Le persone che non ascoltano

Vi sarà capitato molte volte che in varie circostanze e in vari contesti, lavorativi, di amicizia, nonché familiari le persone che sono presenti nel campo di conversazione non ascoltino. Certo che esiste l’ipocusia, ossia vari e lievi difetti di udito. Fino ai venti decibel, l’udito viene considerato normale, ma se sale oltre il trenta per cento, cioè l’udito si riduce riguardo a particolari emissioni di suoni, nella gamma tra acuti e bassi, può contribuire a perdere certe parole, frasi pronunciate spesso in modo familiare, vale a dire in fretta e non sufficientemente scandite.

Eh … cosa hai detto, non ho capito niente, ripeti, ancora non ho capito eppure non sono sordo!

Ciò che contribuisce a una sorta di sordità, non sono solo i decibel, ma in particolare, in molti casi l’ansia.

Se una persona è molto ansiosa o meglio dire, occupata da ansia che significa essere sormontata da pensieri e preoccupazioni, la sua attentività mentale si riduce e chi sta parlando, rivolgendosi a questo interlocutore distratto, rischia di non essere ascoltato.

Per alcune persone può contrarsi in un’abitudine difficilmente reversibile, sebbene con il passare del tempo non ci siano veri motivi per essere ansiosi, ma il loro carattere assume un’abitudine e uno stato permanente di ansietà che costringe l’interlocutore a ripetere in modo stereotipato quanto sta verbalizzando al quasi-finto sordo.

Diventa per alcune persone un atteggiamento inconsapevole, come per essere rassicurati e oserei sospettare essere coccolato.

Ripeti che ti sento presente e mi fa piacere.

Ci sono poi altri motivi psicologici che effettivamente offendono chi sta comunicando con le parole. Non saper udire chi parla può rivelare una mancata attenzione verso l’interlocutore perché si palesa lo scarso interesse per chi desidera raccontare qualcosa, sia per quello che la persona sta dicendo anche quando appare ben poco interessante. Bisogna fingere di ascoltare gli altri per forza? No, ma è raro che quel che una persona sta comunicando verbalmente risulti non essere interessante, perché comunque quel che egli dice ha sempre un significato e ascoltarlo ne vale la pena. Proprio per questo, un eventuale senso che si può cogliere dal messaggio apparentemente poco significativo, permette di rispondere nel modo adeguato quel modo che spesso richiede di comunicare non una risposta, ma un messaggio più interessante. Come mai mi fai questo discorso, sembra che tu ti interessi di un altro argomento?Che c’entra con me?

Ascoltare chi ci parla sembra facile,ma non sempre lo è!

Si tratta a volte di immedesimarsi nelle difficoltà degli , identificarsi su quel punto di vista e rispettarlo, anche se non si è d’accordo. Poi ovviamente, avendo ben ascoltato e ben compreso quanto è stato detto, rivelare la propria discordanza, oppure condivisione.

Non sempre conviene far finta di capire quel che ci viene detto o fingere di essere d’accordo quando non lo si é.

Non conviene mantenere la paura di contraddire l’interlocutore, anche se non è male

con un po’ di grazia differenziare il pensiero dell’altro dal nostro e valorizzare onestamente il nostro.

Ascoltare con attenzione l’atro significa, sentire l’altro e trovare un modo per cercare un ponte d’intesa senza che esso sia un compromesso di falsità.

Lasciare che l’altro ci coinvolga emotivamente non significa perdere la propria identità, ma anzi significa rafforzarla!

In altre parole, saper ascoltare non è scontato che sia facile, a volte difficile, ma conviene sempre cercare di riuscirci.

Non ascoltare con attenzione significa non capire l’altro e spesso essere soli.

 

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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