Mi hai visto, quindi attraverso la strada!

Un po’ in tutta Italia dal Nord al Sud, il traffico veicolare e pedonale è cambiato.

Ad eccezione delle grandi arterie, autostrade, superstrade sulle quali scorre il traffico veloce, nelle aree urbane dei centri delle grandi e piccole città balza agli occhi una certa anarchia delle regole e leggi stradali.

Le leggi sono scritte nel codice della strada e sono esplicite, le regole sembrano legate alle usanze che con il tempo potrebbero trasformarsi da consuetudini a leggi, ma in realtà rimangono arbitrarie e spesso appaiono come vere e proprie trasgressioni.

Per esempio, non sta scritto in nessun codice che a uno spartitraffico di città che divide due strade in senso inverso, un veicolo che svolta a sinistra, debba occupare nel pezzetto dello spartitraffico, la parte sinistra del piccolo tratto. Dovrebbe in realtà mantenere sempre la parte destra, come sempre nella guida italiana.

E’ invece diventata a mio parere un’abitudine scorretta che molte, se non quasi tutte le auto, mettono in atto nella svolta a sinistra o destra, in base a ciò che appare più comodo al guidatore. Il rischio è uno scontro frontale per chi, dall’altro lato mantiene la posizione corretta.

In autostrada, si deve anche chiarire a livello del codice stradale, se è permesso superare i veicoli a destra. Per ora e da un po’ di anni, sembra che ognuno si comparti come gli pare!

Anche in questo caso, si verificano gravi incidenti stradali!

Usare il cellulare in tutti i modi possibili trasgressivi sembra ad alcuni giovani trapezisti del volante una sfida da non perdere. I provvedimenti giuridici che recentemente sanzionano tale trasgressione dovrebbero mirare a evitare tale sfida di chi guida proprio per indicare la pericolosità di tale provocazione.

Intendo però spezzare una lancia a favore dei mezzi a motore: nelle città, pedoni e ciclisti stanno diventando pericolosi trasgressori, pericolosi per se stessi e per i veicoli motorizzati.

Nei centri storici che non sono pedonalizzati, i pedoni girano in mezzo alle strade non mantenendosi, sia nei marciapiedi, sia entro i portici dove esistono, come a Bologna.

Le biciclette sono diventate padrone delle strade e dei marciapiedi e poi de portici e sbucano fuori, improvvisamente e spesso contro mano. Percorrere le strade in senso unico è diventata la regola. Passare con il semaforo rosso, sembra per i ciclisti diventato un obbligo prodotto dall’intelligenza trasgressiva. Capisco che la sorveglianza sia tollerante e indulgente verso ciclisti e pedoni al fine di incentivare l’uso della bicicletta. Certo che i mezzi non inquinanti e poco ingombranti e salutari per tutti sono utilissimi, ma quanto l’indulgere induce a un esagerato stravolgere le regole.

Le biciclette godono l’equivalenza di un pedone che attraversa legittimamente i passaggi pedonali e poi diventa un veicolo con tutti i diritti, ma contemporaneamente trasgredisce passando al semaforo rosso ecc.

Tutto sembra normale, ma la protesta degli autisti, dei taxi si alza sempre più, mano a mano che gli incidenti cittadini aumentano anche a causa delle biciclette. Si vedono biciclette legate a un palo, sporgenti sulla strada, dove forse sono state riposte per comodità invece di essere parcheggiate nelle rastrelliere apposite, che sono state schiacciate dalle auto, dagli autobus negli angoli della città.

Premetto che io amo girare per il centro storico di Bologna in bici e spesso uso anche lo scooter, quando non mi muovo a piedi.

Mi domando però perché tale anarchia, nonostante esistano le piste a uso delle bici che ormai coprano tutta la città? Seppur queste piste, spesso sono scomode e troppo strette andrebbero sia usate, sia rispettate dagli stessi pedoni.

Certo la Danimarca è un esempio mondiale: il mondo stradale cittadino è basato sul veicolo bicicletta.

I centri storici non sono costrittivi come in Italia, ma perché noi siamo così poco esageratamente il contrario nelle nostre preziose città?

Perché i pedoni non stanno entro i marciapiedi e portici? Perché i pedoni attraversano le strade in qualunque momento l’impulso spinga a farlo e rivolgendosi ai veicoli li guardano per dire: adesso mi hai visto, quindi attraverso la strada e tu ti fermi!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Mi hai visto, quindi attraverso la strada!

  1. Racconterei, per esempio, come le aree pedonalizzate, pur essendo ricche di opportunità, in alcuni centri maggiori, risultino, a detta di molti, “scomode” poichè troppo vaste, “obbligando” coloro, che risiedono non vicinissimi al centro, alla scelta di bici o taxi, quest’ultimi in certe occasioni praticamente assenti.

    Portici e percorsi pedonali sono non sempre in buono stato, a causa, a volte, di corsi d’acqua sotterranei e tracce sroriche preziose quanto difficili nella convivenza cittadina.

    Nei centri più piccoli forse, si sente un pò meno il bisogno di “farsi strada” da parte dei pedoni, però c’è un uso importante delle auto anche per piccoli percorsi, non esistendo mezzi pubblici frequenti o forse ognuno sente l’esigenza di spazi estremamente propri emotivamente: la stessa drammatica richiesta riguarda anche coloro che utilizzano il cellulare alla guida, come una difficoltà a sentire di “esserci” nel mondo?

    Raffaella

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