Ricominciare dopo un divorzio una nuova esperienza amorosa

Normalmente le donne , ma anche gli uomini, rifiutano l’idea di avvicinare qualcuno che non sia un amico collaudato e che non ricordi il passato dopo una brutta separazione o divorzio.

Si desidera ricomporsi in se stessi, dopo la batosta, dopo che la disillusione ha smesso di farci sentire in colpa, inadeguati, illusi per l’insuccesso amoroso.

Può capitare nonostante queste premesse che qualcuno o qualcuna ci faccia cambiare idea.

Gli errori commessi in passato dovrebbero essere ben utilizzati.

Quando si dice a noi stessi che non vogliamo più vedere nessuno o che non cadremo più nelle stesse trappole, significa per lo più che ci stiamo difendendo dalle sofferenze vissute, ma non è proprio vero.

Un nuovo amore capita all’improvviso, ma su un terreno che in fondo è sempre disposto in noi stessi.

La ricerca dell’altro infatti è sempre attiva nel profondo di noi.

Attenzione al rischio di immaginare un miracolo nel trovare la persona che, al contrario dell’altra, ci gratificherà in pieno.

Infatti senza saperlo, cerchiamo qualcuno che assomigli all’altro partner con caratteristiche per cosi dire, corrette nel senso che piace a noi, ripulita cioè dai difetti che sono alla base del fallimento con l’ex.
Ma tutte le relazioni con le persone sono completamente differenti, così come le stesse persone, anche se per alcuni si assomigliano e comunque siamo noi che facciamo reagire i partner in modo simile.

Se siamo esigenti e richiedenti ci aspettiamo soccorso e aiuto frequente, avremo reazioni del nuovo partner che riecheggerà la voce e il pensiero del partner precedente o degli antichi nostri genitori che ci criticavano allo stesso modo. Poi la situazione cambierà in meglio o anche in peggio e questo sarebbe pesante, perché ci renderemmo conto che siamo proprio noi che sbagliamo in qualcosa.
Comunque occorre tempo per elaborare il distacco dal partner precedente, sebbene il trauma del distacco e della perdita potrebbe innescare un processo di maturazione psicologica per entrambi i partner.

Nei fatti, la consolazione e la gratificazione parziale può indurre entrambi gli ex partner a far nascere altre storie improvvisate con altri partner molto superficiali per sopportare il dolore della perdita.

Si finisce durante i molti dialoghi logorroici per raccontare all’altro il proprio dolore, la propria delusione, come per avvisare il nuovo partner inviargli un messaggio di prova sul fatto che tali comportamenti non sono più tollerati da noi.
Tali atteggiamenti difensivi e superficiali si rivelano come bisogni immediati e non si sta in quel momento facendo alcuna scelta ma cercando un modo per star meno male.

Possiamo a volte dar una cattiva impressione di noi o proporci di essere non essere compresi proprio mostrando le parti spigolose del nostro carattere. Meglio che mi veda così anche non in buone condizioni cosicché se non gli vado bene , lui o lei se ne andrà e mi lascerà in pace senza farmi nuovamente soffrire. Liberiamoci subito di ciò che non fa per me.- può pensare chi si propone in tal modo

E allora, in un modo o nell’altro, può passare molto tempo senza innamorarsi davvero, fino a che, inaspettatamente, succede.

Occorre chiedersi, cosa è cambiato?
In realtà un periodo di solitudine, ci ha permesso di voltare pagina, dopo la separazione e questo è ciò che può farci bene, perché il tempo-spazio si trasformerebbe in un’occasione che permetterebbe di comprendere assai meglio noi stessi in maniera tridimensionale.

A volte qualcuno si mette in discussione maggiormente cominciando una psicoanalisi che aiuta a prender contatto con il mondo interno e diventare maggiormente in modo stabile protagonisti della nostra vita adulta, depurandoci di quei bastoni tra le ruote che rappresentano parti non digerite, dellel quali non ci accorgiamo e che derivano dall’infanzia e che albergano ancora in noi, al di là del tempo trascorso perché certe esperienze rimosse sono atemporali. Queste stesse ci intralciano la vita attraverso una coazione a ripetere sovrapponendosi nelle varie circostanze relazionali.

Un viaggio iniziale con amiche e amici ci fa accorgere della nostra intaccata autonomia, e serve per rinforzare l’autostima.

Con il passare del tempo siamo in grado di riformulare il senso della nostra vita di sentire le nostre ex partner lontano in una dimensione anche se lunga circoscritta a quell’epoca.
Ho potuto costatare che alcune donne, ma anche molti uomini, si erano uniti o sposati in età giovanissima senza conoscere né se stessi, né tanto meno gli altri partner che erano molto idealizzati, senza mai pensare alla concretezza della vita condotta insieme, alla quotidianità.

La sessualità per entrambi era il punto forte dell’unione.

Molti giovani sperimentano l’idea che basti incontrare qualcuno che piaccia e la felicità del futuro è già nelle proprie mani. Le scelte autentiche e approfondite si negano perché si ha fretta e rivelavano come solo un optional.

Le capacità di selezionare i partner in altre parole, si dividono in due mondi: quelli che piacciono e appartengono al primo gruppo e quelli che non piacciono che appartengono al secondo gruppo e che sono quindi scartati e subito non considerati: i primi sono accettati senza conoscere di loro molto di più che una apparenza.

Nel conoscere un’altra persona ch incontrare invece, sarebbe meglio aver raggiunto una padronanza e coscienza di sé piuttosto che esaminare l’altra persona con esagerato spirito tanto ossessivo quanto perfezionistico: a quel punto, messe insieme tante separate sfaccettature superficiali del soggetto, non si conosce comunque.

Automaticamente, se noi abbiamo conquistato invece un certo governo di noi stessi, di come funzioniamo, dei nostri limiti, ma anche delle nostre capacità di gestire la nostra vita in maniera adulta, ci accorgiamo subito che l’altro non fa per noi e quindi lo evitiamo in fretta con delicatezza, ma determinazione oppure naturalmente sentiamo di accettarlo e che fa per noi.
Non vogliamo ripetere lo stesso copione di un tempo, non vogliamo idealizzare troppo, nasconderci la realtà. Così come abbiamo imparato a non pretendere troppo da noi stessi, non ci aspettiamo di pretendere troppo dall’altro anche se l’altro fa apparire certi suoi limiti.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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