Il velo arabo, hijab e burca

Mi sembra opportuno che le religioni siano rispettate ovunque nel pianeta fino a che però quste professano e condividono tra loro civiltà, rispetto dei diritti, desiderio di integrazione sociale e desiderio di pace e di benessere umano.

Non sempre purtroppo ciò avviene: in molti casi si trasformano in una sfida di potere e vengono prese come pretesto per una sorta di sottile o di vistoso bisogno di dominio, sia politico, sia religioso.

La maggior parte delle donne arabe indossano l’hijab e altre addirittura il burca.

L’hijab dovrebbe secondo la religione araba, proteggere le donne dagli sguardi degli uomini; simboleggia che la donna è stata promessa soltanto a un uomo e non é disponibile a tutti gli altri.

Dovrebbe servire alla stabilità e preservazione del matrimonio e della famiglia eliminando le possibilità di relazioni extramatrimoniali. 

Gli uomini poi dovrebbero inizialmente tralasciare di osservare provvisoriamente il corpo femminile e concentrarsi sulla personalità della donna. Il corpo è in parte nascosto al fine di enfatizzare l’anima. Mi sembra che corrisponda a ciò che indicano le nostre monache con la differenza che le suore si consacrano a Dio e non si possono sposare.

Alcune religiose entrano in clausura e da allora non contattano più nessuno.

Trovo quindi accettabile che le donne arabe e mussulmane indossino il velo.

Se loro sono convinte e contente di ciò, purché non venga loro imposto, non ci trovo nulla di negativo.

Viviamo in Italia in un Paese libero e l’imposizione non è ammessa da parte degli uomini o da parte delle donne. Si considera sopraffazione!

Nel caso dei veli bisogna ammettere che ce ne sono di molto belli e sofisticati che non offendono nessuno, anzi conferiscono un senso di mistero e colorato e fantasioso.

Il burca non è accettabile in alcuni Paesi come l’Italia, perché la legge civile lo vieta e sancisce che nessuno può nascondere il proprio volto completamente, tanto da non essere riconosciuto.

Quel che non capisco riguardo al velo che io accetto in pieno, se la donna lo desidera, si riferisce al timore che gli uomini sentono verso quella che considerano in loro possesso come se fosse veramente la loro donna di totale e personale proprietà.

Il femminicidio diventerebbe autorizzato.

Un tale aspetto però ricorda una certa mentalità del Sud Italia di non molti anni or sono.

La mentalità maschile italiana lasciava ben intendere che: la donna è mia e nessuno la deve vedere se non in condizioni di massima sicurezza, tale da non alimentare alcuna fantasia sulla sua femminilità !

Io invece sarei fiero di mostrare la mia compagna in tutta la sua femminilità: nessuno me la toglierebbe, ma anche fosse che qualcuno riesce a sedurla, significherebbe che ho sbagliato la relazione. Meglio che il confronto con la realtà sociale ci sia e anche presto, per aprire alcune alternative e possibilità d’incontro.

Le femministe occidentali spesso vedono l’hijab come un simbolo dell’oppressione e della schiavitù della donna.

Non sono d’accordo perché giudicare e intromettersi nella storia religiosa o cultura di altri popoli è intrusivo e imporrebbe un controllo irrispettoso e sbagliato.

L’hijab non dovrebbe essere considerato un simbolo di oppressione.

Se pensiamo al nostro passato storico, dobbiamo rispetto anche alla filosofia degli altri.

Se le donne arabe desiderano sentirsi a proprio agio in tale modo e si riconoscono come identità in questo modo di vestire, perché dovremmo disturbare una consuetudine che non fa male a nessuno. Saranno le donne stesse che avranno la possibilità di comprendere cosa sia meglio fare, se vivono nel nostro Paese.

Il corpo della donna occidentale è connaturato alla propria identità femminile e naturalmente io condivido tale costume, ma perché non rispettare il gusto mussulmano?

Penso che le donne italiane, avendo lottato per la propria indipendenza e autonomia, e facendo un confronto con il proprio passato, preferiscano vedere il corpo femminile libero come espressione evolutiva.

Le donne arabe preferiscono invece occultare parzialmente il loro corpo con il velo, ma la maggior parte di loro non si vergogna affatto a causa di tale usanza e non attribuisce alcuna sottomissione psicologica all’uomo.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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