ll disgusto, il senso dello schifo

Lo consideriamo come equivalente di un senso di repulsione e un repellente sensoriale che tocca anche l’aspetto etico di una certa vicenda che ci viene raccontata.

Possiamo trovarci di fronte a un cibo disgustoso, chimicamente fermentato, che emana cattivo odore come la putrefazione di un corpo, mancanza d’igiene e quindi sporcizia, sudore che alimenta il senso di allontanamento e di disprezzo.

I bambini, di circa quattro anni, si mettono in bocca tutto e non provano disgusto per nulla, perché non hanno sviluppato il senso della coscienza dell’oggetto associato a sapore buono o cattivo.

Il latte materno è abbastanza dolce e i bambini sentono fortemente il gusto dolce e nel dolce si può mettere anche qualcosa che fa male o principi attivi che giovano alla salute come alcune medicine pediatriche.

Il bambino rigetta qualcosa che non gli piace, non perché lo disgusta, ma perché non lo gradisce.

Non s’insegna il disgusto, perché ci si affida a quel che non piace ai bambini, perché la natura fornisce centri nervosi che permettono di allontanarsi da ciò che potrebbe nuocere alla salute.

Nell’adulto, il sapore, cioè la sensibilità delle papille gustative, trasmettono al cervello, cioè alla neuro-coscienza, l’informazione secondo cui quell’oggetto biochimico è cattivo e bisogna stargli lontano. Certe persone si scandalizzano, in realtà provano schifo, disgusto all’idea di mangiare ostriche crude, e qualunque pesce crudo, come indica lo stile culinario giapponese del sashimi.

Le lumache di mare e di terra sono disgustose per molta gente, ma molto più l’idea di mangiare serpenti e altri animali che invece di per sé, sarebbero tanto edibili, quanto assai gustosi.

Ci sono persone che inorridiscono all’idea di mangiare organi bovini come il fegato, le reni, la coda, oppure il cervello.

Gli scienziati prevedono che in futuro, anche in Occidente, saremo costretti a nutrirci di vermi coltivati, cavallette, grilli, formiche, cimici di tutti i tipi e altri numerosi insetti, perché oltre al bisogno nutritivo, gli insetti coltivati apportano proteine magre e sali minerali di tutti i tipi.

So che questa ormai nota informazione genera a chi legge, già un senso di repulsione e disgusto, anche senza averne avuto esperienza diretta. Auguri per chi sarà costretto in futuro!

Persino certe parole pronunciate e forti o volgari o ancor meglio, viscide, possono alimentare un senso di disgusto!

Gli animali invece, possono mangiare di tutto, anche danneggiandosi, perché la coscienza non prevale sulla loro fame o curiosità orale e il cibo che ingurgitano non è ben selezionato.

Per quanto riguarda l’essere umano il disgusto può colpirci di fronte alla visualizzazione di un qualcosa che sentiamo come orribile, oppure come improvviso e inaspettato.

Alla vista del sangue, del cadavere, dell’omicidio-suicidio, di violenza, di un’esplosione, ecc al sistema neuro vegetativo giunge un impulso allo stomaco che stimola il rigetto del cibo o altro, perché il soggetto avverte un senso di disgusto, un senso di schifo e quindi il bisogno di liberarsi da tale impressione.

Il disgusto corporeo si traduce in un’emozione specifica mediata dagli organi di senso, anche tramite l’udito, sebbene non ci sia un collegamento diretto con la neuro-coscienza.

Un rumore stridulo, un sentore di suono di graffiamento metallico acutissimo, oppure un rumore che evoca qualcosa di corporeo, fisiologicamente inaccettabile alle orecchie interne, nel senso che stimola l’immaginazione di una scena forte anche a carattere sessuale, dal turbamento, si può passare al disgusto.

Il racconto di una storia cruenta o sadica e masochistica può stimolare fantasie e rappresentazioni disgustose.

Film del terrore appunto, possono generare repulsioni suggestive, come rappresentazioni drammatiche, tanto inattese, quanto destabilizzanti la coscienza.

La pornografia visiva, ma anche il sesso empirico sperimentabile, può in molte persone generare disgusto. Il disgusto perciò può essere percepito con reazioni somatiche attraverso tutti gli organi di senso del nostro organismo.
Le persone che si sentono offese e denigrate possono sperimentare avversione, ma anche disgusto verso chi attacca e offende, perché i meccanismi nervosi dello stomaco-coscienza sono i medesimi che attivano il disgusto.

Molte persone entrando in certi ambienti squallidi, vedere certe gente trasandata e povera che non si lava e che dorme laddove c’è sporco, o chi si inietta stupefacenti, sperimenta tanto il disgusto quanto il terrore come la claustrofobia, (senso di soffocamento e di chiusura oppressiva).

Il disgusto corporeo è concepito visivamente (gestalt) come l’insieme di un volto con fronte corrugata, bocca appena aperta, occhi stretti, arricciamento del naso e del labbro superiore. L’ipotalamo e l’amigdala, il cingolo, l’insula, sono rispondenti e reattivi ai vari stimoli sensoriali del disgusto e del terrore coinvolgendo tutta l’area prefrontale e il sistema limbico.

La maggior parte delle persone sono fobiche di fronte ai topi, rospi, scarafaggi.

Le secrezioni del sistema endocrino possono generare disgusto e schifo. Medici e infermieri debbono abituarsi, grazie alla preparazione professionale a gestire queste manifestazioni del corpo.

Il cattivo odore aumenta la sensazione di disgusto e della sensazione dello schifo.

In aggiunta a tutto ciò detto, accenno solo al senso di disgusto riguardo a un suo aspetto che nell’etica e morale, di fronte a situazioni delle quali l’essere umano potrebbe e dovrebbe vergognarsi, avverte invece un disagio allo stomaco e un senso di disgusto.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “ll disgusto, il senso dello schifo

  1. A pensarci, avendo lavorato per vario tempo presso un punto di ascolto, dove afferiscono persone a volte senza fissa dimora o indigenti, ho compreso come, al di là dell’iniziale ed innegabile senso di disgusto per cattivo odore e scarsa igiene, ci sia, spesso, una dolorosa richiesta d’aiuto e ciò mi porta ad oggi ad andare oltre.

    Non mi disgustano né gli insetti, né i cibi crudi, anzi, ma provo repulsione all’idea di mangiare il fegato di qualsiasi animale, perché da bambina “dovevo” mangiarlo come salutare.

    Condivido come la volgarità di linguaggio possa generare senso di disgusto, soprattutto perché penso si possano trovare molte altre parole utili per dissentire rispetto a qualcosa o qualcuno.

    Mi incuriosisce, invece, come sino ai quattro anni i bimbi possano ingerire di tutto, non provando disgusto, mi chiedo, allora, pensando ad una conoscente, che alimentava spesso con l’odiato merluzzo la propria bimba di quasi due anni, quale possa essere il ricordo emotivo e fisico di quest’esperienza nella crescita?

    Raffaella

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