Paura del silenzio ?

La colonna sonora della nostra vita quotidiana è data da una cornice di rumore, a volte assordante, a volte confusionario e al passo con un’attività intensa. Viviamo nell’inquinamento sonoro!

Tale rumore con l’abitudine a udirlo, spesso ci accompagna sempre e ci riempie la vita. I giovani camminano e guidano lo scooter, la moto, l’auto con la cuffia che inonda le orecchie di musica assordante. Musica è diffusa nei negozi di vestiti, nei grandi centri mercato e tanti altri punti di vendita. Gli smartphone emettono tanti suoni diversi.

Il livello di eccitazione deve essere sempre alto non solo nei giovani quando i rivenditori sono convinti, dopo studi, diffusi e confermati, che se non ci fosse musica assordante in tali spazi, la gente, in particolare i giovani, si sentirebbe depressa. Per vendere e quindi comprare, occorre essere eccitati, di buon umore, quasi come se i soldi crescessero in tasca, oppure quei pochi che possiedi, si sente di essere autorizzati a spendere con leggerezza e mono drammaticità, non pensando di non averli più a disposizione dopo l’acquisto.

La musica ti fa un po’ andar fuori di testa, perdere un poco il controllo su quel che veramente desideri.

Più che la musicalità, spesso è il rumore che il suono rimbomba in te.

Acquisti qualcosa anche perché ti abbandoni alla leggerezza del bisogno dell’immediato e anche qui si tratta di qualcosa di compulsivo. Che dire delle discoteche assordanti ?

Penso che la musica classica invece sia un equivalente di un silenzio beato, perché ascoltandola ascoltiamo e sentiamo noi stessi esistenti.

Quando camminiamo in strada, in treno, incontriamo persone che si agitano in modo compulsivo al telefono, si muovono, urlano per essere sentiti. Gli automobilisti usano il clacson e così sentiamo le biciclette dindirillare poiché debbono farsi strada attraverso la folla che vocifera in gruppi di pedoni che si fermano in mezzo alle strade strette ai vicoli nodali bloccando il traffico.

Il baccano è sempre tanto dovuto ai trapani, ai perforatori della strada, ai martelli pneumatici, ai camion che non passano nelle stradine delle città antiche. Non ricordiamo neppure come e cosa sia il silenzio, quella strana e insolita situazione che ci introduce al mistero della vita.

Negli alloggi la TV è spesso sempre accesa, perché a molte persone fa compagnia: mentre sono al telefono: scusa che spengo il televisore perché non riesco a sentirti!

Il silenzio mette paura ? 

Il silenzio nella coppia di chi vive insieme o di chi mantiene una relazione abbastanza stabile, è spesso frainteso: in alcune occasioni è sentito con severità, come se tra i due non ci fosse più entusiasmo di stare insieme, non più divertimento, e che la comunicazione possa essere diventata stanca, come succede a volte tra gli anziani. Non penso però che agli anziani succeda di stare in silenzio solo perché la coppia sia stanca della relazione: spesso accade perché stanno condividendo la stessa relazione, proprio nel silenzio di un contenitore immaginario che genera tranquillità, intesa, condivisione e anche abitudine.

L’abitudine negli anziani offre sicurezza, consolazione ed è il più delle volte piacevole e rassicurante. Il silenzio nella coppia permette spazio-tempo mentale per ascoltarsi. Quando, infatti anche singolarmente, possiamo godere di tale spazio per ascoltarci ? Durante il giorno siamo sempre attenti a ciò che facciamo o dobbiamo eseguire e poi ?.

Solo durante la notte riflettiamo, pensiamo. Abbiamo almeno otto ore per pensare, perché dormendo, la mente rimane sempre  attiva sebbene il tono muscolare oscilli verso il basso. Il tipo di pensiero è quello tipico dei sogni, strambo, senza sintassi, né grammatica, irrazionale secondo la logica aristotelica, separato dall’ordine del giornoL’ordine della notte autorizza un pensiero più libero, spontaneo ed emotivo, che deriva in parte da quella piccola porzione del cervello che é a forma di mandorla che è collocata nel sistema limbico, che si chiama amigdala.

