Quei ciclisti indisciplinati

Personalmente amo girare in bicicletta, sia per la città, sia come si dice oggi in stile giornalistico,

in gite fuori porta.

I Comuni di tutte le città, anche quelle storiche, facilitano come possono la circolazione delle biciclette per evitare quanto più inquinamento possibile nell’aria.

Le biciclette non inquinano, quindi è bene incoraggiarne l’uso attraverso piste ciclabili che permettano di raggiungere ogni località il più possibile usando un tale mezzo economico, salutistico in se stesso, se escludiamo l’aria che respiriamo, satura di gas, polveri sottili, anidride carbonica ecc.

Tuttavia usare la bici sarebbe uno sport che di per se stesso, tiene in allenamento i propri muscoli e la circolazione sanguigna. Le donne poi sentono di mantenersi snelle nelle gambe e pedalano molto volentieri.

Tutto andrebbe molto bene se l’entusiasmo giovanile non prendesse spesso il sopravvento nella conduzione del divertente veicolo.

Esistono tanti tipi di bicicletta, da montagna, da corsa e turistica, eleganti, sgangherate, ma in tutti i casi è bene che nelle città in particolare i ciclisti siano prudenti, anche se nulla impedisce di mantenere una certa elevata velocità, quando possibile.

Ciò che è inaccettabile è andare contro senso nella strada, correre a zig zag, passare l’incrocio a semaforo rosso, pedalare di sera a fanalino spento, salire sui marciapiedi e poi uscire nella strada senza controllare se ci sono veicoli in transito.

Entrare nei portici e uscire a tutta velocità, bilanciarsi in equilibrismi mentre si procede pedalando, parlare al telefono usando le mani fuori dal manubrio, mentre si litiga, ignorare di attraversare a tutta velocità le zone pedonalizzate, mangiare e bere mentre si viaggia in mezzo alla gente, insomma considerarsi pedone e veicolo al tempo stesso.

Non penserete che sia improvvisamente divenuto un vigile urbano o un severo carabiniere, che per altro, entrambi sembrano poco attenti nel controllare questo settore veicolare, forse impotenti di fronte a molta indisciplinatezza, ma il fatto è che ci tengo alla mia e alla incolumità degli altri!

Dovreste sentire i taxisti quanto lamentano l’inosservanza delle regole dei ciclisti.

Particolarmente questa categoria di auto pubbliche, come anche i guidatori di autobus, di corriere sente il rischio di coinvolgersi in gravi incidenti con i ciclisti e di danneggiarli irreversibilmente.  

Giocare con la bicicletta è divertente, ma è meglio esibirsi entro uno spazio sicuro.

Dovreste vedere quante biciclette attorcigliate in se stesse, distrutte da un incidente, dipinte di vernice bianca come le anime del paradiso o dell’innocenza sono appese lungo le cancellate delle vie, quanti mazzi di fiori tanto finti quanto permanenti sono lì a testimoniare e a ricordare in eterno un incidente mortifero avvenuto chissà quanto tempo prima!

Le scene raccapriccianti tolgono il respiro a chi le vede o solo a chi le immagina.

Capisco che molti giovani studenti presi dall’euforia rischino nella strada e si esibiscano con qualunque veicolo guidino, e che la trasgressione possa eccitare e divertire, ma a costo di fare il moralista prego chi ama la bicicletta di rispettarla per sempre.

Capisco che alcuni ciclisti possano tentare di compensare la scarsa velocità che possono raggiungere con il loro velocipede, a differenza di chi guida altri mezzi a motore, con la stesso spirito acrobatico che permette di accorciare i percorsi, evitando i semafori, i sensi unici, i portici e marciapiedi, sfiorando gli anziani che bloccano a volta la strada con la loro lentezza passando sopra tutto, ma non roviniamo tutto il bello!

PS E’ gradito che  le lettrici e lettori commentino e domandino per avere risposta

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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