Vivere rischiando o evitare sempre l’ignoto ?

Si tratta di una vecchissima domanda che coinvolge secoli di storia: vita breve, ma gloriosa echeggiava metaforicamente la filosofia di Achille. Meglio il certo piuttosto che l’incerto! Se non rischi, non rosichi!

Se dormi non prendi pesci!

Non mi sembra che vi sia in queste sentenze alcuna filosofia utile, anche se sono divertenti e in qualche modo stimolanti.

Rimanderei invece a una questione di stato d’animo, di personalità di eccitazione ormonica, di età, di fiducia in se stessi.

E’ certo che occorrerebbe vivere e non lasciarsi vivere, ossia accettare la realtà secondo la quale il tempo a disposizione nella nostra vita per quanto sembri lungo, si potrebbe sentire anche breve

Perché breve?

Perché se fortunati, si potrebbe vivere anche centoventi anni. Non sarebbe poco!

Gli antichi per esempio accettavano la fine vita con molta più buon senso, anche perché, il tempo di vita previsto era dimezzato. La conoscenza e la scienza allungano oggi la vita media.

Ma quel che mi preme osservare consiste nel fatto che quel che facciamo a vent’anni, cambia a trenta e non parliamo dei quaranta, e poi cinquanta e così via.

Anche se vivessimo sino a centoventi anni in buona o discreta salute, non potremmo

costruire e fare quel che avremmo potuto sperimentare e organizzare negli anni precedenti. Considero quindi che sia meglio agire sino a che si è nel tempo giusto e sensatamente. Magari fosse facile!

Quanti rimpianti accadono nelle persone? Quanti rammarichi ?

Che significa?

Che sarebbe una buona idea uscire dal guscio autistico, scriveva Margareth Mahler, psicoanalista inglese e che fornito insieme a tanti altri colleghi grandi contributi alla scienza psicoanalitica.

Naturalmente il guscio autistico rappresenta una metafora per dire che ciascuno di noi vive dentro e sotto un presunto ombrello protettivo spesso immaginario che non ci preserva realmente da nulla, se non solo dal non vivere e cioè dal lasciarsi vivere dal mondo attorno a noi e dagli altri che decidono per noi. La famiglia è indispensabile per la formazione del vivere ma non bisognerebbe abusare troppo della protezione che offre direttamente o indirettamente.

La Mahler parlava in metafora del pulcino che avrebbe dovuto conquistare la sua vita, una volta che l’uovo si trova nelle condizioni di temperatura giusta, quel calore ottenuto dalla madre che ha espulso e covato l’uovo. Il beccuccio del pulcino dovrebbe essere abbastanza calcificato, cheratinizzato e robusto da rompere il guscio per nascere.

La rottura del guscio per riuscire a nascere non è sempre assicurata, ma non c’è scelta. O ci si riesce o non si nasce. Questo evento si chiama in inglese hatching.

Tale metafora ci esorta ad avere coraggio e a correre piccoli rischi che ci portino avanti .

I rischi sono immaginati grazie al buon senso dell’intelligenza e dell’esperienza, ma non rassicurano mai completamente. L’importante a mio avviso non è tanto rischiare quanto andare avanti verso ciò che lentamente desideriamo essere importante per il nostro futuro e anche già nell’attimo fuggente della nostra vita.

Si corrono rischi, ma forse non sono troppo gravi e eventualmente si possono riparare i danni.

I rischi veri sono corsi da sempre e recentemente da gente troppo ardita, poco umile.

Gente che è euforica, ipomaniacale che si butta dentro l’ignoto ad ogni costo: la vita per loro è solo una sfida a occhi chiusi: non parlo dei giovani incoscienti che seguono i suggerimenti, l’autolesionismo o blu-whale, i giochi pericolosi di giovanissimi che assomigliano alla roulette russa.

Certi caratteri di persone impulsive che sono portate all’atto senza pensare minimamente , perché spesso non hanno lo spazio per riflettere ma sopra tutto, ascoltare i propri sentimenti, ciò che sarebbe importante per loro sono pericolose per se stesse e per altri.

I rischi si corrono a volte per un bisogno urgente di realizzare qualcosa per compensare certe frustrazioni.

Inutile aggiungere che la tossicodipendenza è rischiosa di per se stessa, come l’eccesso di alcol, guidare l’auto azzardando troppo e distraendosi in vario modo.

 

 

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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