La difficile costruzione dell’immagine del Sé negli adolescenti

Il comportamento delle figure primarie, genitori, fratelli, sorelle e dei coetanei verso il ruolo di genere maschile e femminile dell’adolescente, mi sembra possa essere il contesto socio-culturale che determina un modello psicologico e biologico nelle scuole:  tale modello insieme a quello scolastico,può interagire fortemente con l’ambiente nel quale i giovani vivono. L’anatomia e la fisiologia degli organi genitali completano le differenze di atteggiamento tra ragazze e ragazzi che sperimentano una contrapposizione tra gli uni e gli altri. Ci sono eccezioni che troviamo in quei ragazzi che, indipendentemente dal genere biologico, infrangono per la loro storia psicologica le forti e resistenti barriere culturali che contraddistinguono maschio e femmina in una sorta di spazio  psichico di trans-genere.

Il setting del gruppo che descrivo nelle mie osservazioni scolastiche si riferisce a scuole miste di Bologna. Il gruppo era composto da medio-liceali e ha preso in considerazione adolescenti di sesso maschile e femminile nella fascia d’età compresa tra quattordici e sedici anni.

Ho condotto per due anni gruppi di psicoterapia istituzionali con la tecnica dello psicodramma psicoanalitico. I gruppi condotti orientamento psicoanalitico, duravano classicamente un’ora e mezzo, una volta la settimana, in orario scolastico per sei mesi l’anno. La partecipazione dei ragazzi è stata spontanea. Sono stati proposti a ragazzi, cosi detti difficili, provenienti da classi diverse, a rischio di espulsione (drop-out) dalla scuola a causa di difficoltà nello studio o nella sfera affettivo- relazionale.

Come funzionano i gruppi secondo la tecnica dello psicodramma psicoanalitico?

Non si tratta di teatro, né di catarsi, come intendevano gli antichi greci, cioè di semplice liberazione di ciò che ci opprime l’anima, cioè il mondo interiore. Il mondo interiore non va espulso, ma digerito, conosciuto e occorre esserne sufficientemente padroni per governare la nostra libertà e potenza di azione.

Si tratta dunque in primo luogo, di una psicoterapia su un piccolo gruppo (otto o dieci persone) che si svolge lungo un’ora e mezzo di tempo una, o due volte la settimana, spesso, durante le ore serali.

Lo spazio tecnico necessario consiste una stanza di media grandezza. Le sedie disposte a cerchio, e poste aderenti alle pareti consentono di mantenere al centro uno spazio vuoto che servirà da piccolo palcoscenico.

In questo spazio tanto reale quanto simbolico, alcune azioni, sollecitate da emozioni spontanee dei vari partecipanti, sono espresse secondo un copione che è proposto da uno dei partecipanti e scelto dallo psicoanalista in base all’opportunità di rappresentare un tema psichico importante.I partecipanti cercando di non preoccuparsi di essere troppo intelligenti, o scrupolosi cercano di raccontare se stessi, così come esce la voce, o il pensiero di quel momento, anche seguendo un  ordine sparso o poco logico. Più ci si avvicina all’idea di un racconto sognante meglio funziona la tecnica!

Tutti raccontano e tutti si ascoltano. Il mondo psichico si muove nel gruppo e le associazioni mentali diventano tante e possono essere comunicate.

Lo psicoanalista principalmente ascolta riferisce alcune intuizioni a tutti i singoli, anche allo scopo di far risaltare alcune dinamiche che diventeranno percepibili agli altri del gruppo.

In questo modo, il pensiero che scorre diventa nutritivo e creativo di fantasie e immagini.

A questo punto, ciascuno che ha parlato, ha anche ricevuto qualche stimolo: gli aspetti psicologici sottostanti che si muovono nel gruppo, possono essere espressi con il corpo che inevitabilmente invia messaggi. Non si tratta di recitare come in teatro, ma di seguire di massima il copione raccontato da qualcuno che è stato scelto, per esempio un evento o un sogno rappresentabile nel hic et nunc, (qui e ora).

Il gioco che si usa mettere in scena, ha come fine: mettersi nei panni dell’altro.  Si chiama: role-playing

Gli altri partecipanti s’identificano pure con gli attori che giocano e automaticamente possono scoprire di avere molto in comune, proprio alcune tra le stesse dinamiche anche appartenenti al passato; ma questo che accade lì e ora si trasforma in qualcosa di utile per tutti.

