Sono una madre snaturata?

Secondo dati Ocse, le madri italiane, con lavoro o meno, dedicano all’impegno di casa in media cinque ore al giorno, al quarto posto tra i paesi industrializzati.

Diversi anni fa’  Oriana Fallaci , scriveva che essere mamma non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere.

Occorre una forte convinzione e un desiderio piuttosto deciso e forte. In un mondo dove la società non è tanto organizzata e favorita per avere figli, le rinunce per arrivare a crescere un bambino /a e farla/o diventare come si spera, cioè una persona adulta positiva e sufficientemente felice, sono tante, sempre più del previsto.

La maternità è un evento caratterizzato da numerosi momenti fisici, ormonali, emotivi e sociali.

Si tratta di un evento, spesso conflittuale o inconsciamente e ambivalente (amore e odio), ma con la complicazione che non è permesso persino pensarlo come tale.

Perché?

La donna sin dall’antichità sebbene incoraggiando la sua identità femminile è stata considerata una naturale macchina riproduttiva.

L’amore per un uomo fa nascer un figlio. Ma chi è questo figlio, sia al maschile, sia al femminile?

Sarà un estraneo! I DNA che si fondono e s’integrano tra loro e chi nascerà ?

Una persona piccola che sarà in potenza una donna e un uomo. La tenerezza e il senso del possesso scattano nei genitori sia nella madre sia nel padre, ma se non scatta tutto ciò in entrambi?

Si dirà: non avrebbero dovuto farsi sfuggire le precauzioni necessarie!

A volte i genitori sono illusi dalle promesse che la società incoraggia e non hanno avuto lo spazio e il tempo per elaborare i loro veri desideri.

E’ inutile rimproverare chi molto giovane, immagina che avere un figlio offra una soluzione alla propria insicurezza, un senso risolutivo alla propria vita. Colpevolizzare chi per affetto aderisca a colui o colei che insiste per scegliere la strada della genitorialità non sarà di grande aiuto.

Ricordiamo che evitare la maternità è per la donna un peccato mortale! La società tollera solo se tu racconti che la disgrazia ha voluto che non fosse permesso, ma è proibito moralmente dichiarare agli altri che si è scelto di non aver voluto figli!

Tale morale non risente solo del cattolicesimo, ma di un’eticità diffusa in tutto il mondo, in alcuni Paesi particolarment!. Una donna dovrebbe fare figli come una macchina riproduttiva con orgoglio e fierezza!

Per curiosità, per quanto se ne sa, la donna che ha avuto più figli nella storia sembra essere stata Valentina Vassilyeva, contadina russa vissuta nel 1700. La Vassilyeva, ha avuto ben 69 figli, 16 parti gemellari, sette trigemini e quattro quadrigenimi in totale di ventisette parti.

Forse ai tempi di Abramo ci sono stati altri primati. Comunque anche questo si può considerare un primato invidiabile, una realizzzione di femminilità assoluta, non credete?

E’ questo l’equivalente di una vera femminilità?

Sappiamo che oggi s’intende l’identità  femminile in tanti modi differenti.

Sta di fatto che le donne che evitano anche inconsciamente di portare avanti una gravidanza si vergognano di non essere riuscite e spesso si sentono fortemente in colpa

La donna si deve sentire un corpo che genera, di avere la capacità di compiere un suo dovere e una potenzialità che è nucleo creativo fondamentale nella propria esistenza.

Pentirsi di aver messo al mondo un figlio è invece un sentimento molto diffuso che si dovrebbe comprendere e riconoscere senza che le donne si sentano sbagliate.

Bisogna togliere questo marchio d’indignazione asessuale e immorale.

Non succede sempre perché una donna scelga una carriera lavorativa professionale, per una sua semplice ambizione sociale, per non danneggiare la forma del proprio corpo, ma tante ragioni che non pèossiamo descrivere in questo spazio. Succede anche che quel feto che s’immagina crescere nel proprio ventre sia percepito come un estraneo che ti invade dall’interno e ch si impossessa di te per sempre. La sua nascita è irreversibile!

Un figlio non si può che amare ed è psico-biologicamente normale che sia così!

Certi fantasmi di terrore possono essere risvegliati in lei che è perfezionista, ma non si può tornare indietro.

Mentre lei vede se stessa sbagliare in base ad esperienze passate che le angosce insormontabili, certamente ingigantite, che l’hanno indotta a subire chissà cosa deve andare avanti. Lei non riconosce questo malessere, né tanto meno ha elaborato i fantasmi inconsci.

Bisogna riconoscere che certo un figlio, oltre la gioia rappresenta tanta responsabilità, fonte di cambiamento e a volte anche un ostacolo nella vita di molte mamme.

Ci possono essere sorprese, bambini difficili che nascono con malattie genetiche e che richiedono per tutta la vita molto impegno .

Molte mamme vorrebbero tornare indietro.

Rimpiangono i tempi durante i quali non sentivano tale grossa responsabilità riguardo alla sensazione che lo stesso figlio partorito spesso appare estraneo, spesso un portatore di stimoli sociali e di cultura a lei sconosciuti da i quali si sente lontano.

Ciò non significa odiare i propri figli. Coloro che provano tale ambivalenza amano anche molto i propri figli, ma odiano essere diventate madri.

Altre donne come accennavo hanno un figlio per non deludere il loro partner, ma se ne pentono già durante la gestazione.

Ci sono mamme addolorate perché rigettano il feto che tengono dentro di Sé, che non riescono mai a realizzare il loro desiderio materno, ma ci sono donne che non desiderano figli o che una volta che li hanno avuti vorrebbero tornare indietro.

Ci sono mamme che si pentono di aver fatto un figlio, altre che non riescono ad amarli pur avendoli desiderati, altre che non riescono ad averne, altre che li perdono quando li aspettano.

Le numerose differenze del destino della maternità ci devono far capire che ogni donna è diversa, con la propria storia ed i suoi desideri, anche quello di non avere un figlio.

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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