Svalorizzazione del cibo, non anoressia nervosa!

Ci sono gli inappetenti coloro cioè che, sin da bambini hanno rivelato con il loro comportamento la tendenza a mangiar di malavoglia, facendo preoccupare o impegnando molto alcuni genitori per fare ai loro piccoli ingurgitare un po’ del cibo del quale dovrebbero nutrirsi. I bambini poi amano cibi che si legano ed evocano il latte materno che richiama una certa dolcezza, cioè tutti i cibi che contengono latticini, mentre detestano la verdura, la carne, pesce. Chi accudisce i bambini, sa che loro preferiscono anche pane, pasta, pizza, dolci di tutti i tipi. Normalmente, diventando adolescenti, i ragazzi si arricchiscono di nuovi gusti alimentari e altre ricerche di cibi si aggiungono a quelli precedenti: si tratta di cibi, meno dolci, un po’ speziati e schietti, magari un po’ orientali che sono gradatamente accettati, sostituiscono spesso l’olio con burro, ecc.

Gli adulti poi si differenziano molto tra loro rispetto al gusto alimentare e per ragioni complesse che vanno dalla cultura familiare e regionale al bisogno di abbracciare le novità e alcuni con il tempo diventano curiosi versola scoperta di gusti, diciamo esotici, e non consueti che considerano noiosi. A tale argomento ho In precedenza fatto riferimento parlando delle avventure e della curiosità di Ulisse che metaforicamente, rappresenta il desiderio di ricercare oltre il conosciuto.

Raramente capita di incontrare persone che più che inappetenti, mangiano poco, e con scarso piacere. Sentono che mangiare costituisce un peso, sollevare, tagliare il cibo, spezzare il pane si prospetta come una fatica. Tale comportamento farebbe pensare a persone che sono ammalate o che abbiano bisogno di essere imboccate perché ancora deboli, dopo aver subito un intervento chirurgico. Gli affaticati dal cibo invece sono sani e non soffrono per niente di debolezza fisica, non sono nefropatici, ecc..

Allora cosa significa?   Forse a voi non sarà mai capitato di veder persone che sono disposte a mangiare, ma sentono faticoso l’atto stesso.

Potrebbe essere che queste persone, sin da bambine siano state forzate a cibarsi anche quando non avevano fame?

Sono persone pigre rispetto a certi atti che considerano laterali e poco interessanti: l’ultima cosa alla quale penso è mangiare!

Il rituale di mangiare forse potrebbe essere associato a qualcosa che suonava interiormente come triste riguardo all’atmosfera in famiglia? Si trattava di essere costretti a mangiare tutto quello che c’era nel piatto senza sprecare niente?

Conosco un amico che è professore all’università che si comporta proprio così. Si tratta di una persona geniale e creativa.

Quando andiamo a cena in compagnia d’amici o colleghi, lui si affatica, non vorrebbe mai cominciare, respira affannosamente e é in difficoltà. Sua moglie gli offre consigli, lo incoraggia a scegliere un piatto e spesso lui arriva a mangiare sino alla fine del piatto scelto. Oh finalmente mi sono tolto il pensiero!

Persone che sono vissuti in famiglie litigiose, oppure che erano assai povere, e poco c’era da mangiare, potrebbero aver indotto nei figli a essere indipendenti verso il cibo. Questa indipendenza è stata ottenuta usando una difesa che consiste nello svalorizzare il cibo che oggi sembra essere per molti di noi disponibile in abbondanza.

Non ho bisogno di dare tanta importanza al cibo, ma ad altre cose. La vita non è fatta solo per mangiare come invece fanno tutti– affermano i mal disposti verso il cibo!

Bisogna riconoscere che in Italia, specialmente in questi ultimi anni, in tutti i media, non si fa’ altro che parlare altro che di cibo, di cucina con l’assistenza di nutrizionisti, dietisti, cuochi, dietologi, gente di spettacolo che suggeriscono piatti originali con il fine della dieta ipocalorica e di assaggiare novità dimagrendo.

Il cibo è certamente importante, ma mi sembra un po’ una consolazione compensatoria che è frequentemente in primo piano. Anche molti bambini sono sovra-peso!

Insomma penso che alcune persone non abbiano imparato ad apprezzare il cibo, forse per molte ragioni personalissime legate alla loro storia di bambini, ma anche perché sono intossicate psicologicamente da una società culinaria come quella italiana.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Svalorizzazione del cibo, non anoressia nervosa!

  1. Mi viene da pensare che svalorizzare il cibo sia un modo “maldestro” per parlare d’altro: contestando valori, però calpestandone altri.

    Non mi è successo di sentirmi affaticata nel mangiare, ma mi chiedo se la fatica non sia legata alle relazioni impegnative che il cibo sembra veicolare: in fondo sottolinea una continuità anche negli oneri quotidiani non eludibile per necessità e richiama profondamente i percorsi di separazione e crescita che si sono attraversati e si attraversano.

    Una mia amica di origine ceca mi raccontava come a casa, fin da ragazzina, trovasse cibo pronto o meno e si gestisse per proprio conto con una certa fatica, ma anche con un certo entusiasmo, per il proprio piccolo spazio?

    La ritualità nel mangiare, forse, a volte stanca, perchè è più avvertita come estranea: più una soddisfazione “per altri”: che attenzione per Sè?

    Raffaella

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