Una certa pubblicità TV rinforza l’immagine femminile stereotipata

 

Una ditta che produce divani pubblicizza la vendita in questo modo: una giovane fidanzata suggerice con gesti al fidanzato di cambiare il divano che alloggiava gia’ in casa di lui.

Nella sua fantasia, lui avrebbe ospitato in passato belle ragazze con le quali sicuramente avrebbe avuto rapporti sessuali.

Il messaggio subliminale diventa quindi: cambia divano e compra il nuovo divano del quale si fa pubblicita’. Fai sparire cosi’dalla mia mente tutte quelle donne che hai avuto prima di me!

L’immagine della donna risulta essere quella di sempre di tanti anni fa e forse in molti casi la pubblicita’ ha ragione !

La donne sono dipendenti dall’angoscia di essere tradite dall’uomo e tale fantasma, come nello spot televisivo, sembra aver ragione. Cambia il divano perche’ nella tua casa, lo vedo pieno di donne desiderabili che sono state oggetto del tuo infinito fascino, pronte a farsi sedurre da te.

E’ d’avvero questa l’immagine di donna che dobbiamo continuare a vedere?

Ma non e’anche umiliante per l’uomo apparire come un trombateur seriale che non perde mai l’occasione per farsene scappare una ?

Certo, si tratta di una scherzosa pubblicita’, un consiglio per gli acquisti come dice Maurizio Costanzo, ma quante immagini sulla femminilita’ passano nella cultura di massa, anche cosi’ e lo stesso vale anche per l’uomo ?!

La donna e’sempre felice quando viene portata all’altare e cosi’ fara’ comprare il divano? Complimenti al creatore dello spot, ci ha visto giusto!

Le scrittrici inglesi nell’articolo: val la pena sposarsi ? scritto precedentemente descrive un altro mondo!

 

Cosa ne pensate?

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Una certa pubblicità TV rinforza l’immagine femminile stereotipata

  1. Non ho avuto occasione di vedere questa pubblicità e sinceramente vedo poca televisione, però mi viene da pensare se, con tutti i mezzi di comunicazione disponibili, oltre a varie opportunità di confronto reale, davvero si possa essere così acritici nel dar valore a diversi messaggi.

    Ripensando al post “Val la pena sposarsi?”, mi chiedo se prorio l’altro volto di questo divano degli stereotopi non sia proprio quello proposto sul matrimonio dalle autrici del libro.

    Mi sembra, in altri termini, che, in entrambi i casi, non si possa essere protagonisti per scegliere: o per antitesi, o per illusione, il matrimonio sembrerebbe mettere in discussione per la prima volta se stessi: ma prima non c’è un’esistenza che si costruisce accanto ad una personale capacità critica e di confronto con ciò che appare?

    Raffaella

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