La difficile situazione di coppia dei nostri tempi

Cosa è cambiato nelle relazioni umane e specie nelle relazioni affettive nelle coppie?

Molte giovani donne lamentano quanto sia difficile costruire una che mantenga un minimo di stabilità.

I giovani e, nemmeno sempre tanto giovani, sembrano dubbiosi, confusi, instabili nel carattere e nelle decisioni da prendere con le loro partner e molto spesso si dileguano nel nulla.

Gli incontri avvengono, ma loro durata sembra essere assai breve. C’è sempre qualcosa che non funziona per andare avanti bella relazione.

Molte ragazze che sono piuttosto attraenti e dotate di buon senso, le quali fra l’altro ottengono un certo successo nelle varie vicende della vita, si domandano spesso cosa ci sia in loro che non funzioni.

Forse c’è qualcosa in me di sbagliato, sono troppo aggressiva, troppo accondiscendente, troppo passiva, non sono abbastanza bella: forse sono troppo grassa o troppo magra, i mei difetti si vedono, sono insicura, non sono sexy e nemmeno affascinante.

Ciascuna di queste ragazze che si sente in difficoltà, sperimenta un bisogno ossessionante di scrutare in se stessa, accusandosi di svariati difetti che si presti rivestire la causa del loro insuccesso con i giovani maschietti.

La domanda che si pongono è posta in questo modo: perché non piaccio? Perché tutte le storie che comincio, piena di speranza, invece svaniscono?

Rimarrò sola? Mi sembra di non avere alcuna capacità d’interessare a qualcuno che piaccia anche a me!

I ragazzi che mi piacciono, o sono già impegnati, fidanzati o sposati, oppure sembrano solo avventurieri e irrequieti e sembrano alla ricerca di non so cosa, ma certo non di me!

Certo non tutte le ragazze sono affascinanti, non tutte bellissime, ma chiaramente queste delusioni, e frustrazioni, nella maggior parte dei casi non hanno a che fare con l’insuccesso lamentato.

Cosa c’è alla base di tanto fraintendimento che fa sentire solitudine?

Gli uomini anche giovani, riflettono l’ambiente familiare nel quale sono vissuti, non solo attraverso i propri genitori, ma anche attraverso nonni, parenti vari, zii e gruppo di appartenenza e di comunità.

Oggigiorno, diremmo che la mascolinità risenta di una cultura per certi versi antica, che ha visto l’uomo in una posizione egocentrica naturale in virtù del potere economico e dei costumi assai antichi.

La propria identità, forse giova ricordarlo, si è sempre basata su un potere, sia sociale sia sessuale, che imponeva di gestire la realtà come fondamentale protagonista della sua e della vita della compagna.

Le difficoltà di convivenza sono sempre esistite, ma sempre gestite alla meglio con tolleranza femminile maggiore rispetto a quella dell’uomo. La cultura sociale, che per quanto riguarda l’uomo, che oggi chiamiamo maschilista, era la norma.

L’infedeltà era frequenta per quegli uomini se la poteva permettere, anche se condivisa spesso dalle donne ma forse per motivi più romantici per una buona parte di loro.

Il senso del possesso della donna è sempre stato superiore a quello che la donna ha sempre provato per l’uomo, salvo naturalmente eccezioni.

Sino a non molti anni or sono, la gelosia da parte dell’uomo che esprimeva il suo massimo possesso della donna, sappiamo era giustificata giuridicamente anche per mezzo del cosidetto delitto d’onore, come ai tempi degli antichi romani quando il dominus: il signore poteva uccidere la domina, matrona, se avesse commesso un tradimento, mentre a lui, uomo patrizio di Roma imperiale e pagana era naturalmente concesso di agire come desiderava in materia sessuale.

Questo esempio storico è un punto di riferimento che la dice tutta.  Non è mai cambiato nulla da allora e attraverso il mondo borbonico, e forse i costumi sono peggiorati a causa dell’interferenza ecclesiastica, (certo che oggi il costume maschilista è disapprovato dalla Chiesa).

Comunque sia, la giurisdizione italiana che vige nella nostra penisola ancora frammentata nelle varie Regioni sino a dopo la prima guerra mondiale, poteva accettare che una donna venisse uccisa dall’uomo perché il suo possesso era in fondo condiviso come parte dell’identità maschile.

