La forza del branco

Quando ci riferiamo al branco pensiamo al branco dei lupi che, come tanti altri animali selvaggi e predatori delle varie foreste e giungle, savane, attaccano tutti insieme le prede che poi divorano avidamente banchettando insieme . In tal modo, alcuni animali armonizzano una forza enorme nel loro gruppo di attacco.

I lupi sono animali meravigliosi che da soli non sono tanto pericolosi e spesso per l’uomo non è difficile socializzare teneramente. Mi viene in mente il film del 1990: Balla coi lupi di e con Kevin Costner.

Il branco umano è ovviamente diverso da quello degli animali che comunque sono dominati da una necessità di sopravvivenza, nei vari contesti selvaggi e sono dominati da trame preformate genetiche acquisite e trasmesse in migliaia di anni.

Il branco umano è costituito da giovani bulli e per un certo aspetto occorre occuparsi del bullismo del quale abbiamo già trattato in dialogo con la psiche in Donna Moderna sempre digitale. Dall’altro lato, occorre occuparsi della baby-gang.

Che cosa è la baby-gang?

Si tratta di una aggregazione di giovani guidata da un leader, che mantiene una ben definita assetto di gerarchia interna di tipo militaresco.

Si tratta anche di occuparsi di sette delle quali ho già accennato in altra occasione, ma che va presa di nuovo in considerazione.

All’interno delle bande ci sono norme che gli adepti sono costretti a seguire e chi si ribella, è severamente punito come in tutte le sette.

Lo scopo è di sostituire le frustrazioni e le debolezze tramite l’agire onnipotente.

C’è sempre una potenziale vittima che spesso la gang perseguita come capro espiatorio. Spesso le azioni sono criminali.

Esistono anche baby-gang femminili e entrambe maschili e femminili sono in continuo aumento, le leader sono più sadiche dei leader maschi, sono più carismatiche, più aggressive, si vantano di essere come api regine.

Lo scopo è sempre quello di sentirsi onnipotenti e così la setta, la baby-gang e il bullismo s’intrecciano in un gruppo che costituisce il branco, quel gruppo che cancella nella fantasia la loro debolezza individuale, la confusione del futuro, estraendo da se stessi la parte più primitiva e selvaggia come se si sentissero animali che vengono personificati dai giovani per i il comportamento aggressivo.

Il comportamento da bullo non è necessariamente legato all’estrazione sociale dalla quale proviene. Le frustrazioni sono frustrazioni, segnano l’impotenza che deve essere nascosta e trasformata!

Questi giovani si annoiano e la noia come si sa, a volte rappresenta l’equivalente camuffato della depressione e dell’angoscia del sentirsi nullità.

Bisogna anche pensare che quando la banda del branco decide di stuprare alcune ragazze tutti insieme, mette in atto qualcosa di ancestrale e sociale che ha che fare con un comportamento maschile primitivo e quindi che oggi chiameremmo maschilista.

Quale piacere può essere provato dagli stupratori nel forzare una giovane donna a sottostare alla violenza del proprio corpo quando lei non può che disprezzarli? Il piacere consiste nel sottomettere per il piacere di sentire l’onnipotere sulla vittima. La vittima che è costretta a sottostare al branco, rende potente il branco stesso. Quale dignità sperimenta il branco? Di assomigliare a animali predatori?

Famiglie borghesi o semplicemente l’ambiente culturale annesso, che sono medio alte o medio basse, non s’accorgono di trasmettere ai figli, modelli che presuppongono che la donna sia sempre un bocconcino da non perdere e quindi da predare.

La pensano allo stesso modo le ragazze delle baby-gang femminili ossia, ci sarebbe consenso. Alcune ragazze hanno confessato che vorrebbero essere stuprate o che se potessero, stuprerebbero a loro volta. Quindi prevale in tutti i branchi, specie quelli anche criminali.

Rubano per divertimento, seviziano per noia, terrorizzano per ingannare il tempo, eppure questi ragazzi non sono criminali di professione.

E’ spesso proprio il fattore ambientale e culturale ad influenzare maggiormente i comportamenti devianti.

Si possono chiamare in causa diversi fattori: in primis i rapporti familiari, ben sappiamo come abbia mutato forma il concetto stesso di famiglia in questi ultimi anni, specie come rete di sostegno, di guida, dal momento che la famiglia è anche il luogo eletto nel tramandare la propria cultura di riferimento.

Subito dopo viene la società intesa come macrocosmo che sempre più spesso mostra il suo aspetto peggiore e paradossalmente per questo più attraente: l’ eccesso di offerta e il consumo estremo si riflette sull’adolescente.