Nell’ordine del giorno invece il pensiero emotivo è sovrastato protetto e difeso dalla ragione, anche se fasi simili a quelle del sogno sono sempre presenti durante il ritmo circadiano.di ventiquattro ore. Noi comunque sogniamo sempre, anche se in modo più o meno dinamico, durante le varie fasi del sonno, perché non possiamo non pensare, anche se non ce ne accorgiamo e ciò perché le fasi sono del sonno sono in stato letargico. Il sogno sistema i files della mente e li rimette in ordine finché può, ma non sempre ci riesce. Se funziona, dimentichiamo quasi sempre i nostri sogni , se non funziona qualcosa nella sistemazione e elaborazione dei contenuti, qualche episodio rimane nel pettine sonno/veglia e questo materiale si può ricordare. Il silenzio della notte è dunque proficuo per noi stessi e altri perché ci avvolge e ci protegge dallo stress.

Il silenzio è anche una importante forma di comunicazione. Spesso un silenzio è più loquace di tante parole , silenzio/assenso, silenzio/non essere d’accordo con l’altro , silenzio/freddezza/giudizio critico, ma anche silenzio/affetto/calore/complicità.

Il silenzio spesso crea intimità e condivisione.

Mi sono accorto che se inizio una relazione in un convegno, fermarsi un po’ aiuta il pubblico a capire, a domandarsi qualcosa, a interrogarsi sul senso, altrimenti suonerebbe come pura autoreferenzialità: sento che è meglio tacere per qualche secondo.

Il silenzio ci introduce nel mistero che attrae la persona, ma anche terrorizza: durante una conversazione si può notare maggiormente chi, pur non sottraendosi alla conversazione, sa ascoltare e poi parlare a proposito, e chi per il resto del tempo rimane zitto. In questo caso può significare intelligenza, moderazione, rispetto e conoscenza. Alcune donne o uomini possono essere attratte da chi parla poco, ma parla bene?

Quando si litiga troppo non è meglio pensare di ricorrere come strategia al silenzio? Quanto ci si po’ guadagnare e far si che l’altro stia affannandosi nel esprimere solo uno sfogo aggressivo?

E non c’è da meravigliarsi perché il silenzio ci permette di connetterci rapidamente con il nostro mondo interiore, quella parte di noi che normalmente rimane nascosta e che ci fa paura, perché genera domande alle quali forse non siamo disposti a rispondere. Restare in silenzio equivale praticamente a guardare dentro di noi e, qualche volta, così facendo vediamo qualcosa che non ci piace tutti spaventa, perché si teme di essere giudicati forse da noi stessi.. Così spesso preferiamo il rifugio nel rumore, vivere in modo eccessivo per non lasciare un minuto libero al pensiero introspettivo.

L’assenza di rumori, di frastuono, consente spazio che si riflette nell’interiorità di ciascuno di noi.

Così avviene durante le sedute di psicoterapia psicoanalitica dove il silenzio dovrebbe regnare e creare spazio interiore per facilitare l’ascolto di Sé e dell’altro, ma in particolare degli interlocutori interni che finalmente, insieme alla situazione della notte buia e avvolta dal sonno, possono parlare venir fuori distinguersi, parlare.

Il silenzio consente la differenziazione degli elementi di un mondo già pieno, tanto invaso quanto occupato dalle informazioni rumorose che annullano le distinzioni. Era la notte oscura in cui tutte le vacche sono nere – scriveva Hegel, riferendosi a Schelling, criticando il suo concetto di assoluto, cioé di indifferenziato, dove non si vedeva quindi si distingueva nulla di utile.

Meglio ascoltare che rumoreggiare per nulla!

Lo spazio analitico consente il senso di qualcosa, annulla ciò che è dato per scontato, (egosintonico), di cui non ci accorgiamo più. Sono in tanti a dire che viviamo infatti in una società dell’indifferenza nella quale ci’abituiamo a tutto, diventando tanto sordi quanto ciechi agli eventi.

L’anestetico è sempre più cercato per non sentire, sapere e vedere per evitare di impadronirci del senso delle cose. Il rumore, il fracasso è un alleato perverso.

 

 

 

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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