Chi va piano, va sano e va lontano

Questo proverbio contiene una certa saggezza: suggerisce di procedere verso i propri obiettivi di desideri con la lentezza necessaria per guardarsi attorno, passo dopo passo, ma costantemente.

Valutare le difficoltà che si possono incontrare, volta per volta, prendersi il tempo per affrontarle una dopo l’altra, rinunciando alla fretta poiché l’immediato appagamento, a volte cercato frettolosamente, potrebbe ostacolare il risultato finale e renderlo sempre più lontano.

In altre parole, chi agisce con troppa fretta e frenesia rischia di compromettere il risultato desiderato e quindi deve rassegnarsi e perciò rinunciare a poter conquistarli.

Ho pensato per caso a questa sentenza popolare che spesso viene citata perché si intuisce che l’agitazione, l’avidità che spesso preme insistentemente su di noi, sul nostro agire quando abbiamo bisogno urgente di ottenere un risultato sperato, ci impedisce di vedere l’insieme del contesto dentro al quale che ci sentiamo costretti, mentre i particolari insidiosi e non visti ci infilano i bastoni tra le ruote del nostro carro verso la meta auspicata.

La fretta significa appagamento immediato, come se avessimo bisogno di una ricompensa e rinforzo positivo al nostro Sé, altrimenti se ci vuol troppo tempo per aver il risultato bramato, ci può sembrare di avere insuccesso e di essere puniti e non premiati.

Quando siamo bambini, il lamento, il pianto, la richiesta seducente rivolta agli adulti in vari modi e con particolari tecniche che mirano a sollecitare l’adulto al fine di riempire un vuoto e ciò che manca, induce i genitori a placare certi nostri bisogni urgenti con immediatezza. Ciò spesso avviene un po’ per calmare la nostra eventuale infantile bramosia derivante dalla nostra stessa insicurezza, un po’ per liberarsi del problema che la pressione insistente genera negli adulti perché risulta ossessionante. Per esempio, viene a proposito la metafora del gelato oppure dolci stuzzichini che sono fortemente agognati a ogni evenienza da molti bimbi come oggetti transizionali che rassicurano e appagano.

Il pronto intervento dei genitori è spesso conciliante e opportuno, ma se frequente, potrebbe anche ingenerare nei bambini anche un onnipotente senso di potere e di controllo su gli altri che dovrebbero gratificare con i tempi desiderati dai bambini stessi.

Sarebbe bene che l’educazione tenesse conto che i bambini dovrebbero abituarsi a temporeggiare con gli impulsi quelli che s’impadroniscono di loro. Il rischio che è dietro l’angolo riguarda l’illusione che futuro le gratificazioni possono essere sempre immediate e l’aspettativa favorisce il sorgere di compulsioni.

Pensiamo al gioco d’azzardo, allo shopping compulsivo, all’abuso di ingurgitare molte sostanze, cibo e alcol, ecc

Pensiamo in generale che viviamo in una società sempre più compulsiva che ha bisogno urgente di appagamenti in tutti campi. Il mondo tecnologico corre sempre più veloce e questo è un bene.

Il sistema però mi sembra che non sia utilizzato in modo veramente strumentale, ma in alcuni casi rischi di diventare una delle nuove religioni cioè che sia fine a se stesso e venerato da alcune persone In tutti i settori della realtà, gli strumenti elettronici stanno sempre più progredendo con enormi benefici nella comunicazione, nei trasporti e ancor di più nella medicina chirurgica.

Spesso però il senso delle cose sfugge alla mente perché la risoluzione immediata e elettronica diventa non solo uno strumento un mezzo, ma anche il fine da ammirare.

La psicoterapia psicoanalitica però che si occupa di guarire i disturbi psichici si trova di fronte a persone che sono sempre più impazienti e compulsive e che non hanno tempo per dedicarsi a se stesse.

Queste persone trattano se stesse come oggetti alla stessa stregua dei propri strumenti elettronici e si aspettano immediati risultati da sé e dagli altri. Il senso delle cose sta nell’immediato risultato che di dovrebbe ottenere e il proprio corpo e mente debbono obbedire a una voce che inneggia alla perfezione che naturalmente non esiste e che quindi non si raggiunge mai. Succede che molte persone si sentano vivere sotto una telecamera che li controlla e li giudica nella loro imperfezione.

Si vive in nome di altri che sono conflittuali personaggi inconsci del passato bloccati indigeriti nel loro mondo interiore e non per se stessi. Si trascurano i desideri autentici e si esaltano i bisogni.

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Chi va piano, va sano e va lontano

  1. Ho avuto tempo per confrontarmi con questi aspetti, che in qualche passaggio di crescita non mi sono stati così chiari anche se familiari.

    Penso, ad esempio, al rapporto col cibo, che più volte, in adolescenza, è stato lo specchio allora inconsapevole di un vuoto, che interrogava il passato per costruire un presente ricco e soggettivo: cioè, per meglio dire “dal mio punto di vista”.

    Così anche nel dedicarsi alle relazioni amicali ed amorose, a tratti, mi sono confrontata con idealizzazioni, che alcuni vissuti emotivi avevano illusoriamente posto “a difesa” di parti di me, che sentivo più fragili, ma anche più autentiche.

    Ad oggi, penso che l’illusione più dolorosa sia pensare che non si possa aspettare in nome di qualcosa che si perde, poiché ho vissuto e vivo il gusto dell’attesa, della costruzione che altro non è, a mio parere, che trovare spazio per Sé e quindi per sentire anche altro, diversamente come confrontarsi?

    Raffaella

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