La differenza tra psicodramma psicoanalitico e il teatro classico

Lo psicodramma psicoanalitico non è teatro non ha funzione prettamente catartica, come intendevano gli antichi greci, cioè di semplice liberazione di ciò che ci opprime l’anima, cioè il mondo interiore sofferente. Il mondo interiore non va espulso, ma conosciuto e digerito al fine d’esserne sufficientemente padroni per governare la nostra libertà e potenza di azione.

Non si può del tutto escludere tuttavia che un piccolo senso di liberazione sia avvertito da chi si sta raccontando, quando ci si esprime con spontaneità in un gruppo dove esiste la dimensione interpersonale.

Lo psicodramma analitico è in primo luogo una psicoterapia che si svolge all’interno di un piccolo gruppo (otto persone) lungo un’ora e mezzo di tempo una, una volta la settimana, spesso, durante le ore serali.

Lo spazio tecnico necessario consiste una stanza di media grandezza. Le sedie disposte a cerchio, e poste aderenti alle pareti consentono di mantenere al centro uno spazio vuoto che servirà da piccolo palcoscenico, che però rappresenta più un luogo mentale e simbolico piuttosto che teatrale.

In questo spazio concreto, al tempo stesso simbolico, alcune azioni, sollecitate da emozioni spontanee dei vari partecipanti, sono espresse secondo un copione che nasce da uno dei partecipanti e scelto dallo psicoanalista in base all’opportunità di rappresentare un tema psichico importante utile anche agli altri. I partecipanti cercando di non preoccuparsi di essere troppo intelligenti, o perfetti cercano di raccontare se stessi, così come esce la voce, o il pensiero di quel momento, anche seguendo un  ordine sparso o poco logico. Più ci si avvicina all’idea di un racconto sognante meglio è!

In teatro, il copione è scritto dal regista e va imparato dagli attori a memoria, perché lo scopo consiste nell’interpretare, nella finzione scenica un personaggio di una commedia o di una tragedia, nel migliore modo possibile tanto da colpire le emozioni del pubblico e ammirarne la capacità di suscitarle.

Se il testo del copione proviene da Shakespeare, è inutile dire che la commozione si raggiunge facilmente, specie se l’attore è un professionista. L’impostazione della voce, il ritmo vocale, l’espressività del volto e dei movimenti del corpo degli attori creano un dialogo, clima psicologico tanto colorito quanto attaraente.

In una seduta di psicodramma tutti raccontano e tutti si ascoltano. Il mondo psichico si muove nel gruppo e le associazioni mentali diventano tante e possono essere comunicate.

Lo psicoanalista che conduce il gruppo principalmente ascolta, riferisce alcune sue intuizioni a tutto il gruppo anche allo scopo di far risaltare alcune dinamiche che diventeranno percepibili agli altri del gruppo con il trascorrere del tempo.

In questo modo, il pensiero che scorre diventa nutritivo e creativo di fantasie e immagini.

Teatro e psicodramma condividono alcune dinamiche: gli interlocutori interiori che noi non conosciamo ancora diventano presenti, le voci che ci parlano dentro sono ora conciliabili con l’Ego di noi stessi e il Self diventa più ricco.

Un attore è tanto capace di interpretare un personaggio perché in lui c’è la capacità e la maestri non comune di identificarsi anche con un suo interlocutore interno.

Gli interlocutori interiori che noi, non sempre riconosciamo, ma spesso queste diventano presenti, si attualizzano le voci che ci parlano dentro che sono ora conciliabili con l’Ego di noi stessi e il Self diventa più ricco.

Il piacere dell’attrice e attore consiste di sentirsi guidare da una parte di Sé che sembra sappia dove andare, quella parte, quella voce, quelle emozioni che ti scaldano e ti offrono una vitalità che non avresti creduto di avere, almeno all’inizio della tua carriera.

Nello psicodramma terapeutico quando ciascuno che ha parlato, ha anche ricevuto qualche stimolo: gli aspetti psicologici sottostanti che si muovono nel gruppo, possono essere espressi con il corpo che inevitabilmente invia messaggi. Non si tratta di recitare come in teatro, ma di seguire di massima il copione raccontato da qualcuno che è stato scelto, per esempio un evento o un sogno rappresentabile nel hic et nunc, (qui e ora).

Il gioco che ora si svolge ha come fine: mettersi nei panni dell’altro.  Si chiama: Role-playing

Gli altri partecipanti s’identificano pure con gli attori che giocano e automaticamente possono scoprire di avere molto in comune, proprio alcune tra le stesse dinamiche anche appartenenti al passato; ma questo che accade lì e ora si trasforma in qualcosa di utile per tutti.

Questi ultimi sono spesso presi da desiderio di doppiare i giocatori dello psicodramma. Doppiare significa aggiungere qualche frase, con voce delicatamente differita dal discorso del copione già in atto, quasi suggerire usando una voce alternativa per arricchire i giocatori di quel che non sentono o non vedono. Si tratta di fornire un aiuto che aggiunge altri vissuti possibili e rinforza i punti di vista altresì possibili aggiungendo la voce d’interlocutori che parlano in loro, ma che ancora non sentono.

Questo aspetto quello che riguarda gli interlocutori interni è dunque comune sia ai partecipanti del gruppo psicodrammatico, sia agli attori di teatro.

La mente è gruppale sottolinea lo psicoanalista Bion, funziona con l’apporto di diversi personaggi che ci suggerisco pensieri buoni che sostengono l’Ego- regista, protagonista o che lo affliggono.

A questo punto del gioco psicodrammatico, ciascun singolo, uno per volta, può rapidamente situarsi alle spalle del giocatore scelto, senza interrompere il discorso in atto dei giocatori (a volte più di due) che stanno sullo spazio del palcoscenico .

A questo punto avviene il reverse playing con il quale a volte si comincia, per convenienza tecnica, e che consiste nell’invertire da parte dei giocatori la propria posizione mettendosi e interpretando l’altro, avendo imparato ancora meglio la parte dell’altro, avendo, in precedenza, già  giocato il role-playing. Altre fantasie osservazioni ottenute dal movimento del corpo, dalle sue varie espressioni emotive di varie comunicazioni diventano visibili.

Vi ho descritto in generale, la psicoterapia, la cura con lo psicodramma. La tecnica psicodrammatica, inoltre può essere anche usata per sistemare con maggior chiarezza conflitti istituzionali o privati, educativi, dove lo scambio è frainteso. Cito esperienze con gruppi di giudici del tribunale e cancellieri, Cliniche con primari medici e infermieri. Aziende con conflitto del personale possono esser aiutati a sciogliere la confusione.  La comunicazione in questi casi perde la sua non simmetria e quindi diventa conflittuale perché il potere in modo inconsapevole, sta da una sola parte.

Il teatro invece non si occuperebbe della cura, non è una psicoterapia ad hoc: però il teatro regala all’attore e al pubblico, seppur faticosamente, un grande piacere. Genera padronanza, vince la timidezza, allena a esprimere fortemente le proprie emozion,i a umanizzarsi sempre più, a capire l’animo umano e sentire il senso dell’arte.

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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