Esiste la cattiveria?

Penso che la cattiveria alberghi in tutti gli esseri umani, ma che si tratti di riconoscere quanto si possa questo ed espressa.

A mio parere, l’essere cattivo significa essere invidiosi in maniera psicopatologica ed esprimere più o meno vistosamente certi sentimenti e comportamenti malvagi.

L’invidia patologica esprime l’impotenza umana di fronte a ciò che ricorda quel che non si può mai ottenere e che sollecita l’avidità incontrollabile.

L’invidia è imparentata con la vendetta, cioè con il riprendere indietro quel che sembrerebbe essere stato tolto quasi ingiustamente.

A quel punto i valori si trasformano in perversione.

In altre parole alcune illusioni che crescono sin dall’infanzia vengono dalla realtà disilluse e tale cadute dall’illusione lascia una traccia di sentimenti di rivalsa e di rabbia.

La cattiveria rappresenta la rabbia che viene rivolta verso chi si invidia perché etico, civile, fortunato, buono.

In sostanza, la cattiveria è figlia di una maternità rabbiosa e di una paternità vendicativa.

Il cattivo sperimenta in se stesso sentimenti di impotenza e di anarchia.

Lui o lei si sente in credito di avere ad ogni costo quel che gli mancherebbe.

Il cattivo contiene in se stesso sadismo, cioè prova piacer nel vedere soffrire l’altro, chiunque sia. Non conosce la pietà, la condivisione, la solidarietà, l’identificazione con la sofferenza dell’altro.

Il cattivo sente il possesso di tutto quel che può possedere ricorrendo in alcuni casi ricorrendo alla violenza, senza limiti.

Il corpo dell’altro può essere abusato, vilipeso, tormentato. I molestatori, gli stupratori, gli abusanti, i violentatori hanno annullato i sentimenti umani dell’altro per trasformare oggetti strumentali e manipolano ogni cosa con piacere.

Non parliamo dei stupratori seriali che provano piacere sessuale uccidendo come momento finale che porta all’orgasmo.

La cattiveria trova la sua radice profonda nella totale e perversa ribellione contro tutto ciò che appare buono e indifeso: rappresenta simbolicamente il diavolo nel momento in cui il simbolo del bene, dell’amore, della costruttività umana è rappresentata da Dio creativo.

L’idea di vedere soffrire gli ebrei è stato un esempio di piacere nel produrre male e Hitler é divenuto un mito.

Il mafioso Riina ex capo assoluto della mafia assai emulato con i suoi numerosi omicidi ci offre un altro esempio di malattia da cattiveria che del resto è piena la storia.

Charles Manson uccise Sharon Tate incinta, insieme altre amiche con una crudeltà inaudita.

La crudeltà che è insita nella cattiveria umana si attacca facilmente come un virus alle persone fragili che si eccitano nel fare male perché il loro potere cresce.

Gli antichi romani in età imperiale, spettatori del Colosseo provavano piacere vedere i cristiani e altri sbranati dalle belve.

I supplizi adottati nelle torture come l’impalamento, lo squartamento, lo scuoiamento, generava un piacere unico agli spettatori e a chi aveva escogitato certi sistema di sofferenza, ecc

Non conviene parlare di bontà e cattiveria per evitare di rinforzare nei bambini la scissione di due istanze opposte e semplicistiche che possono offrire un senso di onnipotere nel mito di essere cattivo.

Se non valgo molto , essere cattivo mi offre un senso di onnipotere!

Dall’impotenza al mito c’é poca d’istanza!

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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