Internet è meraviglioso, ma riduce l’assimilazione dei concetti culturali

Internet è una delle applicazioni tecnologiche più democratiche e fantastiche degli ultimi anni che riguarda la comunicazione elettronica-radio insieme al telefono cellulare, quindi lo smartphone.

Se vediamo un gruppetto di amici che parlano, vediamo anche che non appena non si riconosce il nome di qualcuno o di qualcosa, uno del gruppo, se non tutti, si precipitano a ricercare l’informazione e magari la foto dell’oggetto di conversazione. Si conosce subito l’età della persona che si cerca, il suo aspetto e parecchie notizie che riguardano la sua vita: si sa intanto se la persona è ancora in vita, se è bella/o oppure brutta/o, cosa ha combinato d’interessante nel passato. Con lo smartphone si cerca spesso, anche di saper di più, sulle malattie mai sentite nominare, diagnosi e cura, in base ai sintomi, la loro durata, l’occasione del contagio ecc. Si cercano le notizie politiche, sportive, le previsioni del tempo, le strade per raggiungere un posto geografico e le informazioni su viaggi e Paesi mai visitati.

Si direbbe che la cultura si allarghi enormemente e in parte questo è vero.

Ma quanto si ricorda di tutto ciò che si è cercato e scoperto?

Si diventa tuttologi? Si diventa colti?

No signori, si può dimenticare tutto velocemente di ciò che si legge in internet e la cultura a mio avviso è altra cosa.

Perché?

Perché le informazioni che si ottengono in tal modo costituiscono un input che sfiora solo in superficie il nostro vero interesse, mi riferisco a quello profondo e radicato nella nostra personalità che deriva dalla conoscenza del contesto.

Con internet la situazione socioculturale e contestuale spesso sfugge, é evanescente, ma sono godibili solo domande e risposte. A ogni domanda, c’è una risposta come in un quiz . Si tratta di interrogare e aver una risposta come in un multiple choice, che spesso può indovinare, anche se non si conosce l’argomento, cioé il contesto all’interno del quale certe informazioni rimangono astratte e sospese in aria, senza aver quel senso che dovrebbero avere per noi.

La cultura e non l’informazione, non consiste nell’essere solo informati, ma significa, a mio parere, flessibilità del pensiero, saper dare senso alle cose che accadono e deriva dall’assimilazione di concetti che aprono la mente verso l’interrogarsi e domandarsi come funziona qualcosa nel mondo nel quale viviamo.

L’insegnante delle varie scuole, da quelle elementari in poi, trasmette realmente nozioni, ma insieme a un liquido denso di eccipienti che arricchiscono il pensiero, i punti di vista mentali, grazie anche alla sua umana capacità di trasmettere, alla sua empatia, entusiasmo, ma anche stimoli che sollecitino la curiosità e l’attenzione al fine produrre significati e dare senso.

La natura umana corrisponde a una realtà rivestita di significati.

Il nostro cervello ha raggiunto nel corso della lunga evoluzione, la capacità di coscienza di Sé.
L’Ego simbolico, cervello e mente, regista della nostra unica vita è in grado di guardare se stesso, interrogarsi su se stesso, comprendere il senso delle proprie azioni, al di là delle normative sociali che egli stesso crea. Cultura significa adattarsi a sollecitazioni diverse, grazie ad un ampio margine di libertà, e di plasticità.

Il nostro organismo continua a modificarsi proprio quando siamo in relazione con il mondo esterno.

Il mondo esterno è un mondo sociale ricco di differenze, i cui significati dovrebbero essere scoperti mano a mano che cresciamo attraverso i vari stimoli sociali e le letture che ci interessano e attraverso le quali impariamo a conoscere noi stessi.

L’uomo è quindi un prodotto sociale, relativo ai vari contesti entro i quali egli si trova a fare esperienza, comprendere, pensare, immaginare. Produrre senso significa che l’uomo può vivere in contesti differenti e rimanere stabile perché l’agire umano diventa scelta culturale

I concreti contesti di vita producono pensiero e assimilazione dei diversi contesti  storico-culturali nei quali viviamo. La cultura ci permette di trasformare il mondo e dare a esso un colore emotivo accanto a un modo di interpretarlo sempre differente.

Nel mondo di internet ci sono persone bravissime a reagire a domande perché sono allenate alle parole crociate, ma l’argomento non lo conoscono. Si può tentare di rispondere comunque.

Comunque sia, è meglio di niente, avere in tasca questo strumento che funziona come una bussola orientativa sulle informazioni che non si possiedono ancora. Non ci si sente mai perduti !

Ci sono persone che durante una conversazione a tavola, consultano lo smartphone di nascosto, tenuto tra le gambe, e senza farsi notare, trovano l’argomento e le risposte, i nomi rari mostrando agli altri commensali di essere padroni di tutti i temi dei quali si parla e di possedere una grande memoria, non dichiarando la fonte, si fa una straordinaria e bella figura!

Spesso però quelle informazioni non sono utili perché le risposte tecniche sono devianti, non adatte alle soluzioni delle proprie difficoltà e far da sé non vale per tre!

Il rischio consiste nel fatto che la vera cultura sia esclusa in buona parte, anche se un mondo di informazioni si globalizza e si estende nel pianeta, ma rimane per molta gente poco a mente considerando la confusione che in alcuni genera per via della molteplicità delle informazioni e delle presunte amicizie create in internet.

Ci sono poi i compulsivi che tengono sempre lo smartphone in mano in qualunque momento e controllano qualcosa d’importante di utile e di vero? Si danno un atteggiamento o il telefonino è diventato il loro dio?

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Internet è meraviglioso, ma riduce l’assimilazione dei concetti culturali

  1. A volte mi capita di “incontrare” persone che guardando lo smartphone, mentre camminano, arrivano allo “scontro fisico” per accorgersi del contesto e, a tratti, mi sembra veramente che dal conseguente stupore si sentano “persi”.

    Alle elementari avevo un’insegnante che consigliava anche a noi “studenti in erba” di studiare temi svolti in classe attraverso una ricerca di curiosità sull’argomento su vari testi in biblioteca piuttosto che leggendo quotidiani, oppure osservando la relazione tra il nome di una via e un personaggio storico approfondito: penso possa dirsi una forma di interazione che crea cultura tra le altre.

    Perché internet possa dirsi una risorsa forse è importante che sia uno strumento di conoscenza e non il suo fine, in altre parole che non esprima una delega a conoscere e ad esprimersi?

    Raffaella

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