Demotivazione nell’anziano

Le sensazioni e poi le emozioni che l’essere umano sperimenta sin dai istanti di vita sono sempre presenti, anche se una persona potrebbe non averne coscienza.

A ogni stimolo corrisponde la comparsa di una sensazione, e così si costruisce l’esperienza.

Il vissuto che il soggetto ha del mondo, deriva dalle tante emozioni e sensazioni che funzionano come personaggi ossia interlocutori interiori che si potrebbero immaginare come tanti personaggi che ci parlano dentro e suggeriscono il nostro comportamento..

Un dolore morale, per esempio genera in noi una speciale esperienza di sensazione.

Le emozioni di base sono: sorpresa, disprezzo, disgusto, paura, rabbia, tristezza, felicità e poi aggiungerei, l’emozione della colpa e della vergogna. Tali emozioni sono state studiate e considerate universali.

Tali emozioni primarie s’intrecciano con tante altre sensazioni dando luogo ad almeno centocinquantasei e forse più sentimenti che generano il grande complesso del mondo affettivo, fondamentale per l’interagire e l’interazione degli esseri umani. Gli affetti sono localizzati nella parte prefrontale del mesencefalo, nel sistema limbico e in particolare, nell’emisfero destro.

L’insieme di esperienze vissute dall’anziano lo aiutano nella sua vita sempre meglio, guidandolo nelle sue azioni: l’anziano viene considerato spesso saggio.

L’anziano riesce con il tempo ad armonizzare le proprie emozioni in modo più concreto e libero rispetto al giovane adulto per via di una consumata elaborazione e digestione di tante esperienze.

L’invecchiamento però rende la persona complessivamente più debole e produce in modo reattivo una certa rigidità nella sua personalità, come se egli divenisse stanco di continuare a provare tante emozioni sentimenti e,. naturalmente, s’accorge d’essere meno passionale e di coinvolgersi nelle vicende con meno interesse. In tal modo l’entusiasmo e la motivazione verso i tradizionali interessi tendono a ridursi. In alcuni rari casi, anche le relazioni che un tempo erano empatiche possono comprimersi.

Sovente l’anziano esprime emozioni di rammarico mediante il ricordo di determinate esperienze avute in passato; in molti casi prevale il pessimismo, l’imbarazzo, si offenderà facilmente e si deluderà per il cambiamento delle cose: sarà meno pieno di speranza di ottimismo.

E’ noto che occorre impedire che alcuni anziani s’isolino socialmente, e che inventino capri espiatori per guerreggiare con gli altri e per confermare se stessi.

L’anziano in generale potrebbe concentrarsi sempre più verso i propri bisogni assumendo un comportamento egocentrico, diventando assente di fronte agli entusiasmi dei più giovani e, spesso distratto e sordo alle richieste della gente. Molti giovani che frequentano quella persona rischiano di sentire cadere un mito, e di esser per questo delusi per non essere più ascoltati come si aspetterebbero.

La vera attrazione emotiva di alcuni anziani è rivolta soprattutto su poche persone, quelle che possono aiutare per fronteggiare l’angoscia di essere abbandonato e rimanere solo, di peggiorare la propria situazione di salute e condizione economica.

Ci sono anziani però, che risentono assai poco di questi pericoli: rimango vivaci, attivi e anche passionali, s’aggiornano su tutto. Tengono la mente sveglia e si preparano di fronte ad ogni evenienza sgradevole.

Molti anziani sono in grado di vincere la tristezza dovuta all’invecchiamento.

L’aspetto della malattia potrebbe invertire ogni privilegio mentale e modificare anche psicologicamente la personalità.

Penso quindi che l’invecchiamento che prende, prima o poi, tutti noi quando siamo rimasti in buona salute fisica, possa essere contrastato nei suoi aspetti disagevoli da nuovi interessi, dal contatto con libri e vari stimoli, nonché la frequentazione se possibile di persone più giovani che sono stimolanti e creative.

Un giusto scambio: al giovane tante esperienze indirette che pur sempre giovano, all’anziano tanti stimoli che egli rischierebbe di perdere.

Una certa demotivazione a agire con passione verso le cose interssanti di sempre non è dovuta a un senso di stanchezza fisica, cioè a una debolezza vera e propria, ma verso una sorta di noia psichica dovuta a ciò che si ripete e mai cambia. Dopo tante esperienze – sento dire da alcuni anziani – nulla è veramente cambiato ed io non ho voglia di fingere di entusiasmarmi per niente!

Altri anziani invece trovano sino all’ultimo situazioni nuove e vogliono con determinazione e ad ogni costo cambiarle in meglio, trovando sempre positività e nuove idee su tutto.

 

 

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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