Terrore del terrorismo

In questi giorni di vacanza sentiamo ch una percentuale molto alta di italiani e di europei rinunciano a viaggi già prenotati durante le vacanze di Natale sino al giorno dei Re magi o della befana, per timore del terrorismo.

Allora sembra che effettivamente lo stato Islamico dell’Isis abbia ottenuto già un certo successo di vittoria perché, in effetti, uno degli scopi che questo gruppo di suggestionati e di esaltati, sparsi in vari punti geografici, sia quello di vincere la guerra, condizionando le abitudini dei popoli occidentali, cambiando il loro stile di vita.

Il papa osserva che in questi tempi ci sono già stati più martiri nel mondo che al tempo delle persecuzioni, sia romane, sia medioevali.

Certo che una guerra in Europa compiuta senza organizzare un fronte nemico, ma che ha come punto di forza il suicidio di coloro che si fanno esplodere in qualunque luogo e in qualunque momento alimenta fantasmi di morte di ogni tipo e costruisce l’immagine gigantesca del terrore nella fantasia della gente.

Mai che io sappia , se non in rare eccezioni nella storia, di atti suicidi eroici compiuti da giapponesi durante la seconda guerra mondiale, vi sono state persone che, sprezzanti della vita, hanno pensato di sacrificarla, facendosi saltare in mezzo alla gente. Questo atteggiamento suicida che presuppone un al di là un paradiso come luogo felice di premio e non di castigo in modo così convinto e certo, ci lascia tanto impotenti quanto inerti.

Meglio raggiungere l’Eden il più presto possibile: infatti bambini di pochi anni sono già pronti ad abbandonare il mondo terreno per recarsi in paradiso dove regna la gioia e la felicità assoluta!

politico, quello religioso e quello etnico.

Chi di noi quando viaggia in aereo, quando s’immerge nella folla di un grande concerto, o di un grande supermercato con grandi magazzini, non s’accorgerebbe di percepire uno stato di pericolo. Il considerare che ovunque può esserci un agguato, genera inconsciamente fantasmi che spesso diventano assai persecutori! Penso che gli aerei siano vissuti come trappola mortale e che le Compagnie aeree debbano escogitare sistemi tecnologici avanzatissimi di sicurezza tanto sicuri da rassicurare la gente che rischierebbe con il tempo di viaggiare sempre meno.

Un po’ di terrorismo, noi italiani lo abbiamo assaggiato: mi riferisco al terrorismo politico, quello che tramite la violenza ha cercato di trasformare il potere politico del partito della Democrazia Cristiana per vincere e terrorizzare gli avversari. Alla fine degli anni ’60 e degli anni ’70, le brigate nere e poi quelle rosse si sono accanite per creare caos nel Paese ottenendo esattamente il contrario. I cosi detti anni di piombo ottennero politicamente una guidata reazione da parte delle forze di polizia e dell’esercito che gradatamente portò ala deprivazione del senso che animava ideologicamente le sanguinose proteste di tutte le brigate.

Inoltre l’Eta in Spagna, e l’IRA in Irlanda o, la feroce guerra del popolo palestinese contro quello Israelita e viceversa, non è ancora cessato da tanti decenni durante la quale guerra è cominciata per non parlare di millenni storici in cui il conflitto è cominciato.

Sulle guerre terroristiche che riguardano il razzismo andrebbe fatto un discorso a parte. Mi limito in questa sede, che vuol essere serena e non polemica, ricordare che spesso in questi conflitti sono presenti forti interessi politici attraverso i quali si cercano capri espiatori contro i quali rivolgere la distruttività. Pensiamo alla guerra civile (1861-1865) dei nordisti e suddisti nel Nord america per difender la schiavitù dei neri o per la loro dignitosa libertà.

Non ho mai creduto nel razzismo: gli uomini non sono razzisti, cercano solo difendere certi interessi con grande stupidità e ideologia! Come si può essere razzisti di fronte a essere umani che così simili a te e funzionano come te? Al massimo questi che sono odiati possono essere storpi, brutti oppure belli, possono essere poveri oppure ricchi. Si tratta a mio parere di sciocco classismo che fa comodo ad alcuni per differenziare e per godere di alcuni privilegi da parte appunto dei ricchi, dei nobili e dei belli e dei privilegiati che un tempo erano anche nobili e credevano di sentire circolare nelle loro vene sangue di colore blu. Tutti questi in qualche modo avvantaggiati, non potevano, né possono rinunciare a certi vantaggi di classe o anche di capitalismo accumulato, anche se spesso onestamente guadagnato.

Il terrorismo religioso, il cosi detto fondamentalismo è negato dai teologi di tutto il mondo e si può comprendere che, da quando esiste l’uomo sulla terra, infinite religioni (mono- pluri teistiche) si sono avvicendate da millenni proponendo modelli diversi. Quale sarà quello giusto ?

La Religione ha una ruolo importantissimo nella storia dell’umanità. Per alcuni nasce per paura della morte, perché se questa fosse l’ultima parola della vita, potrebbe cancellare tutta l’identità umana, tutti legami affettivi degli uomini, tutto ciò che si è costruito e quindi eliminare ogni senso della vita.

Si perderebbero gli affetti dei defunti e il tempo cancellerebbe ogni cosa. Quindi l’eternità deve essere presupposta. Ma tutte le religioni convergono su un solo punto: la salvaguardia della vita terrena e la vita spirituale nella morte. Terrorizzare chi crede in altra religione diversa dalla propria, cerca solo capri espiatori, creatosi e guidati dalla suggestione e nemmeno tanto dall’ideologia che si sono creati per ragioni di odio che ha altra provenienza.

La terza guerra mondiale è da tempo cominciata a pezzi, come dice sua santità Francesco.

Cerchiamo una religione che unifichi tutte le altre ma che escluda il dominio, disprezzo e trionfo, i tre tentativi psicologici individuati dalla psicoanalista Melanie Klein che servirebbero a negare la dipendenza , ma che come vediamo portano alla distruzione della vita.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Terrore del terrorismo

  1. Nella mia esperienza presso il punto di ascolto il “razzismo” aleggiava spesso sia tra italiani che stranieri, dove le lamentele più frequenti erano: “..ma date a loro che non sono indigeni e noi, che ne avremmo diritto, siamo lasciati ai margini”, versus “E’ vero che non siamo italiani, ma i nostri figli sì e per anni abbiamo lavorato in Italia…”.

    L’idea che il razzismo sia solamente uno scotoma mi colpisce, perchè suggerisce, a mio parere, di andare oltre a molti luoghi comuni per interrogarsi, forse al di là delle idealizzazioni, poichè mi chiedo quanta reale conoscenza abbia della civiltà propria ed europea chi si suicida, anche giovanissimo, in nome del terrorismo?

    E quale il dialogo emotivo?

    Raffaella

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