Sul volatile concetto di razzismo

Dopo il 1946, diversi studi che si sono svolti sulla biologia e genetica hanno confermato che tutti i componenti della specie Homo sapiens fanno parte di un unicum aggregato , ma insieme differenziato ma sempre omogeneo. L’adattamento ad ambienti, climatici territoriali differenti nel nostro pianeta, appaiono molto diversi per tipologia fenotipica ma, risultano in sintesi, dal punto di vista dell’unità genetica, assai vicini tra loro. Le razze, caucasica, nera, orientale ecc, non differiscono da un punto di vista genetico, mentre all’interno della stesa razza possono esserci varianti maggiori rispetto alle razze diverse.

Solo in zoologia il concetto di razza può biologicamente essere utilizzato per classificazioni insite nella specie degli animali domestici e altri, non domestici.

Tutta la storia umana sin dai suoi primordi, mostra che il razzismo è stato spesso associato a segregazioni, oppressioni, persecuzioni, che mantenevano come presupposto che la razza umana era collocabile lungo una gerarchia differenziata per qualità della specie, nobiltà, valore, salute, (razzismo, supportato dalla scienza). Sino al 1850 le razze erano considerate dalla gente come diseguali, nonostante gli ideali della rivoluzione francese proponessero l’uguaglianza tra i popoli.

Dopo il 1850, il razzismo assume purtroppo una connotazione politica, e rende impotente la scienza individuando nel razzismo il proprio capro espiatorio attraverso il quale diventava lecito violentare e sopraffare alcune etnie: pensiamo alla schiavitù degli africani in tutta l’America, il Ku Klux Klan, il naziosocialismo di Hitler , ecc

In realtà, gli studi biogenetici ci dicono che l’Homo sapiens al paragone con molte specie animali, è dotato di straordinaria omogeneità genetica, dato che tutti gli esseri umani provengono geneticamente da un numero ristretto di antenati, i quali si sono evoluti in un tempo relativamente recente (circa centomila anni fa), e si sono rimescolati biologicamente nel corso della loro evoluzione.

Eventuali differenze fenotipiche  esteriori, si possono al più collocare nella cosiddetta variazione geografica o cline, nello studio strettamente tecnico riguardante la genetica mutativa delle popolazioni. Penso che la similitudine e omogeneità genetica costringa le popolazioni al rispetto degli altri e che costringa a far dimenticare la violenza, la sopraffazione, il dominio e il disprezzo per altre razze. Penso che tutto ciò sia molto scomodo a causa di una certa prepotenza che risuona anticamente infantile che spesso coincide con una politica di potere.

Perché certe psicodinamiche storicamente si ripetono nonostante la consapevolezza acquisita sulla omogeneità biogenetica?

Penso che alcuni esseri umani per sentirsi motivati e dare senso alla loro vita abbiano bisogno di convogliare i propri fantasmi persecutori, diciamo cattivi e maligni, e, a seconda dei casi, in un o più oggetti persecutori che spesso si mischiano tra loro, costituendo un mostro terribile e minaccioso.

Per molti popoli non avviene questo dramma e succede invece di imparare ad amministrare i propri fantasmi con un atteggiamento mentale sia pratico sia tipo dialogico e integrativo con tali interlocutori interiori. Avviene che sia probabile in tal caso che si crei una situazione sociale ben integrata che usufruisce delle risorse di molti, se non di tutti.

Questo meccanismo difensivo che invece produce scissione dissociazione si chiama in psicologia identificazione introiettiva e proiettiva, ma spesso tale proiezione diventa espulsiva.

Vale a dire che tutto il cattivo che non sentiamo interiormente, ma che esiste in noi a livello inconscio, viene proiettato all’esterno su situazioni e persone che, a quel punto, rappresentano nell’immaginazione i nemici di abbattere perché sono diversi sia pericolosi sia cattivi.

L’intolleranza verso certe difetti, inconvenienti o vere ingiuste penalizzazioni che si subicono può tradursi in minacce, discriminazione, violenza verso gruppi di persone identificabili attraverso la loro cultura, religione, etnia, sessualità, aspetto fisico o altre caratteristiche estetiche.

In tale senso, però, sarebbero meglio appellare coloro che condannano chi è lontano da noi, cioè tali socio-culture separate dal resto del mondo usando termini come xenofobici o etnocentrici.

L’economia di un Paese risente della vicinanza e competitività economica di un Paese vicino e spesso anziché una collaborazione i rapporti si trasformano in guerra.

Il pregiudizio, predomina insieme alla discriminazione verso persone che appoggiano la loro origine alla cultura, religione, etnia, sesso, sessualità, aspetto fisico, accento dialettale o pronuncia difettosa, abbigliamento, abitudini, modo di socializzarsi o altre caratteristiche.

Certo che più il pregiudizio è radicato, più l’area nella quale si è cresciuti può alimentare il provincialismo, e maggiormente si vive in un subcultura, maggiormente è possibile che il nemico si crei una mentalità razzistica.

Il razzismo è equivalente simbolico del diavolo e lì per lì offre sicurezza e stabilità a un gruppo nel tenerlo lontano e poi distruggerlo perché può nuocere alla stabilità, cioè all’ideologia certa e netta. Eliminare il nemico sembra più praticabile che dialogare quando non si è in grado!

Le leggi razziali dopo la seconda guerra mondiale hanno posto la parola fine a questa stupidità mentale e opportunistica, ma i pregiudizi non sono però del tutto scomparse, perché ancora oggi vengono in gran parte riproposte da alcune minoranze politiche estremiste semplicemente sostituendo alla parola razza quella di etnia.

La confusione a mio parere, sta nel non essere in grado di distinguere il concetto di razzismo che è metafora dl male dal classismo, dalle tipologie estetiche fenotipiche, dalla cultura differente, dalle religioni e costumi, dalle capacità creative di popoli che differiscono tra loro nell’operosità e nella capacità di cambiare la società in modo positivo.

Sappiamo che la gente si differenzia esteticamente nel corpo, nella sanità, nella bellezza o bruttezza l’uno dal’altro e, a seconda dell’epoca storica, e anche che alcuni modelli estetico di uomo o donna siano più di moda alcuni rispetto ad altri, nel panorama globale. E’ certo che l’aspetto estetico, il benessere economico, la cultura elevata non ha nulla a che dire con la razza privilegiata o viceversa.

La razza umana è geneticamente omogenea e le differenze che pur sono molte tra popoli e popoli, non meritano discriminazione in virtù di preconcetti di origine astratta e medioevale.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Sul volatile concetto di razzismo

  1. Proprio questa sera una persona particolarmente colta, apparentemente molto disponibile al confronto: un ex- preside, che è pendolare per lavoro e che viaggiando ho modo di incontrare spesso, mi ha sorpreso con una teoria, che forse potrebbe avere relazione con una sorta di razzismo.

    A parte distinguere tra arte povera cioè “inferiore”, a suo dire, tra cui il cinema, ed arte “colta”: lettaratura e poesia, serenamente mi ha espresso l’idea per cui il suffragio universale vale a dire il diritto di voto dovrebbe essere riservato solo ad alcuni “eletti” più intelligenti, colti e non a tutti, giustificandolo con “non tutti sono in grado di questo compito anche se maggiorenni”.

    Sono rimasta basita, perchè la trovo una riflessione razzista ed ingiustificabile, se non da un sotterraneo ma potente senso di inferiorità ed invidia, forse la conoscenza psicologica ed emotiva di se stessi dovrebbe essere molto più diffusa al di là della cultura?

    Raffaella

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