Neutralità o dialogicità nella relazione psicoanalitica?

Freud, l’inventore del metodo psicoanalitico, aveva inteso che certe situazioni cliniche più o meno drammatiche nella vita di pazienti adulti, dipendevano da antiche dolorose situazioni traumatiche.

Ad un livello inconsapevole, le esperienze passate dovevano avere fortemente influenzato la loro vita, tanto da mantenere in età adulta le sofferenze che invalidavano la loro vita quotidiana..

Si trattava di sintomi l’antica isteria, che si esprimeva esibendo un carattere di stile teatrale e convulsivo. I sintomi si manifestavano sotto forma di conversione somatica ad altri come ansia specifica e generalizzata, depressione, angoscia.

In seguito anche vari tipi di fobie, da attacchi di panico a ossessioni e compulsioni coatte e diffuse, ecc, diventarono oggetto dei suoi interessi clinici.

Molto semplicemente il metodo di cura freudiano prevedeva che il paziente invitato a rilassarsi e ad appostarsi nel sofà previsto, (dormier), si abbandonasse a pensieri liberi e associazioni di idee, cercando di distogliersi un poco dai suoi sintomi, cercando di narrare se stesso, attraverso una non controllata narrazione, quindi spontanea e libera.

La neutralità, direi non interferenza di giudizio del medico nell’ascolto delle associazioni del paziente era d’obbligo.

Lo psicoanalista si metteva in un assetto di ascolto globale e anche assai selettivo alla ricerca di eventi narrativi, sentimenti ed emozioni che emergevano dal paziente e che sarebbero state dal medico intercettate perché proiettate inconsciamente su di lui, cioè sulla sua figura o immagine vissuta dal paziente.

L’intervento verbale dello psicoanalista, quasi sempre su uno sfondo silente, avveniva in concomitanza di sovrapposizioni di elementi del passato raccontati dal paziente che inconsciamente evidenziavano discrepanza o una certa collisione di sentimenti o altro.

Per esempio, l’atteggiamento un po’aggressivo o ambivalente del paziente non sembrava giustificarsi rispetto alla neutrale, ma reale e supposta benevolenza dello psicoanalista verso il paziente.

Per questa ragione, tale confusione dell’analizzante rispetto alla realtà psichica della situazione verso lo psicoanalista non interferente andava interpretata nel suo nucleo. Insomma per Freud dovevano intrecciarsi due livelli situazionali: quello del passato inconscio e quello che prevaleva sul livello del presente.

In altre parole, ad un certo punto, durante la processualità del viaggio psichico, costituto dalle molteplici sedute, si evidenziavano alcuni racconti, oscillanti sentimenti amorosi o ostili, rivolti alla allo psicoanalista, come se i personaggi vissuti dal paziente nel passato e costruiti in particolare modo nel proprio mondo interiore e quindi soggettivo, fossero a livello inconscio attribuiti impropriamente allo psicoanalista.

L’interpretazione di questo fenomeno transferale era considerato da Freud di fondamentale importanza, perché avrebbe chiarito e così favorito il paziente districando nodi cruciali, curandolo in modo da consentirgli l’appropriazione di se stesso e liberandolo da una confusione e da un blocco che ostruiva lo sviluppo della sua personalità adulta.

Le situazioni conflittuali, ambivalenti e confusive non interpretate invece, avrebbero cronicizzato e mantenuto nel paziente forte dipendenza dal passato: dovevano dunque essere sciolte tramite appunto l’interpretazione!

La neutralità dello psicoanalista che io preferisco chiamare non interferenza, era stata concepita a favore di un setting pulito, asettico per dimostrare a tutti, inclusi i colleghi medici dell’epoca, increduli su tale metodo di cura delle nevrosi, che la guarigione del paziente sarebbe avvenuta senza suggestioni, artifizi, senza seduzioni, senza contatti fisici, come invece avvenivano di prassi in medicina che visitava il corpo, senza farmaci o droghe.

Pertanto la psicoanalisi era da vedersi come una nuova scoperta scientifica, completamente funzionante attraverso il solo intervento psicologico, cioè psicoterapico.