Questi ultimi sono spesso presi da desiderio di doppiare i giocatori dello psicodramma. Doppiare significa aggiungere qualche frase, con voce delicatamente differita dal discorso del copione già in atto, quasi suggerire usando una voce alternativa per arricchire i giocatori di quel che non sentono o non vedono. Si tratta di fornire un aiuto che aggiunge altri vissuti possibili e rinforza i punti di vista altresì possibili aggiungendo la voce d’interlocutori che parlano in loro, ma che ancora non sentono.

Ciascun singolo, uno per volta, può rapidamente situarsi alle spalle del giocatore scelto, senza interrompere il discorso in atto dei giocatori (a volte più di due) che stanno sullo spazio dell’immaginario palcoscenico.

A questo punto avviene il reverse playing con il quale a volte si comincia, per convenienza tecnica, e che consiste nell’invertire da parte dei giocatori la propria posizione mettendosi e interpretando l’altro, avendo imparato ancora meglio la parte dell’altro, avendo, in precedenza, già giocato il role-playing. Altre fantasie osservazioni ottenute dal movimento del corpo, dalle sue varie espressioni emotive di varie comunicazioni diventano visibili. Si usa anche il monologo o l’assolo per enfatizzare certe emozioni latenti.

Gli interlocutori interiori che noi non conosciamo ancora diventano presenti, le voci che ci parlano dentro sono ora conciliabili con l’Ego di noi stessi e il Self diventa più ricco.

Vi ho descritto in generale, la psicoterapia, la cura con lo psicodramma.

La tecnica psicodrammatica, inoltre può essere anche usata per sistemare con maggior chiarezza conflitti istituzionali o privati, educativi, dove lo scambio è frainteso. Cito esperienze con gruppi di giudici del tribunale e cancellieri, Cliniche con primari medici e infermieri. Aziende con conflitto del personale possono esser facilitati a sciogliere la confusione.  La comunicazione in questi casi perde la sua non simmetria e quindi diventa conflittuale perché il potere in modo inconsapevole, sta da una sola parte.

Condurre questi gruppi sperimentalmente mi è sembrato assai utile: non ho  interpretato se non solo in rare condizioni il materiale che emergeva dai gruppi e cercare di comprendere il più possibile, senza parlare troppo.

Durante i giochi giocati ci sono stati identificazioni, rispecchiamenti emotivi ed empatici con i partecipanti che entrano in scena nel dibattito gruppale.

Come scrive il grande filosofo U. Galimberti, non sono nemmeno i nostri migliori amici, perché anche quando si atteggiano a tali, e magari lo fanno davvero con il cuore, o con la disperazione di chi non sa che altre carte giocare, in realtà, potrebbero  capovolgere i principi base della pedagogia, insomma, anche in quel caso farebbero dei danni.

Che cosa ho imparato da questa importante esperienza ?

La nostra società italiana non è tra le più malate tra le Nazioni occidentali.

Ho conosciuto la maggior parte dei ragazzi sani, intelligenti, sensibili e assai introspettivi, dotati di coscienza etica e civile sorprendente.

Ho notato durante le sedute di psicodramma e i vari giochi che il materiale emerso nei racconti nelle azioni impulsive che genitori sono sostanzialmente impotenti perché sono attivi, quando va bene, verso i loro figli sino a dodici anni e nel frattempo e spesso in questi anni succedono situazioni spesso fuorvianti. I litigi domestici sono spesso continui. Anche gli insegnanti, e i bravi educatori, che spesso vengono criticati dai genitori stessi, invece di collaborare con loro, sono spesso impotenti.

I romanzi familiari fanno ben comprendere ai ragazzi che i genitori vivono spesso storie affettive intrecciate e pervertite e nascoste da messaggi di buona maniera.

I genitori sono disorientati, nel senso che oscillano tra comportamenti educativi che presuppongono una severità di facciata, ma priva spesso di senso. Diversamente sono molto indulgenti perché provano a credere che solo la dolcezza sia utile alla crescita sana. Questa dolcezza viene scambiata dai ragazzi per debolezza.

