L’indegnità dell’uomo

Non si fa che parlare di femminicidio, perché anche se meno dell’anno precedente, il 2016 conta centosedici donne uccise per mano dell’uomo padrone.

Si esorta nelle varie sedi di discussioni che è necessario insegnare sin dall’asilo nido concetti secondo i quali il genere femminile ha conquistato da tempo in una società civile la parità assoluta di diritti, di operare al pari dell’uomo.

Come ho scritto in più occasioni, la fantasia dell’uomo di mantenere il possesso di una donna è corrispondente a una grande illusione che consiste nell’ignorare che nel mondo di oggi ciò è totalmente incompatibile e appare, tanto anacronistico quanto, potenzialmente criminale.

Vediamo però, per quali possibili motivi l’uomo non riesce ad accettare questa realtà.

Secoli di storia ci sono alle spalle per convalidare questa fantasia di onnipotere sulla donna.

Prima di Cristo e anche dopo sino a quaranta anni fa’ la donna manteneva una posizione sociale di sottomissione all’uomo. Al tempo degli antichi romani, non solo le schive, ma anche le matrone potevano essere uccise dal dominus, marito e padrone di casa, se la donna tradiva con un uomo dello stesso stato sociale del marito con qualche eccezione introdotta dall’imperatore Traiano.

In altre parole, penso che la sottomissione della donna e il suo possesso all’uomo costituisca una parte importante della identità di molti uomini che oggi denominiamo maschilisti, il cui neologismo è stato coniato dalle donne femministe circa quarantenni fa.

Al femminismo come termine, si contrappone il maschilismo, ma anche la figura del macho, il bullo, il padre padrone, producendo fenomeni sociale quali il nepotismo, il nonnismo, dispotismo, ecc.

Il bullismo rappresenta un fenomeno inquietante perché richiama l’origine dell’onnipotere che si esprime sul maschilismo, sul possesso della donna: si tratta di un allenamento al fin di diventare dominatori sprezzanti.

Per fortuna non tutti maschilisti hanno la tendenza a uccidere la loro fidanzata o moglie, nel caso la donna si prendesse la libertà di rompere la relazione di coppia, percepita spesso per le stesse ragioni di prepotenza dell’uomo inaccettabile: si tratta spesso di sopportare una sopraffazione umiliante da parte dell’uomo e spesso accade che lei decida quindi di lasciarlo per essere libera.

La storia dunque mette luce sull’identità maschile: ma non è sufficiente.

Quanto le madri e quindi le stesse donne hanno contribuito a aderire non certo all’omicidio, ma a creare un mostro? Spesso esse stesse s’innamorano di un uomo che è violento quel tanto che lo fa percepire virile, assai attivo e testosteronico, macho, molto attivo nel sesso, fortemente pulsionale, quasi incontenibile.

In realtà sappiamo dagli studi su questo argomento sessuologico sembra che la violenza nell’uomo sia legata all’impotenza sessuale e non alla virilità.

In certi casi però, proprio a causa di tale insita impotenza, l’uomo si difende diventando dominatore, trionfante e sprezzante e questo ultima cattiva dote della personalità diventa la chiave del bisogno di uccidere. In questi casi criminali l’uomo non ama la donna, s’illude di possederla in tutti i sensi e, soprattutto la disprezza sempre più se lei si ribella. L’uomo soffre di un bisogno irrefrenabile e non di un autentico desiderio. Rafforza ostinatamente la propria identità maschile mentre sente crescere il suo potere di possesso su di lei.

Questo tipo di uomo potrebbe avere avuto difficoltà familiari di varia natura che lo portano verso una egoistica disfunzione affettiva, un odio represso e inaffettività verso le donne. Spesso alcune madri sono iperprotettive e nel controllo perfezionistico dei figli maschi idealizzato, li illudono contemporaneamente. Queste madri, spesso sole, trasmettono meta messaggi che promettono ai loro figli di non rimanere mai lasciati soli e di meritare tutto il bene per il solo fatto di essere nati uomini, quindi superiori.

Nella mente di questi uomini non cresciuti, si genera un mondo simbiotico e fusionali con il corpo materno e quando spostano il loro interesse su fidanzate e mogli esprimono la loro vendetta per essere stati illusi e poi disillusi e non tollerano che le donne, mogli o fidanzate si allontanino da loro per così dire nuovamente. Meglio morta che con un altro che rievocherebbe un altro terribile abbandono! Oppure uccido te e uccido me così siamo congelati insieme per sempre!

Oltre la scuola che dovrebbe educare al concetto civile di rispetto inteso come amore, ma senza possesso totale, senza apparteneza dei corpi, né dei desideri dell’altro. Si deve avvalorare il principio di identità separata e non fusionale. Mi sembra opportuno che anche le madri controllino il loro possesso sui figli perché potrebbe diventare un modello anche per i figli stessi generando pericolose illusioni senza consentire una crescita psicologica individuale..

L’uomo invece di essere felice, rimane indegno perché si accontenta di un falso possesso.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “L’indegnità dell’uomo

  1. Qualche anno fa rientrando a casa un ragazzo che conoscevo da tempo, poichè era fratello di un’ amica si offri di accompagnarmi.

    Sapevo, pur avendolo lungamente rifiutato, non avendo da parte mia sentimenti amorosi per lui, che voleva “mettersi con me”, ma non ritenevo che tentasse di provare un approccio lungo il percorso.

    Divincolandomi ed esprimendo un profondo disappunto, mi meravigliavo che si stupisse di avermi deluso: per lui era una “grande” prova di virilità per cui non avrei potuto declinare l’invito: ma io devo ero per lui?

    Mi meraviglia che ancora oggi, quando mi incontra, cerchi, dice, la mia amicizia, mentre in realtà preferisco non parlagli : ha molti amici, un bel lavoro, diverse sorelle, ma veniva da una rottura amorosa avvenuta qualche anno prima, può essere una motivazione!?

    Raffaella

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