Dramma e beneficio nel cambiar casa

Traslocare in un’altra locazione o casa è un evento piuttosto importante anche dal punto di vista psicologico. Si tratta, infatti della terza causa di stress psichico nella scala degli eventi stressogeni e spesso un vero e proprio trauma specialmente per le persone anziane, che sono anche un po’ malate o non autosufficienti e per i piccoli bambini.

Spesso si è costretti per ragioni economiche a causa di pensioni minime che non permettono un affitto normale o costoso, a volte è necessario vendere la casa di proprietà per restituire denaro alle banche o qualcun altro.

Qualche volta ci sono motivi inerenti alla crescita della famiglia che spingono a cambiare l’ambiente nel quale si è vissuti per molti anni: il tempo vissuto in quel luogo familiare è direttamente proporzionale al disagio, sia materiale, sia psicologico.

In altri casi, il cambiamento di casa è sperimentato come un cambiamento positivo della propria vita.

I ricordi connessi con la vecchia casa non sono sempre piacevoli e cambiar casa significa voltare le spalle al passato e cambiar pagina nella propria vita, in particolare per i più giovani. L’evento è vissuto con gioia e con trepidazione.

Se cambiar casa si verifica come scelta condivisa da diverse persone, l’evento stressante è ridotto, s invece si tratta di un single il cambiamento è maggiormente avvertito psicologicamente e si accompagna ad un senso maggiorato di solitudine.

I bambini solitamente sono eccitati di fronte al trasferimento in una nuova casa, le persone di mezza età sono consapevoli anche dello sforzo logistico di portare con sé vecchi mobili oppure di rinunciare ad essi e ad oggetti ai quali si è molto affezionati. Gli spazi non sono sempre propizi a ospitare forme di mobili che non siano moderni e geometricamente adatti. Bisogna rassegnarsi.

Comunque il cambiamento è vissuto più o meno fortemente, come perdita che si riallaccia ad altre perdite importanti del Sé, anche se inconsciamente radicate nel profondo.

Per alcuni bambini piccolissimi il cambiamento preoccupa e naturalmente vannno incoraggiati dagli adulti aprendo scenari di entusiasmo.

Le persone anziane, come dicevo, il cambiamento può essere vissuto in maniera davvero catastrofico perché queste persone si sentono piuttosto deboli e già disorientate nella loro vita e l’idea perdere il contesto nel quale vivono, anche se taciturne, ne soffrono più di quanto possa apparire.

Finirò i miei giorni in un luogo estraneo, scomodo, forse ostile. Le mie cose andranno perdute e di me rimarrà ben poco ! Tali pensieri e fantasie attanagliano la mente e se queste persone non aiutate dai più giovani possono molto penalizzare anche la salute di queste persone non più giovani.

Per le persone giovani invece la perdita di un ambiente con il quale si è raggiunto una notevole familiarità è spesso e naturalmente compensata dall’entusiasmo per il futuro, dalla voglia di cambiamento, dall’apertura di nuove alternative che si prospettano all’orizzonte.

Ci sono giovani o di età intermedia che hanno incontrato eventi di dolorosa separazione dal coniuge, o per divorzio, oppure per la morte di uno dei due.

Si tratta, per coloro che sono destinati a essere protagonisti di una nuova vita, magari che in quel momento non possono contare su altri amici o parenti, e essendo single, sarebbe meglio considerare l’opportunità di restare nella medesima casa o di cambiare alloggio.

Andarsene e abbandonare la casa nella quale si hanno molti ricordi prevalentemente piacevoli, potrebbe potenziare l’angoscia di perdita sia del coniuge sia dei ricordi a lei/lui legati.

Potrebbe però rappresentare una sferzata di apertura di ottimismo di poter elaborare un certo lutto diversamente, un colpo di timone che inneggia alla forza, stimola all’autonomia senza tradire il passato ma incoraggiando a vivere cambiar casa come un cambiamento positivo verso il futuro.

In altre parole, se per alcuni il divorzio e la perdita del marito o moglie, cambiare casa significherebbe sentirsi profondamente in colpa, per altri, potrebbe offrire un’apertura incoraggiante e, anche in tal caso, essere associato a una speranza e a un’alternativa di vita che però è in parte la continuazione.

Molto dipende per questa scelta il tipo di rapporto che esiste o esisteva in precedenza con il coniuge.

Il trasloco potrebbe essere vissuto con maggiore instabilità psicologica e determinare la crescita di fantasmi dovuti all’improvvisa nascita di un senso di colpa di per Sé immotivata, ma per aver abbandonato, quasi tradito qualcosa che per la verità non avrebbe senso reale.

Traslocare in una nuova casa che è situata in un’altra città, può aggravare i rischi di malessere come però anche contribuire con le novità che include, fattori positivi e motivanti.

Meglio sempre non andare incontro all’isolamento sociale, ma aver possibilmente qualche conoscenza laddove si sta andando.

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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