo è altrettanto che non è la paternità a fare di un uomo un vero uomo..

    Francesco

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