Canzoni e ricordi

La lista delle canzoni molto belle è quasi infinita: potrei ricordarne tante ma non vale la pena in un breve spazio, anche perché le emozioni che alcune delle tante regalano a chi le apprezza sono molto soggettive.

I Rolling Stone, i Beatles, quelle canzoni appassionate di Elvis Presley, Frank Sinatra, di Dean Martin, di Bob Dylan, Michael Jackson e tante colonne sonore di famosi film, ma tante altre pezzi come Imagine di John Lennon, pezzi italiani come Fantasia di Lucio Battisti e di cantautori genovesi come Vedrai vedrai ..di Luigi Tenco, L’amore perduto di Fabrizio de Andrè, Piazza grande di Lucio Dalla, ecc …. Chi più ne ha, ne metta! E che dire di Domenico Modugno con L’uomo in Frak e Gino Paoli con Sapore di sale, Il cielo in una stanza e di Mina con … E se domani ?

Come tutti sanno, la bellezza delle canzoni che includono parole poetiche, musiche lenti e romantiche, ma anche veloci e ritmiche si lega inconsciamente e automaticamente a ricordi di situazioni e di epoche. Queste epoche individuano un noi che si trovava in una posizione psicologica particolare che riassume un modo con il quale noi osservavamo il mondo circostante con la ingenuità o con il realismo di allora.

E’ logico che quando si è molto giovani il meccanismo di allacciamento musica-emozioni con eventi, sia più immediato e intenso, cosicché potrebbe bastare sentir suonare un disco che la memoria, quella emotiva, può ripristinare velocemente il ricordo sotto forma di scene vissute che si ricordano, ma anche si rivedono nella nostra interiorità.

Alcune canzoni sono talmente associate a ceti ricordi di storie d’amore però concluse che portano facilmente alla commozione, alla nostalgia e anche al rimpianto. Altre invece che perdurano positivamente, sollecitano nostalgia di quei tempi ormai trascorsi che si vorrebbero rivivere.
Tutte queste emozioni che siano felici, oppure tristi svolgono una funzione liberatoria e catartica, fanno ripensare al passato, come eravamo, ma anche come oggi siamo e quindi alla nostra storia personale e alla nostra identità che impariamo a ricostruire.

La musica che amiamo ci porta davanti a noi, oltre che emozioni e ricordi visivi, anche colori, spazi infiniti, poesia e sogni. La musica oltre che catartica, ci rende più raffinati, più socievoli, più umani. La musica è potenziamento delle nostre intuizioni su noi stessi e sulla realtà esterna a noi.

Sin dall’antichità la musica è stata considerata come un’arte che avvicinava gli esseri umani agli dei. Portava l’uomo verso il mondo infinito delle idee (Platone) che ci permetteva di cogliere sensazioni sublimi e sensorialità primitiva come il feto può cogliere all’interno del liquido amniotico come il timbro della voce materna che per il bambino potrebbe funzionare come la prima canzone.

Non entro nel discorso della musica classica perché ci perderemmo in sinfonie di assoluta sublimità.

Sappiamo che la musica fa bene all’organismo tanto che si usa anche come terapia del benessere, del rilassamento, dell’immaginazione positiva, all’umore depresso.

Il suono può essere prodotto benissimo anche con dei vocalizzi a bocca chiusa, ottenendo emissioni equivalenti. Sono convinto inoltre che il canto, fischiare funzioni come colonna sonora di un film, e che quindi accompagni la nostra vita rilassandoci.

Penso che il cantare professionalmente favorisca i muscoli, compreso quello cardiaco e aumenti la respirazione dei polmoni.

Buon 2017 !

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Canzoni e ricordi

  1. La musicalità degli anni ’80 è ricca di ricordi per me, poichè appartiene per così dire alla mia adolescenza: un momento in cui le canzoni erano un pò un personale ed universale esperanto emotivo nei riguardi della realtà: riuscivano a tradurre ciò che non riuscivo ad esprimere.

    Inoltre tutte le canzoni in lingua inglese e spagnola erano, fin da bambina, luogo di gioco ed entusiasmo. poichè un poco criptate ai più, ma, dato che dai primi anni di scuola ho avuto l’occasione di avere un’insegnante di madrelingua anglosassone, ho da sempre sentito di poter ” pensare in inglese” ed esprimermi, mentre lo spagnolo era per quando ero arrabbiata.

    La musica classica, invece, l’avvicinerei più ai sogni e poi crescendo alle speranze che danno corpo a progetti personali e profondi: forse perchè la musica rende più “digeribile” anche le disillusioni?

    Raffaella

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