Fermare un ciclone

Sono ormai venti anni se non di più che personalmente e tanta altra gente ci accorgiamo che in Italia il clima atmosferico è cambiato da anni.

Ricordo quando andavo alle Scuole Elementari che a Bologna durante l’inverno attraversavo le strade traversando muraglioni di neve alti quanto basta e si può dire che tutto il periodo invernale faceva molto freddo e molto frequentemente, la temperatura andava sotto zero.

Gradatamente, anno dopo anno, la temperatura media a Bologna è salita, in pratica nevica sempre meno sino a non nevicare quasi più.

Gli esperti di meteorologia e climatologia di tutto il mondo annunciano da parecchi anni un cambiamento del clima del pianeta a causa dell’effetto serra e dell’inquinamento atmosferico. Parecchie proposte mondiali con riunioni di Capi di Stato e di scienziati hanno proposto accordi per ridurre l’inquinamento che eventualmente servirebbe per evitare la lenta distruzione del pianeta e almeno al fine di lasciar in eredità ai nostri figli qualcosa di biologicamente vivente.

Durante le varie estati abbiamo assistito in tutto il pianeta all’aumento di un clima subtropicale, poi tropicale, forse ormai equatoriale. Gli uragani devastano i vari continenti, ogni anno maggiormente, l’ultimo è quello che è noto con il nome di Irma.

Ho notato che quando mi rivolgo a conoscenti amici, su tale devastazione planetaria, la maggior parte di essi non ascolta e dimentica presto quanto ho detto.

Nessuno in questo momento storico può fare qualcosa per fermare i tornados s’intende.

Inoltre l’atteggiamento psicologico che io noto è quello di indifferenza da parte di molta gente.

Mi sembra che parlare di tale argomento sia come citare la fine del mondo.

E’ rimozione totale da molte menti!

E’ come se la natura crudele tradisse e quindi l’argomento diventa un tabù che colpevolizza. Siamo stati cattivi, la natura madre ci punisce e non scappiamo !

Lo scrittore Mauro Corona si arrabbia per le stesse ragioni che segnalo, cioè per la sottovalutazione della gente di fronte a un problema planetario….

Gli uragani, i cicloni che a volte sono territorialmente grandi come Stati, pur essendo fenomeni devastanti, si formano lentamente e spesso molto lontano dai luoghi dove la loro energia viene scaricata.

I Cicloni si formano nelle zone lungo i tropici, vicino al Centro America e all’Africa, dove la temperatura del mare risulta molto calda.

L’aria a contatto con l’acqua si riscalda e sale ad alta quota, dove, raffreddandosi, si condensa in vapore e si gonfia sempre più raccogliendo tutta l’umidità circostante. Le correnti d’aria poi iniziano a circolare in senso antiorario a causa della rotazione terrestre, trascinando con sé le nuvole della perturbazione a una velocità di 250 all’ora.

L’anidrite carbonica è il nemico degli uragani.

Mi domando: è possibile che la scienza e la tecnologia non riescano a trovare un metodo per fermare gli uragani, i cicloni, i tornados, considerando che diventando giganteschi, in molti casi, possono devastare città, territori con tanti morti come il Centro America del nord, la Florida?

E che dire delle immense desertificazioni dei territori? E che dire degli incendi, provocati dall’uomo con il favore dei venti secchi e del caldo assurdo?

Coloro che cercano di comprendere da vicino le dinamiche di queste formazioni distruttive non potranno, in futuro costruire missili speciali?

Questi dovrebbero, nella mia immaginazione, raggiungere il nucleo di queste strutture nefaste e disperderne la materia acquifera, facendo scoppiare speciali composti di gas che naturalmente non dovrebbe nuocere all’uomo?

I cicloni si formano in mare e il materiale cadrebbe in mare, il gas avrebbe il compito di destrutturare e indirizzare diversamente la formazione del ciclone in costruzione …

Sicuramente gli scienziati avranno già pensato a questo e forse non sarà per ora possibile, ma io sognatore ci spero molto.

 

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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