Le possibili attrazioni fisiche tra paziente e analista dovevano essere motivo di rinuncia al percorso psicoanalitico perché niente avrebbe dovuto inquinare il setting-laboratorio (cioè la situazione psicoanalitica) .

Il setting seguiva regole semplici, tanto precise, quanto immodificabili, salvo serie motivi che potevano interferire. Anche la malattia fisica, se non gravissima, non doveva servire come resistenza inconscia per interrompere il processo psicoanalitico (per scongiurare l’inconscio vantaggio secondario della malattia). Il percorso doveva andare avanti sino alla fine della cura.

Tutte le resistenze al mantenimento del setting erano interpretate come difese verso qualch elemento che si doveva analizzare e comprendere. Il trattamento offerto dalla psicoterapia psicoanalitica come la vita ,doveva andare avanti, nonostante i possibili ostacoli e interferenze apparentemente logistiche. I consigli al paziente erano assolutamente da evitare e considerati comunque errori sfuggiti allo psicoanalista.

Con il trascorrere degli anni, la tecnica psicoanalitica attraverso le sperimentazioni scientifiche, grazie al contributo di altre scienze quali la neurofisiologia, l’endocrinologia, la psicologia sperimentale, è gradatamente molto cambiata nel suo metodo di cura.

La teoria di Freud, ossia la sua meta-psicologia è stata utilissima per ristrutturare una rinnovata e arricchita pratica scientifica, sebbene alcuni nuclei essenziali della teoria freudiana rimangano ancora validi, ma il metodo di cura attualmente è praticato fondamentalmente in altro modo.

Importanti autori hanno aggiunto preziosi contributi scientifici e dal 1900 in poi per citarne alcuni, George Klein, Winnicott, Bion, Matte Blanco, Odgen, Racamier, Ferro, Kaes e tanti altri, hanno contribuito e non si può affermare che l’apparato strutturale psichico e l’applicazione del metodo psicoanalitico freudiano, pur avendo ottenuto molto successo a favore dei pazienti, non si sia oggigiorno molto trasformato.

In primo piano la psicoanalisi attualmente si basa come metodo sulle evoluzioni della relazione stessa nella coppia analitica.

La psicodinamica del funzionamento psicoanalitico scoperta da Freud secondo la quale i pazienti ripetono nel setting esperienze passate è considerata ovvia, e assunta come inevitabile nelle relazioni umane. Ciò seppur utile e efficace, non è sufficiente alla cura! I pazienti e lo psicoanalista desiderano migliorare metaforicamente la digestione di quel che è pesante nello stomaco, e ciò deve avvenire in tempi ragionevoli!

La tendenza metodologica attuale si basa, non tanto o solo sulle interpretazione del transfert cioè, delle proiezioni del paziente delle emozioni e sentimenti antichi sulla figura dello psicoanalista, ma sulla gestione della relazione di coppia paziente psicoanalista nel qui ed ora – del hic et nunc. Il passato viene fuori spontaneamente, perciò non c’è bisogno di scavare alcun mammut dalle nevi per verificare le cause dei traumi ipotizzati in precedenza, come se fossero state le uniche cause del disagio psichico.

Il passato si riproduce nel presente della relazione psicoanalitica che assume molteplici dinamiche coloriture affettive e assai utili allo crescita psichica.

Le difficoltà si risolvono nel rapporto attraverso la potenziata introspezione del paziente rispetto ai propri personaggi interni, la cui disarmonia rispetto al protagonista Ego, dovrebbe notevolmente aiutare l’evoluzione e superamento delle difficoltà.

Le metafore utilizzate dallo psicoanalista dovrebbero favorire meglio che in passato il paziente verso una elaborazione interiore e cogliere dentro se stesso un’infinità di nessi trasversali il cui successo dovrebbe condurre a una rinnovata armonia del mondo interno e all’immagine complessiva del Self.

Si intende che tutto il materiale che emerge diventa utile ed importante in seduta, inclusi i contesti reali nei quali i pazienti vivono e che vengono riportati all’interno delle sedute.

La psicoterapia psicoanalitica nel metodo di cura è oggi più scientifica, ma anche più umanizzata perché considera gli affetti reciproci che scorrono tra i due protagonisti della scena analitica, più vissuta e attiva nel presente e attenta alle difficoltà del paziente nei contesti del mondo esterno.

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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