Amare gli animali, essere animalisti, ma non vegani.

Ho sempre suggerito che non bisognerebbe esagerare umanizzando troppo gli animali, pur volendo loro un sacco di bene.

Occorre rispetto anche per il fatto che loro sono caratterizzati da un comportamento affettuoso o meno, che però è di natura diverso dal nostro, perché in parte deriva dalla loro razza e genia specifica di ciascuno di essi.

Gli animali domestici come cane e gatto possono essere particolarmente affettuosi ed è facile lasciarsi andare verso il loro affetto richiesto, ma a volte, corrispondiamo fortemente secondo nostri bisogni affettivi dell’umore di quel momento e li trattiamo forse un po’ come giocattoli.

Nei giorni passati, attorno all’ultimo dell’anno, abbiamo sentito quasi tutti gli scoppi dei petardi delle bombette siluro, degli scoppi da fuochi d’artifizio, materiale spesso illegale, che più si rivela esplosivo, più eccita coloro che lo fanno esplodere.

Le esplosioni derivano dalle tradizioni, ma spesso rappresentano un bisogno legittimo di ricercare euforia, di illusione nella speranza che scoppi in noi la felicità, una buona notizia, un’eccitazione sessuale, ecc.

E i poveri animali che, seppur grossi sono piccoli, e che si nascondono sotto i divani, i tavoli, i letti?

Perché mal trattarli?

Loro hanno paura, perché lo scoppio in sé, in qualunque cervello sollecita un segnale di allarme e provocherebbe reazioni di protezione e difesa: le persone sanno di cosa si tratta, gli animali soffrono perché non decodificano la provenienza del rumore.

Con il passare degli anni, sono personalmente diventato più sensibile alla loro presunta sofferenza, al loro spavento, e penso che si potrebbe evitare di modificare la tradizione del festeggiamento con l’uso dei petardi in nome di una identificazione con queste creature che ci offrono tutto il loro affetto o anche chi non può offrirlo.

Si possono fare tante e tante cose in favore della qualità di vita degli animali.

Non in virtù di tali idee sono diventato vegano.

Mi piacciono e provo, sia tenerezza, sia rispetto per tutti i mammiferi, ma non per questo non posso vederli sotto forma di cibo quando è il momento!

Tutti moriamo e penso che sia troppo ideologico pensare di rispettare gli esseri viventi non mangiando quando il loro corpo non è più in vita.

Ciò non significa che non provi grande rispetto per i vegani e i vegetariani.

Prolunghiamo la nostra vita e quella degli altri, combattiamo la sofferenza degli esseri viventi quando tutti sono in vita, evitiamo di ridurre la scomparsa delle varie specie di animali.

Sono infatti preoccupato della scomparsa di molte razze in Africa e in altri Paesi.

Penso che si debbano seguire regole severe per bloccare l’abuso alimentare creato dal bisogno del mercato.

Pensate alle balene, ai cetacei che vengono ancora cacciati e che stanno scomparendo negli oceani del nord e insieme a tanti altri animali come gli elefanti, i rinoceronti.

Amare gli animali significa a mio parere permettere la loro qualità di vita al massimo livello che la natura consente.

Le nostre cure e il nostro rispetto sono al primo posto verso di loro sino a che ciò è possibile.

Non possiamo però salvare loro la vita come non possiamo salvarla a noi stessi.

Possiamo migliorare la qualità della vita degli animali come se fossero essere umani, senza mai accelerarne la morte, mai sfruttarli per motivi commerciali.

L’uomo è tuttavia anche carnivoro oltre ad essere vegetariano e onnivoro, ma il veganismo è altra cosa, seppur rimane una scelta ideologica e filosofica che merita grande rispetto.

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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