Perfezionismo

Solo gli dei sono perfetti- diceva il filosofo greco Epicuro molti secoli prima di Cristo- e per questo essi sono in grado di attrarci senza però curarsi di noi. Non dobbiamo sentirci in colpa verso di loro perché a loro non interessa se noi non siamo come loro, cioè perfetti. Noi umani, deboli e fragili invece abbiamo bisogno di uniformarci alla loro perfezione e così cerchiamo di imitarne il modello spingendoci verso l’alto. La perfezione come diceva anche il filosofo greco Parmenide, secoli prima assomiglia a una sfera, ad un tondo da tutte le parti a cui non manca nulla. Il greco e grande Platone, anticipatore del Cristianesimo e forse di altre religioni, parla di un mondo eccelso, meraviglioso e perfettissimo, il Mondo delle Idee con il quale tutti noi, nella vita passata, avremmo avuto contatto, e di cui avremmo ancor traccia interiore. Ricordiamo più o meno coscientemente che dobbiamo cercarlo e congiungerci ad esso.

La perfezione in verità sarebbe divina e non umana di conseguenza rimane solo una tendenza nemmeno raggiungibile dalle macchine elettroniche: non possiamo nasconderci che l’uomo che tende alla perfezione non sia un uomo che cerca anche l’ordine, la razionalità, la compostezza, l’organizzazione delle cose, del lavoro ecc, e a una certa concretezza pragmatica.

Tutto ciò di per sé è naturalmente virtuoso e migliora la qualità dello stile di vita dell’umanità.

Esiste però una piccola psicopatologia della perfezione e una grande psicopatologia.

La prima vede persone che sono sempre lamentose, critiche che vedono il bicchier sempre mezzo vuoto e che ossessivamente debbono mettere tutto in ordine e che criticano ogni cosa perché anche se fatta bene, potrebbe essere fatta meglio.

Le persone che vivono accanto si sentono spesso giudicate per non essere all’altezza di quanto l’altro richiede loro. Spesso si sentono soffocate dalle critiche che vengono scaricate su di loro, perché il perfezionista ossessivo, deve trovare un capro espiatorio che assorba una sua scontentezza interiore che egli non può tollerare. E’ il perfezionista che si sente in colpa e inadeguato, per questo motivo trasforma al contrario i suoi inconsci vissuti e cerca di sentirsi superiore, aggrappandosi nel caso di persone colte, a ciò che matematicamente gli potrebbe dare sempre ragione o comunque alle scienze esatte. Egli odia molto spesso l’arte musicale, pittorica, poetica, di prosa, il teatro, la letteratura, la psicologia, in particolar la psicoanalisi perché teme di essere messo a confronto con parti non visibili che lo potrebbero tradire.

Tutte queste discipline e in genere lo disorientano perché sembra alla persona che si basa sul perfezionismo, di non poter controllare il reale e se stesso. Naturalmente il perfezionista di tipo ossessivo non desidera conoscersi, raccontarsi, mettersi in discussione perché creerebbe in lui la terribile sensazione che qualcosa di pericoloso che potrebbe sfuggire al suo rigido ragionamento.

Il Perfezionista più patologico può essere un personaggio che soffre di un disturbo narcisistico della personalità, per cui il sintomo che evoca una rigorosissima perfezione nelle cose, potrebbe essere trasversale alla stessa patologia. Narcisismo significa immgine di Sé (Self) cioè come il soggetto si sente e si vede di fronte ad uno specchio interiore, raramente estetico.

Ricordo un amico che studiava medicina e che al difficile esame di Anatomia Patologica sempre preparatissimo nelle materie d’esame, con un libretto pieno di trenta e lode, fece un’esclamazione che non mi è mai passata dalla mente. Mentre i voti ottenuti dagli altri compagni erano medi o modesti , se non venivano respinti, l’amico esordi bene all’esame come al solito, ma il professore lo premiò con un trenta. L’amico reagì: ma lei la lode la offre solo a Dio ? Gli venne buttato il libretto addosso.

Il soggetto, più frequentemente di genere maschile, ha un Sé Grandioso e mira alla visibilità assoluta e celebrità. Inutile dire come i social network enfatizzino la celebrità grandiosa e aumentino la ricerca di perfezione. L’intelligenza di queste persone, spesso le sostengono e così riescono ad essere affascinanti a molte gente. Il soggetto può raggiungere alti livelli direzionali e politici nelle Aziende private e di Stato.

Normalmente il perfezionista narcisistico mantiene il Sé grandioso e si manifesta nei Media trascinando folle di gente che lo ammira in un primo tempo, per poi accorgersi che c’è tanto fumo in lui e diffidare nelle sue azioni e promesse.

La megalomania parossistica è l’espressione conseguente a certe frustrazioni che giungono inevitabilmente dopo qualche fallimento. Il soggetto sente la necessità di gonfiarsi e diventare ancor più esigente, giudicante e perfezionistico. Non tollera che altri lo possano criticare e così lascia che le critiche gli scivolino addosso, magari diventando anche vendicativo.

Non mettendosi in discussione l’aiuto è difficile, specialmente per chi vive con lui.

A volte l’affetto derivante da una persona sensibile riesce a far passare nella sua mente le esagerazioni del suo comportamento. Alcune grosse frustrazioni possono ridimensionare la mania di perfezione e di grandezza.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Perfezionismo

  1. Leggendo, pensavo come il perfezionismo ossessivo possa dirsi il contrario del vivere la realtà con “beneficio di inventario”: cioè tollerare le delusioni a vantaggio delle speranze, anzichè enfatizzare le idealizzazioni, inoltre quanta fatica inutile anche per l’eventuale capro espiatorio: ma che per certi aspetti si instauri una “reciprocità”?

    Invece nel caso del perfezionista narcisista, mi tornava in mente una mia cugina, che da sempre è stata la prima di tutte le classi che ha attraversato, molto intelligente, ma in particolare, non accettando, come nel racconto del post, mai meno del massimo dei voti anche, per così dire: nelle relazioni d’amicizia e sentimentali cercando sempre di essere superiore ed ammirata moltissimo, ma creando spesso un disequilibrio in cui le persone che frequenta tendono con il tempo, un pò “prosciugate” emotivamente ad allontanarsi: che sia un modo fallimentare per cercare di elaborare un vuoto affettivo?

    Raffaella

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