La società di oggi di certo non aiuta il recupero dei ragazzi, anzi alimenta soprattutto attraverso i mass media il mito dell’apparenza e della ricchezza facile. A questo va aggiunta la più grande lusinga della modernità: l’esaltazione del rischio.

Da ciò scaturisce un’individualità fragile, disorientata e insicura che assume la violenza come mezzo di comunicazione. Per questo si ricorre ad essa per rimuovere qualunque ostacolo, vedo-violenza agisco con violenza.

Anche il livello culturale la situazione degenerata incide: alcuni giovani molto spesso appartengono a famiglie con situazioni difficili nelle quali sono abbandonati a loro stessi, e senza una guida intraprendono strade sbagliate.

Tra loro ci sono anche adolescenti che vestono e vivono alla moda, che hanno gli scooter più potenti, e i cellulari di ultima generazione.

E’ più normale pensare che chi vive ai margini di una società opulenta e sempre più sorda ai richiami di aiuto, finisca con lo sfogare la propria rabbia sulla società stessa.

Può essere una visione un po’ riduttiva, perché sempre più spesso, sono i figli delle famiglie per bene a stupire per certi eventi desolanti che accadono e, allora ci domandiamo perché.

Il disturbo narcisistico della nostra società appare sempre più imperante. Questo disturbo si traduce nell’indifferenza verso gli altri e un interesse unico per se stessi.

La noia come motivo o giustificazione indica una sofferenza per mancanza di scopi, senso, vuoto e depressione.

Gli adolescenti che hanno perso il senso del limite, sono in una sfida continua con se stessi e il gruppo di amici e vanno alla ricerca continua del rischio per dimostrare la loro forza e la loro diversità.

Gli adolescenti spesso non sono in grado di comprendere i loro limiti e  sopravvalutano le proprie potenzialità. E’ il caso dei sassi lanciati dai cavalcavia, degli stupri di gruppo sulle coetanee, tutto questo perché?

Perché viviamo in una società deviata, malata, che non crede più nei valori quelli autentici.

Società confusa, deformata da immagini e modelli sempre più falsi, sempre più ingannevoli, che diventa sempre più frustata e incattivita, violenta ed arrabbiata ma soprattutto annoiata. E’ tutto qui il punto, la noia.

Al giorno d’oggi, per molta gente materialmente non manca niente, dall’utile al superfluo, sembra un paradosso che la noia riesca a predominare su tutto, e i giovani che cosa fanno?

Vogliono evadere da un mondo che sta loro stretto, che li soffoca, ed allora, trovano nelle perversioni agite una via d’uscita per sfuggire a ciò che non comprendono che non appartiene a loro, che non ha senso.

Se alcuni genitori prendessero coscienza, con coraggio che i loro figli hanno dei comportamenti che destano dubbi e perplessità, si potrebbe sicuramente intervenire per tempo e magari evitare anche che alcune situazioni precipitino in fatti sanguinosi.

Quando si apprende dai mezzi di comunicazione di avvenimenti cruenti, spesso ci si domanda ma, nessuno si è accorto di nulla?

E’ difficile pensare e accettare che in un adolescente, poco più che bambino possa esserci tanta ferocia e tanta malvagità. E ancora più difficile per un genitore accettare che il proprio figlio viva in una vita sbandata e immorale.

Occorre che innanzitutto gli adulti si rendano conto di tale amara realtà, che non è affatto marginale.

Sicuramente un modo efficace con cui la società può proteggere e difendere i suoi più giovani rappresentanti è creare una rete morale che si basi su valori condivisi che riguardano soprattutto il rispetto e la dignità della persona, il senso e l’importanza della vita individuale.

Il contributo che ciascun adulto responsabile può dare, , insegnante, uomo politico, assistente sociale o semplice cittadino, allo sviluppo di una personalità sana ed equilibrata nei minori, potrebbe diventare il vero antidoto alla violenza minorile.

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “La forza del branco

  1. Un pensiero in antitesi con l’esperienza descritta riguarda una serata dedicata a Chaplin a cui ho avuto modo in parte di essere partecipe.

    Una differenza, tra le molte, descrive un gruppo di persone molto ampio che, anche individualmente, ho visto cercare, attraverso un’esperienza artistica musicale e cinematografica, un filo espressivo fatto di rispecchiamenti e continuità, forse riferimenti in un presente che cambia.

    Mi chiedo se il sentimento di impotenza e quindi la ricerca di onnipotenza nascano dal non sentirsi protagonisti della propria storia e quindi con un urgente bisogno di porsi violentemente al centro della realtà in una logica fatta di tutto o nulla?

    Raffaella

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