Sempre più coppie scelgono di non convivere?

Dopo un matrimonio fallito, molti uomini e anche donne non si sentono di riprovare a causa della disillusione che la convivenza provoca nelle persone che hanno con entusiasmo convissuto, sposandosi allegramente, spesso con fastosa e costosa cerimonia. Il discorso non è valido però, se uno dei due partner sente impegnativa la gestione della propria casa in autonomia.

Il tetto comune, comunque la condivisione perenne degli spazi, fa comprendere che la maggior parte del tempo trascorso assieme viene impiegato per questioni amministrative, programmatiche, che concernono il denaro di uno o dell’altro, la suddivisione materiale delle destinazioni economiche, la logistica dei tempi di pagamento, la burocrazia della sistemazione delle ricevute fiscali, le questioni condominiali, la pulizia della casa, la tecnica che riguarda la riparazione di ciò che si rompe in casa, la spesa che riguarda il cibo, il preparar da mangiare che spesso non piace al partner, ecc

Si dirà che vivendo ciascuno nella propria casa, avrebbe pressa’a poco le stesse ingerenze, ma non è così.

Ogni partner, specie gli uomini, accettano di essere disordinati, ma nel disordine, spesso ritrovano il proprio ordine, i propri oggetti, perché ciascuno riconosce nei propri movimenti dove sistemare le proprie cose e così è in grado di localizzarle in fretta.

Sotto lo stesso tetto, la coppia propone un ordine mentale che appare con il tempo differente.

C’è chi è più puntiglioso o ossessivo nel controllare gli oggetti, i vestiti dell’altro, nel sistemarli e pulirli, tutto secondo un proprio criterio che non magari corrisponde a quello del partner, eventualmente disordinato.

Bisogna lavare gli indumenti intimi, stirarli, o portare i vestiti di entrambi, mai pronti contemporaneamente, al negozio dry-cleaning, fare guardaroba e il ritmo richiesto potrebbe essere differente per entrambi. Le amicizie spesso non sono simpatiche allo stesso modo, ma la coppia però dovrebbe presentarsi unita, altrimenti si frammentano le conoscenze che si frequentano quando spesso sono coppie di amici.

Vivere in casa propria organizzata da se stessi, presuppone l’esercizio di una discreta autonomia non solo di pensiero, ma anche economica: è un modello che funziona innanzitutto se entrambi i partner riescono a vivere più o meno agiatamente nella propria casa, e soprattutto se è una scelta condivisa e non imposta da uno dei due.

Quando si decide di incontrarsi ci si accorda per libera scelta e non per obbligo.

Si vuole vedere certi amici, un certo film, un certo spettacolo, un certo ristorante che disimpegna dagli obblighi casalinghi tutto ciò diventa possibile. Certe preferenze vengono rispettate e poi ciascuno torna a casa propria dove sente di essere padrone del proprio spazio..

Ciò non impedisce che vi sia familiarità nella casa del partner. Spesso, si trascorrono notti insieme che risultano più passionali e meno compresse dalla routine.

In tal modo, può sembrare che la coppia sia più libera, più autentica, e in qualche caso, lo spettro dei genitori della prima famiglia, a volte vissuti nell’infanzia come carcerieri, scompare dalla mente ossessionata dai fantasmi del passato o dal matrimonio in precedenza fallito.

Può sembrare che l’amore esista e che certi sogni si possono realizzare. Il principe esiste e la principessa pure. In altre parole, la tensione verso qualcosa che si vuole avere continua e come si dice la parte più interessante del piacere è data dall’attesa stessa che è già piacere.

Non voglio naufragare dentro una relazione logorante perché si litiga continuamente su come accordarsi. Avere la consapevolezza di eliminare in partenza questi problemi può rappresentare un grande ostacolo in meno. Vivo a casa mia, sono svegliato dalla mia sveglia quando desidero e non da quella di lei o di lui.

Il sistema può funzionare, non bisogna pensare né ai figli eventuali e a quando si è decrepiti.

All’inizio l’idea nacque in Francia dove forse un esempio è offerto dalla scrittrice Simone de Beauvoir e dal filosofo Jean Paul Sartre che vissero una relazione scevra da ogni forma di coabitazione. Una storia anticonformista per i tempi (erano gli anni dai ’30 ai ’60), che però è durata per tutta la vita.

Il vivere in casa propria, come da single, pur essendo fidanzati dalla Francia si è diffuso in Gran Bretagna, e sta oggi pian piano raggiungendo l’Olanda, fino alle nostre latitudini italiane.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Sempre più coppie scelgono di non convivere?

  1. Questa enfasi sui propri tempi e spazi definiti da oggetti concreti: la propria sveglia ad esempio, mi fa pensare che l’indipendenza così gestita nel quotidiano richiami una difficoltà all’autonomia.

    Invece, ammettendo di non aver convissuto, troverei per me stimolante convivere, perchè è condividere: cioè la capacità di coinvolgersi senza annullarsi, con “beneficio di inventario”; vale a dire, avendo elaborato le propie illusioni, così da rendere ciò che si costruisce insieme in coppia piacevole e nuovo.

    Aspetti d’amministrazione ci sono comunque, nella mia esperienza, anche nel viverli da single, sono faticosi, almeno che non si abbia passione per alcune quotidianità, ma come dice un personaggio di W. Allen in “Midnight in Paris” “è solo il presente che è un pò insoddisfacente”, cioè è reale e non solo un sogno?

    Raffaella

Rispondi