Gli anziani e la depressione.

La depressione senile si manifesta in una parte esigua di anziani dopo i settantacinque anni. In tale parte di afflitti da piccoli deliri, da rabbia e da cattivo carattere, le donne sono in numero maggiore. Diventano poco collaborative e i figli spesso si sentono impotenti e non sanno come aiutare i loro parenti.

La maggior parte dei medici, anche geriatri o gerontologi, si prendono cura di tali depressioni somministrando farmaci adatti come antidepressivi che indubbiamente riducono alcuni tra i sintomi maggiori, sedando e sollevando l’umore, ma spesso non tanto, né sanno esattamente perché questi anziani si sono ammalati di una malattia che si chiama vecchiaia.

Si sentono trascurate/i e un po’ sole/i – dicono i medici- si sentono anche inutili, ormai sono giunti vicino alla fine della loro vita e fanno fatica ad accettare che non ci sarà molto tempo davanti per vivere.

Sono in parte d’accordo con quanto affermano, ma non penso che gli psicofarmaci siano la soluzione. Gli anziani dopo un po’ di tempo cominciano a richiedere farmaci più potenti e cominciano a disprezzare il medico perché non ne somministra più pensando alle conseguenze su una mente confusa e un corpo non più giovane. Non obbedisce alle loro richieste, alimentando così conflittualità e scarsa empatia reciproca.

Ho seguito sempre a scopo di ricerca in Istituzione Universitaria alcuni anziani e mi sono rifiutato di trattarli con farmaci.

Sono stato loro vicino, tanto da vincer la loro naturale diffidenza, resistendo alle loro richieste di essere trattati con la bio-chimica.

Mi sono fatto raccontare la loro storia di vita, dettaglio dopo dettaglio, ascoltandoli attentamente con molto interesse.

Ho cercato di entrare nei loro vissuti, quasi sempre inascoltati o poco interessanti in particolar per molti medici che hanno tanti pazienti da seguire in Ospedale.

Seguire le loro storie mi ha fatto sperimentare di vedere tanti film, spesso tristi, ma anche con eventi gloriosi del passato, costruiti dal coraggio, dalle avventure, da sfortune, di vincite, successi pieni di soddisfazioni. Sono stati belli e divertenti!

La vita umana è lunga, ma al tempo stesso corta.

Perché ?

Perché è fatta di tante epoche e in questo senso, appare lunga nel suo complesso.

Le epoche però sono abbastanza brevi, e trascorsa una di queste, non si può tornare indietro e assaporarla meglio, perché tu sei già diverso anche se te lo neghi. Le epoche mentali e psichiche sono sia irreversibili, e non retroattive. Molte persone ci provano a tornare indietro a recuperare il passato, ma non ci riescono e ne vengono fuori con spirito di rinuncia del passato e delusi per il futuro.

Per esempio una giovane donna, bella e simpatica, piena di vita, si sposa con un uomo che appare assai attraente e promettente.

Passano quindici anni durante i quali, tra bassi e alti, il matrimonio va avanti sino a che la coppia entra in crisi.

Avviene la separazione e il divorzio in due lunghissimi anni trascorsi tra faticosi conflitti attraverso una sentenza giudiziale che giunge alla fine scontentando entrambi i coniugi.

La giovane donna, non è più giovanissima: vorrebbe recuperare il tempo che lei considera perduto.

Quella donna non dovrebbe vivere il suo tempo come perduto, ma come vissuto in un certo modo che ha comunque senso, anche se in parte lei è delusa , forse perché idealizzava troppo il suo sposo. Lei è entrata in un’altra epoca e cercherà di godersi quella nuova con profitto di vita sensata.

Alcuni anziani si trovano in tale esasperata situazione e a loro, sembra di essere sempre come un tempo, quel tempo che ricordano così bene, solo quello che a loro piaceva, e del quale sentono la nostalgia.

Il loro corpo emette segnali, indicazioni e messaggi che deprimono lo spirito vitale.

A volte la mente non è così lucida e questo genera impotenza e la vista del loro aspetto non incoraggia.

Sentono le malattie che si preanunciano, la loro fragilità: la gente che non li ascolta, sembra che non li vedano, i figli vorrebbero aiutare, ma non sanno come psicologicamente.

Prevale la perdita del senso di vivere, l’egoismo ch prima non c’era diventa una normale reazione,

A volte gli anziani piangono, a volte si arrabbiano con tutto e brontolano sempre.

Occorre con il proprio atteggiamento di cura, fare loro da anziani, sentire che il loro tempo è stato e continua a esser prezioso per il loro pensiero, idee e che i vari periodi storici e che le varie epoche hanno avuto molto senso anche se non sono divenuti degli Einstein.

La loro identità non dovrebbe andare in crisi e così il loro Sé , cioè l’immagine che loro hanno di se stessi.

Il corpo purtroppo ricorda il loro stato ed è quello che non possono evitare, ma possono cercare d’accettare di essere parte di un’umanità che ha lo stesso destino per tutti. Forse loro saranno più fortunati e meno soli.

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

2 thoughts on “Gli anziani e la depressione.

  1. Sarà che, in assenza di mia madre, sono cresciuta con la nonna materna e, da più grandicella, le visite della nonna paterna erano per me una gioia profonda, perchè mi preferiva un poco a mia sorella ed ogni cosa facessi: anche la simplice, ne era sinceramente entusiasta, così posso dire che l’essere anziana, per me, non suona deprimente.

    I racconti della mamma di mia madre e la sua costante, ma anche un po’ severa presenza così come il gusto per la vita e le coccole dell’altra nonna hanno costruito in me un’immagine della vecchiaia che solo l’abbandono e l’iperinvestimento sul contingente mi ha fatto scorgere come possibilità di depressione.

    Ho potuto, poi, lavorando, ascoltare con piacere l’episodi di vita di una signora che, si sentiva depressa, mi disse : “Ricorderò sempre il suo viso dolce che mi ascolta”, ci siamo scambiate molto entrambe: forse è importante dare un senso di nuovo ai ricordi pensando al futuro?

    Raffaella

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