Ciò che ho trovato di molto dannoso è creata nelle relazioni familiari dall’amicizia che i genitori e figli cercano reciprocamente. Tale confusione d’affetti tra genitorialità e confessionalità subdola, tanto confidenziale quanto amicale porta a distruggere completamente l’eventuale possibile educazione, perché viene cancellata ogni autorevolezza e credibilità: gli stessi genitori mostrano per intero le loro debolezze. Le posizioni di figli e genitori spesso di equivalgono e non in virtù di un modello di famiglia democratica.

Un percentuale di circa il dieci per cento sono ragazzi depressi che si chiudono in se stessi. Alcuni valutabili attorno al cinque per cento, sono alessitimici, cioè la loro cassa di ridondanza emotiva è quasi annullata e altrettanto la loro introspezione. Non si percepiscono e soprattutto, le loro emozioni sono a loro sconosciute. Molti ragazzi della stessa età assumono psicofarmaci prescritti dai medici. Molti altri ragazzi assumono regolarmente droghe, da quelle più leggere a quelle più pesanti. Una percentuale di circa cinque per cento sono ragazzi autolesivi, che si tagliano per lenire il disagio, la noia, il senso del vuoto, la mancanza di senso. Qualche suicidio compare spesso nelle cronache.

Alcuni ragazzi sono caratteropatici e in parte psicopatici, cioè rompono oggetti, rispondono male agli insegnanti e picchiano i genitori. Pochi sono delinquenti di strada, seppur alcuni scippano quando possono farlo, molti imbrattano i muri con graffiti vandalici. Sporcano le strade, lasciando cibo metà poi con le loro urine e feci. Alcuni bruciano i cassonetti. Ci sono poi i bulli. Il fenomeno del bullismo è in larga diffusione. Alcuni ragazzi e ragazze fanno sesso per strada liberamente, nemmeno nascondendosi troppo. La violenza del bullo porta spesso allo stupro. Alcuni saltano da un treno all’altro mentre é in corsa nei paesini fuori città, rischiando la vita.

Le compulsioni psicologiche sono in aumento e l’uso compulsivo dei social network rappresenta il pezzo più sano perché cerca il contatto con l’altro.

Aumenta come si Sto arrivando!, con  il disagio anche la psicopatologia psichiatrica.

La colpa però non è dei genitori e comunque mai parlerei di colpa! Si tratta di comprendere che quel figlio che si ama, è così come lo vediamo e non come lo vorremmo. Ogni ragazza o ragazzo ha comunque un valore che va non solo riconosciuto, ma anche sostenuto, evidenziato, se possibile, migliorato.

Come? Ascoltando e dialogando con rispetto, cercando di comprendere quel che ci sta dicendo con certi comportamenti inadatti, irrealistici.

Il nostro Paese non è certo al meglio delle sue potenziali condizioni. Le speranze per il futuro non appaiono promettenti in tempi brevi e i giovani non trovano all’esterno stabili punti di riferimento su cui contare. Una volta si esclamava: non c’è più religione! Penso che tale considerazione sia a tutt’oggi più che valida ! Senza valori, non si va da nessuna parte!

I giovani nipoti dei nonni del dopo guerra sono stati ingannati a causa dell’illusione della quale nonni e genitori si sono anch’essi nutriti. Terminato il fascismo e la guerra con esso, hanno immaginato un boom economico che in realtà è stato evanescente. Il reale è più difficile di quanto non sembrasse e se non si è preparati, quando invece c’è contatto diretto, ci si può scompensare psichicamente!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “La difficile costruzione dell’immagine del Sé negli adolescenti

  1. Ho avuto modo di richiamare l’esperienza di una amica insegnante alle medie che spesso dice di trovarsi ad affrontare nella sua materia umanistica più tematiche legate ai vissuti adolescenti dei propri allievi, mentre di recente parlavo con una conoscente della difficoltà di crescere figli gemelli omozigoti proprio durante il passaggio adolescenziale.

    In questo particolare momento un supporto psicologico per le proprie figlie è diventato un’utile possibilità, giustificandolo con ” si specchiavano l’una nell’altra, a discapito della propia diversità”.

    Personalmente ripensando alla mia adolescenza poi, la capacità di ascoltarsi ed i valori provengano dall’infanzia, ma a volte più aspetti quotidiani sembrano renderli temibili, forse perchè ci rendono più sensibili e meno illusi?

    Raffaella

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