Mostrarsi e non mostrarsi nella relazione sessuale

Molto frequentemente si può ascoltare emergere durante una psicoterapia con la quale una coppia vorrebbe risolvere un problema sessuale del quale entrambi i partner soffrono, un problema di pudore.

Una sorta di pudicizia, vergogna di denudarsi, senso di antica decenza, bisogno di obbedire ad un principio di compostezza, spinge uno dei due partner o entrambi a omologarsi a un ideale di purezza, castità, illibatezza.

Il pudore ha un’origine antica ed è collegato con l’emozione di vergogna.

Il sesso evoca intimità e l’intimità appartiene, certo  a noi stessi come cosa preziosa, ma inconsciamente appartiene a nostro padre o a nostra madre, direbbe Signumd Freud.

Svelarsi ad un uomo o donna significa inconsciamente tradire qualcuno, anche se si tratta di moglie e marito il cui rapporto è designato alla creazione dei figli in senso cattolico, e a provare piacere in senso pagano.

Il piacere però è considerato spesso un peccato, quando abbandonarsi ad esso significherebbe affidarsi, abbandonarsi a chi si ama e avere finalmente fiducia nell’altro che dovrebbe permettere di diventare adulti.

Si tratta  di uscire dal narcisismo primario che accompagna i primi anni della vita.

Freud sosteneva che l’autoerotismo del bambino permetteva di prepararsi alla padronanza del proprio corpo inteso come il Self.

Intendeva riferirsi alla preparazione ad una confidenza con se stessi e anche ad una certa autonomia verso il mondo. Infatti procurarsi piacere implica autogestione e rifiuto di dipendere sempre dagli altri.

Per altra persone lorgasmo è liberazione, anarchia, imparare a contestare ciò che non ci va.  

Quando la sfera genitale è divenuta matura in entrambi i sessi, la masturbazione, che era condannata nel passato in tutti i modi (si legavano i fanciulli a letto e si punivano fortemente), specie nell’ottocento, può rivelare invece un piacere che sfocia nell’orgasmo.

Per la Sacra Chiesa la masturbazione è onanismo, concetto che deriva dalle azioni del personaggio biblico, Onan che durante i rapporti sessuali, disperdeva il seme, invece di favorire la procreazione.

Dante nel tredicesimo secolo, scrive in un verso: cose che si vieta di nominare.

Tale intensa sensazione di fatto permette di secernere le endorfine, ormoni, neurotrasmettitori che invadono il corpo sessuato con un senso di gioia e di immensità.

Freud stesso lo chiamava un sentimento oceanico.

Non tutti accettano l’orgasmo perché alcune persone si spaventano, si sentono possedute, di perdere il controllo di Sé.

Quindi lo rifiutano e si inibiscono quando sanno che queste forti sensazioni potrebbero impadronirsi di se stessi e per questo non si lasciano andare al piacere.

Anzi lo evitano e fuggono ad ogni occasione nelle quali le sensazioni aumentano durante un presunto rapporto sessuale, inteso spesso per compiacere il partner.

In ogni modo la scienza medica, quella sessuologica riconosce che prima si ha contatto con il proprio corpo, prima si è disinvolti anche verso l’altro e s’impara a conoscere, sia l’anatomia sia le sensazioni leggere e profonde connesse con i sentimenti e viceversa.

Il mio non è un invito a cominciare i rapporti sessuali con i partner precocemente, prima di una certa età, perché l’esperienza psicologica gioca un ruolo importante e sano solo dopo i quindici anni almeno, anche se in questo campo, l’agire risulta soggettivo e può richiedere più tempo per maturare, sopra tutto psicologicamente!

Oggi ci sono ragazzi che a meno di tredici anni debbono sperimentare masochisticamente, imbrogliando l’esperienza d’incontro che risulta fallimentare e poco rimediabile nel futuro.

Spesso i partner comunicano con il sesso la loro immaturità, le loro inibizioni, il loro egoismo, l’incapacità di identificarsi con l’altro, perché non hanno compreso ancora se stessi né l’anatomia del partner che rappresenta ancora un mistero.

Il sesso è comunicazione amorosa e fisica e entrambe le comunicazioni procedono di pari passo.

Nulla deve essere forzato, ma sollecitato all’attrazione, all’amore e al paicere..

Si tratta di un incontro che esprime sensorialità e sensibilità, un po’ d’erotismo, voglia d’intimità e anche ricerca di qualità di vita e di esprimere la propria ricchezza con la giusta e rispettosa fantasia. Imparare a crescer attraverso il sesso non è sbagliato.

Ci vuole anche intelligenza nello scegliere il partner giusto e anche un po’ di fortuna nell’incontralo.

Le delusioni possono essere costose, meglio non cedere troppo facilmente agli impulsi biologici tipici dell’età assai giovanile.

Bisognerebbe non fingere di saper tutto, ma dialogare onestamente su tutto, come si è fatti e anche sulla propria mancanza di esperienza e non di apparire quasi dei bulli per fare bella figura con il sesso. non si può fingere, anche la donna è penalizzata se simula bravura.

Non occorre mostrare di essere uguali all’altro, ma le proprie caratteristiche differenziate aiutano ad amarsi.

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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