Chi non saluta, e chi non chiede mai scusa

Naturalmente mi riferisco all’atteggiamento sociale di non salutare persone che sia si conoscono abbastanza bene, sia anche a persone che non si conoscono, ma s’incontrano in contesti condivisi, dove le persone per esempio, che si incrociano per le scale condominiale, anche non abitano in quel condominio.

Un altro esempio può essere riguardo a coloro che non salutano pur convivendo in un contesto di lavoro oppure per la strada persone che si conoscono e che si finge di non aver visto.

Ci sono poi persone che in certe situazioni relazionali non chiedono mai scusa essendo chiaro che alcune azioni appaiono scorrette o perché sarebbero riprovevoli o comunque appaiono inadeguate.

Penso che nel primo caso un apparente timidezza, diciamo insicurezza della personalità, nasconda una presunzione basata sull’egocentrismo e su aspetti narcisistici del Sé.

Ci sono casi che indicano che chi non saluta è più importante di chi è ignorato dal saluto.

Un po’ accade come il Manzoni nei Promessi Sposi descrive la storia di fra’ Cristoforo che prima diventare frate e prima della conversione uccide in duello un uomo perché doveva dimostrare che era superiore: fate largo la dritta e mia!!! – esclamò con imperiosità nel viottolo della strada dove camminando aveva incrociato il rivale e nella quale entrambi con ala loro scota non potevano contemporaneamente passare.

In ballo c’era l’orgoglio scatenato di Cristoforo, il suo rango, la sua presunzione. Il pentimento in seguito, dovuto alla colpa per il delitto lo porta nelle braccia della grazia di Dio indossando il saio.

La insicurezza che sfocia nella timidezza non compensa l’omissione del saluto.

Sarebbe meglio farsi coraggio per fini sociali, cioè per essere accoglienti e gentili e non svicolare dall’impatto umano.

C’è chi non saluta perché vive nel suo mondo un po’ autistico ed è distratto, ma anche qui sarebbe meglio stare nel mondo della strada o non in quello delle nuvole. Risulta sempre presunzione!

Non chiedere mai scusa, si commenta da sé.

Nel rapporto dialogico, chiedere scusa significa non rispettare l’altro, perché non gli si vuol dare la soddisfazione di aver uno spazio riconosciuto nella conversazione che segue regole del buon vivere.

Se tu hai ragione creo le condizioni per rispettarti ma anche per costruire un dialogo che poi presuppone che quando avrò ragione io, sarà riconociuta/o e ci avvieremo a produrre nella conversazione tanto utile quanto civile e positiva.

Inoltre migliorerà la credibilità.

Bisognerebbe insegnare ancor di più nelle scuole che non è segno di forza aver sempre ragione.

Tale atteggiamento infantile non fa che peggiorare il proprio carattere facendo crescere a dismisura gli aspetti narcisistici e megalomanici.

Gli uomini spesso si sentono impotenti e sanno o si sentono di non aver ragione di fronte alle donne e non chiedere mai scusa, sembra a loro una frustrazione che si traduce poi in un atto di disconoscimento dell’altro e di illusione di maggior potenza per se stessi.

Si tratta di osservazioni che sembrano di poco conto, ma con l’andar del tempo, la presunzione può ingigantirsi  in altre aree dl comportamento.

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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