La sindrome di Ulisse dopo le vacanze

Molte persone penseranno: ma a me la sindrome di Ulisse non è toccata, sono andato in vacanza qui vicino a casa, presso parenti, non ci sono stati fusi orari, né avventure strane, né differenze di clima, né alimentazione molto diversa da casa, forse ho mangiato di più , mi sono solo riposato maggiormente del solito rispetto a quando lavoro …sono quasi contento di essere tornato alle mie consuete comodità …non sono né ansioso, né depresso…

Meglio così!

Non sempre per tutti avviene quanto descritto.

In cosa consiste la sindrome di Ulisse per quanto riguarda il fine vacanze ?

Già per alcune persone durante gli ultimi giorni della fine delle vacanze estive compaiono ansie apparentemente inspiegabili per alcuni, lunghi respiri, una certa tristezza e malinconia. I sogni notturni rivelano uno stato di piccole o grandi sventure.

Un certo pessimismo assale i propri pensieri quando si è svegli.

Riprenderà la routine di sempre con qualche peggioramento, per l’aumento di costi della vita di maggiori controlli, di insolvenze di vario tipo di situazioni noiose o difficili da gestire, quelle che sono state soffocate partendo per le vacanze, proprio quelle che puntualmente si debbono riprendere in mano.

C’è qualcuno che ti cerca sul telefonino e che ti aspetta al varco. Ti invia messaggi, ti chiede quando ritorni.

Le notizie al telegiornale per chi le ascolta anche in vacanza, lanciano nuove leggi dei Governi che preoccupano la propria situazione lavorativa, oppure informa su tragedie ormai sempre più frequenti sul clima, su devastazioni dovute agli incendi che non si riescono a spegnare a causa della siccità.

E’ spesso la notizia che è la mano dell’uomo che li appicca! Viviamo in un mondo di tanti delinquenti?

Ci sono risse omicide, ci si lamenta dei migranti irrequieti e sempre più numerose, di case che non ci sono disponibili ingiustamente per i poveri che sono costretti a dormire in auto.

Le situazioni riguardo alla politica e agli eventi internazionali, tra terrorismo minaccia di potenziali guerre non rendono l’animo lieto mentre ci si distrae in vacanza, mentre si cerca di sospendere tutti i pensieri, di tornare parzialmente bambini, specie se il luogo di vacanza è complice di queste fantasie permissive perché ci piace e ci fa da contorno sognante.

Per molte persone, infatti, riprendere i ritmi lavorativi e tornare alla routine dopo le ferie suona come se uno fosse più stanco di prima della vacanza!

Si parla, in questi casi, di stress da rientro, un disturbo comune a molti.

Le lunghe vacanze quando sono possibili, fanno sentire alcuni sintomi di grigiore che preannunciano appunto il ritorno al reale.

Si tratta di depressione? Per alcune persone tale ipotesi sembra leggermente vera.

Il dovere, la responsabilità fanno sentire ad alcuni che c’è un interlocutore severo che ti chiede i compiti non svolti come quando si andava a scuola.

In passato ho parlato in passato di sindrome di Ulisse per creare una metafora sul gusto alimentare.

Omero nell’Odissea ci descrive il personaggio di Ulisse come astuto, intelligente e ostinatamente curioso di ricercare di conoscere e di sapere. Egli mette a repentaglio tutto di Sé: i suoi compagni che perde per strada, la sua famiglia che lo attende in mano ai proci usurpatori e per numerose volte, rischia la sua stessa vita.

La curiosità nell’esempio metaforico del profilo psicologico di Ulisse per quanto riguarda il gusto alimentare vorrebbe indicare come ci siano persone curiose e non schizzinose verso cibi tanto nuovi quanto gustosi, speziati, quelle persone che non si fermano di fronte a nessun cibo sconosciuto, ma anzi lo ricercano.

Il poeta Giovanni Pascoli in una delle sue opere, immagina che Ulisse dopo vent’anni di lontananza da casa, e dopo essersi vendicato dei proci e ripreso a vivere con la sua sposa Penelope e suo figlio Telemaco, desideri intraprendere un altro viaggio sino a superare il confine prescritto dagli dei, al di là delle Colonne d’Ercole.

L’irrequietezza e la passione per il nuovo e per l’avventura vince l’uomo che avrebbe sani propositi familiari e interessi di fedeltà verso la sua isola Itaca.

La sindrome di Ulisse riecheggia come un uomo che simbolo dell’eroe greco!

Oggi, alcuni tra gli italiani sentono di essere deboli e smarriti al ritorno a casa non avendo più punti di riferimento precisi sui quali porre le basi per il proprio futuro. Prevale una grande instabilità, sia a livello nazionale che globale.

Viviamo una fase di lungo e interminabile cambiamento, sia economico e sociale, che richiede una elaborazione di esperienze che rappresentano l’ignoto, il vuoto, la caduta dei miti, di molte certezze e come diceva Friedrich Nietzsche quando scrisse nel 1882 la Gaia scienza (1882) suggerì con convinzione che Dio è morto! Che Dio resta morto! E che noi lo abbiamo ucciso! 

Non penso che sia proprio in questi termini: occorre da un lato maggior elaborazione psicologica di questo attuale mondo reale. Certo il reale appare certamente più complesso perché i miti hanno perso da un lato la loro suggestionabilità e non ci si può più affidare a certezze assolute.

Tale insicurezza (sindrome di Ulisse) spiega la voglia di Ulisse di fuggire e di molta gente che si è trovata nelle vacanze in uno spazio di sospensione dal reale e vorrebbe ritornare ad esso, compiendo altri viaggi, intesi però in senso lato, cioé tanto dispersivo quanto auto-annullante il senso della propria esistenza!
Penso che realisticamente sia meglio riprendere le proprie abitudini gradualmente per evitare un impatto troppo differente dall’altro appena lasciato.

con . Se possibile, trovare il tempo per riorganizzare la casa accorgendosi degli oggetti superflui che andrebbero gettati.

Siccome in vacanza si potrebbe avere più tempo per pensare, alcune intuizioni dalle quali ci si sente illuminati, possono essere concretizzate in modo creativo e rinnovativo.

Non bisognerebbe tradire il ritmo circadiano ma cercare di dormire con regolarità e anche di mangiare allo stesso modo di prima di partire.

Piano, piano la sindrome di Ulisse rientrerà.

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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