Non cerco la fantascienza, ma il feticismo dell’antichità

Penso che quando leggiamo un libro di narrativa, un romanzo, l’interazione tra il lettore e lo scrittore sia molto attiva se ci piace quel che leggiamo. Le descrizioni dell’autore sul tema e i personaggi, attivano in noi le nostre esperienze che s’integrano con quello dello scrittore.

L’autore ci permette di identificarci, in base al suo stile di scrittura, la sua capacità di farci fantasticare di trasportarci in un mondo del tutto suo, ma particolare, con il quale ci uniamo e per sentirci per incanto dentro la sua storia. Si tratta di u dialogo intenso e arricchente.

In modo simile può avvenire tale dialogo al cinema, con un regista che dirige un film con sua trama interessante, con un’ambientazione affascinante, specialmente se storica, con le sue personali idee o i suoi messaggi e meta-messaggi inviati a chi legge e vede.

I soggetti che preferisco nella mia immaginazione e nei romanzi che scelgo sono appunto storici, ma che parlano anche della storia più antica, più arcaica. Per esempio, alcuni temi potrebbero riguardare l’antica Grecia, l’antico Egitto, l’antica Roma, ecc

Sono anche un feticista degli oggetti antichi per cui i musei dell’antichità sono i più gettonati da me.

Mi rendo conto che questa passione riguarda una mia fuga nel passato e non nel futuro avveniristico, elettronico, anche se non lo disdegno, specialmente quando mi fa comodo, cioè serve alle questioni pratiche che semplificano la vita.

Da bambino vedevo molti telefilm alla TV che oggi non sono più riproposti , forse perché non hanno saputo conservare la pellicola originale.

Ricordo un telefilm nel quale si poteva recuperare voci antichissime ponendo un oggetto che era appartenuto a quel periodo storico dell’antichità, dentro ad uno strumento che riusciva a attivare la voce di quel giorno. Per esempio, durante l’eruzione del Vesuvio a Pompei nel 79 dopo Cristo, che Plinio il Giovane raccontò a Tacito, lapilli trovati e condensati subito dopo potevano essere introdotti nello speciale registratore e liberare le urla e le voci dei pompeiani che scappano urlando inseguiti dalle ceneri, dal gas e dalla lava incandescente .

Che fascino, seppure tragico!

La storia che ci parla, quella spada che è stata posseduta da un pretoriano romano, quei gioielli posseduti da chissà quale matrona romana ! Quel triclinio che è servito per mangiare , quelle navi romane sepolte e tornate alla luce che conservano ancora alici in vasetto di vetro quasi come avviene oggi, vasi che trasportavano la famosa salsa garum, vasetti ancora profumati di unguenti prediletti! Quei calzari serviti a un soldato e quell’elmo consumato dal tempo!

Rimango quasi incredulo sulla costatazione del fatto che tutto quel materiale sia autentico, pur sapendo che è stato studiato e tutto è confermato da famosi archeologi!

Perché tanto fascino?

E’ come se cercassi l’anima del passato umano, forse il senso della vita.

Vorrei essere una mosca che si introduce in una ambiente per assistere alla conversazione che é esistita tra Giulio Cesare e Cleopatra. Perché questa fuga e tale interesse? Un bisogno di possedere la sostanza storica ch è stata poi realtà? Un sentirmi parte della storia per entrare nella sostanza delle cose ?

Il feticcio è adorazione, nel caso di un oggetto antico, una situazione che è ricca di testimonianze che però sono sempre a noi sfuggevoli, sempre incerte, una ricerca inconscia e continua di raggiungere la verità ?

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Non cerco la fantascienza, ma il feticismo dell’antichità

  1. Ricordo che, da bimba intorno ai sette- otto anni e oltre, per arrivare nella palestra che frequentavo, attaversavo un lungo corridonio dove erano esposti in alcune teche oggetti provenienti da varie parti del mondo: alcuni tra questi risalivano all’inizio del secolo scorso o prima ancora.

    In effetti era un momento d’evasione rispetto agli impegni ginnici, ma anche un pò inquietante, perchè in qualche teca, nella penobra, c’erano diversi animali selvatici, assenti in Italia e in Europa, ma qui imbalsamati: in qusesto modo imparavo a conoscerli da vicino, ma purtroppo apparivano immobili e senza vita, magari proprio in un movimento di caccia.

    Preferivo i documentari storici a quello spettacolo, mentre mi affascinava leggendo ora l’idea di sentire parlare veramente latino o greco antico, trasformandoli curiosamente in una lingua corrente come più volte ho immaginato negli anni del liceo: un modo forse per dar voce a parti di Sè più profonde e meno alfabetizzate in apparenza?

    Raffaella

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