Lo stupro, la violenza sessuale, i vari tipi di molestie, di mobbing, sono retaggio di un passato abbastanza recente.

Tali perversioni rappresentano oggi uno scandalo decisamente condannabile, ma forse si può comprendere da un punto di vista psicologico perché ancora esista.

Negli anni settanta il cambiamento dell’atteggiamento femminile rispetto allo stile di vita, rispetto ai diritti sul lavoro, ai costumi sociali, ispirati alla libertà e parità con l’uomo,  ha stravolto i tradizionali costumi di comportamento.

La giustezza di questo cambiamento femminile ha permesso di raggiungere traguardi professionali e comunque complessivi, che superano spesso quelli di alcuni uomini.

La giovane donna però a differenza di quelle donne più anziane e non astoriche, non si rende conto della grande trasformazione avvenuta in pochissime generazioni che la pongono in una posizione assai differente dal recente passato, ma che appare a lei come tanto naturale quanto completamente acquisito.

Gli uomini purtroppo, pur avendo compreso il cambiamento a livello cognitivo, non lo hanno ancora assimilato in se stessi, e perciò alcuni di loro si sentono minacciati nella loro tradizionale identità.

Quel che spesso critico riguardo all’uomo, si concentra sulla sua provata umiliazione nel cercare la donna con violenza o incapacità di comprenderla.

Perché mai l’uomo dovrebbe perseguitare una donna, richiederle di essere trattata in un modo che non corrisponde più da anni, cioè usata senza ragione, nella posizione di lei di sottomettersi per compiacere l’uomo. Con quale dignità l’uomo verrebbe avere amore, piacere solo esibendo il proprio potere sociale?

Se l’uomo non riesce ad essere amato nel modo tradizionale in virtù del suo presunto e frustrante potere, per lui vita amorosa non potrebbe che essere una vita umiliante.

L’uomo per primo, va compreso all’interno del contesto della propria storia culturale, ma per questo fortemente educato a sentire il cambiamento avvenuto e così anche valorizzare la propria dignità e di conseguenza, viene da sé che sentirà di rispettare spontaneamente quella femminile.

Le donne dovrebbero considerare che l’uomo soffre di una debolezza d’identità dalla quale deve guarire e non illudersi che lui sia sempre in grado di accettare automaticamente le trasformazioni femminili che sono avvenute in fretta rispetto ai tempi storici maschili. Tale analisi non giustifica i comportamenti perversi e irrispettosi maschili, ma solo ha il fine di comprendere le ragioni e mirare a facilitazione di un’evoluzione culturale profonda.

E’ assurdo che la donna continuando a immaginare e idealizzare un uomo maturo, si colpevolizzi per sentirsi inadeguata. Naturalmente sto generalizzando il discorso, ben sapendo che molte donne hanno perfettamente compreso la situazione della quale stiamo parlando.

Dal punto di vista maschile, l’uomo non comprende perché dovrebbe mantenere un legame stabile con una donna, visto che spesso i matrimoni naufragano e ne risulta sofferenza per la famiglia e per la perdita parziale del godimento dei figli, nonché costi economici e varie possibili seri inconvenienti considerando che la società italiana é poco protettiva verso i divorzi.

I punti tradizionali di riferimento degli uomini per quanto in buona fede, sono crollati e ciò penalizza tutti.

La vita sessuale sembra che per molti possa essere mantenuta senza troppi legami di fedeltà.

Non tutti le coppie desiderano figli, sempre a causa dell’impegno e riduzione di certi valori, o per scelta personale anche da parte della donna che si sente meno accudente verso tutti e più devota alla propria libertà che disponibile al servizio degli altri, specie quando non trova il riscontro affettivo e altruistico desiderato.

In conclusione, la società deve ancora crescere parecchio e l’integrazione tra donne e uomini dovrebbe migliorare non di poco, alla luce di tali problemi socioculturali e psicologici appena accennati.

Le donne nel frattempo quelle che si sentono infelici nel non poter realizzare sani progetti amorosi, non dovrebbero sentirsi colpevoli di errori da loro commessi, ma piuttosto comprendere le difficoltà psicodinamiche che, in effetti sono complesse. C’è impotenza da entrambe le parti e c’è bisogno di avvicinarsi e di comprendersi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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