Mamma

Con questa parola possiamo intendere non solo la madre di figli, ma anche interpretare un concetto più vasto.

Esiste naturalmente la mamma biologica con la quale rappresentiamo a una donna che, una volta fecondata con successo attenda circa nove mesi gestendo la sua gravidanza. Segue il parto, sempre meno complicato rispetto a un tempo. Durante la gravidanza, il feto all’interno del liquido placentare, viene nutrito, ma anche preparato alla nascita. Gli studi prenatali ci evidenziano, infatti, come il feto sia sollecitato da molti stimoli, quali la conoscenza biochimica di elementi dei quali la madre si nutre e che giungono al feto, perché di questi, indirettamente egli si nutre. In base alla specifica dieta materna, il feto s’incontra con tali nuove molecole e comincia a conoscerle.

In seguito, a circa sette mesi il feto percepisce del timbro della voce materna, la visione del chiaro-scuro, dei movimenti cinestesici della madre, ecc. Si tratta di pura sensorialità e percezioni che andranno a costituire la memoria implicita e non quella esplicita alla quale faceva riferimento S. Freud. Quest’ultima permetteva il ricordo, anche se la rimozione portava gli eventi lontano dalla coscienza, (rimozione).

La memoria implicita è connaturata nell’organismo e non può essere ricordata, se non ri-percepita attraverso atti ch si ripetono anche con una modificazione della voce dei quali non si ha coscienza e che difficilmente possono essere interpretati durante il trattamento psicoanalitico, ma questo recupero non è impossibile.

Ricordo a tal proposito tanti anni quando un giovane paziente mi aveva raccontato che prima di essere lui stesso partorito la madre aveva dovuto separarsi dal padre perché aveva assunto comportamenti troppo violenti nei suoi confronti di lei stessa mentre era incinta. La picchiava spesso e spesso lei cadeva a terra e ruzzolava rovinosamente varie volte nel pavimento.

Il paziente era venuto in psicoanalisi perché soffriva di giramenti di capo con vertigini che lo colpivano all’improvviso, ma forse in concomitanza di discorsi che includevano il comportamento ambivalente della madre nei suoi confronti.

Una volta sul lettino fu attaccato da un forte giramento di testa: aveva la netta sensazione che il capo ruotasse tanto da doversi alzare e poi ricollocarsi nel sofà.

Ebbi il coraggio di ipotizzare che i giramenti di testa ricordassero i capogiri che la madre gli aveva raccontato quando seguivano le spinte violente che il padre le provocava e cioè di rotolare violentemente per terra.

Il paziente ascoltava in silenzio e dopo un lunga pausa esclamò che la mia supposizione poteva essere vera e non aggiunse altro. Durante le sedute successive il paziente mi raccontò che non gli era più capitato di soffrire di capogiri con grande meraviglia di entrambi noi…. Si trattava di memoria implicita, non rimossa, della quale si stava recuperando una traccia sensoriale ?

Tornando alla nascita del bambino/a, subito dopo essere stato partorito, la bocca del piccolo cerca il seno materno, come se lo avesse già localizzato nella sua piccola mente.

L’allattamento materno, come è noto, permette il trasferimento di nutrimento personale ricco di elementi e nano-elementi che riempiono il bambino di utilissimi e preziose risorse che beneficiano il suo debole sistema immunitario, offrendo preformazione di difese che rimarranno disponibili al neonato per tutta la vita.

La relazione con la madre da parte del piccolo può essere molto buona , ma una certa ambivalenza non è sempre esclusa. Alcune madri, a un livello molto primitivo trasmettono ansia, incapacità di governare l’evento per inadeguatezza. Sviluppano difensivamente una forte possessività, ipocondria per il bambino, iper-proiettività non giustificata da cagionevolezza del figlio o poi degli eventuali figli che si traduce in insicurezza che i bambini percepiscono e che rimane in loro senza che si vrifichi un vero trauma. Accanto ad un amore innegabile da parte materna, i messaggi che giungono possono generare una sensazione di pericolo e di inadeguatezza. Durante i primi mille giorni di gravidanza alcune madri, ( una sette) può sviluppare una depressione che dopo il parto si aggrava come depressione post partum. Esattamente non sappiamo cosa succeda nella mente di queste madri.

Certo il parto sembra suonare in queste donne come una deprivazione di una parte di Sé come se fosse stata strappata dalla carne, parte della quale si è appropriata inconsciamente, sorta da una simbiosi che è percepita come fosse stata tradita.

Gli ormoni sono sconvolti e l’effetto delle endorfine che si riducono nel circolo sanguigno.

Certi neuro ormoni come serotonina, dopamina, acetilcolina e catecolamine come noradrenalina, ec sono sconvolte nell’organismo. Nei casi di sconvolgimento gravissimo, ma per fortuna altrettanto rara alcune madri sono colpite dalla sindrome di Medea che conduce alcune sfortunate donne a un bisogno sadomasochistico di sopprimere i figli, spinte da impulsi irrefrenabili.

La mamma è sentita e intesa anche come rappresentativa di sicurezza, di amore, di sogno, di rappresentazione dell’intera famiglia protettiva, di fiducia la mamma a-casa come sosteneva lo psicoanalista D. Winnicott.

Questa imago è in tutti noi piuttosto forte quasi biologica che per molte donne funziona benissimo e per altre costituisce una responsabilità insormontabile.

La fiducia di base si forma quando questa situazione non manifesta grandi incoerenze e situazione strane non intralciano il cammino della crescita.

Infine il concetto di mamma si estende al progetto che molte donne non potendo avere figli o per ragioni ancora più nobili decidono con coscienza di alcuni rischi di adottare bambini.

La mamma adottiva forse per molti versi rappresenta quella figura dove l’egocentrismo che è in tutti noi deve venir meno.

La donna nella funzione materna e desidera essere madre ed è normalmente è in grado di farsi carico dei problemi del bambino che adotta. Contemporaneamente a ciò, è consapevole che quel bambino non proviene da lei. E’ di solito e di conseguenza meno possessiva: lo sente molto vicino, ma non è simbiotica, non sente di possederlo completamente e che sia di propria appartenenza e accetta tutto ciò. Deve trovare una posizione di distanza-vicinanza che richiede tanto rispetto e tanta identificazione che i problemi oggettivi che un bambino adottato richiede vengono compresi e il trattamento mi sembra possa esser ideale.

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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