Vecchi e anziani

Molte persone storcono la bocca quando si sentono appellare come vecchi: in altre parole, non è gradito a tutti essere denominati in quel modo, ma caso mai preferiscono essere citati come anziani.

Le ragioni, come è facilmente comprensibile, dipendono dal fatto che nella nostra società, il vecchio/a, non va più tanto di moda.

Le differenze di età sembra che si debbano abolire.

In effetti, molte persone che sono in là con gli anni per il fatto che non li dimostrano esteticamente o per il fatto che il loro spirito è aperto, giocoso, plastico, ironico e divertente e in più con un’esperienza di vita ben elaborata, appaiono frequentare altre persone molto giovani di età.

La differenza di età sembra una frontiera superata nei fatti.

Anche i matrimoni o le relazioni di coppia tengono meno conto della tradizionale differenza di età secondo la quale la donna doveva essere più giovane dell’uomo anche di pochi anni, ma questa differenza era considerata importante anni fa, forse parecchi, anche le donne si sentivano più tranquille e sicure se erano più giovani del compagno.

La situazione sociale, insieme ai progressi della medicina, ai cambiamenti dei costumi ringiovaniscono le persone.

Se pensiamo che cento anni fa l’invecchiamento avveniva molto più in fretta. Non parliamo dell’antichità!

Un secolo fa un uomo a cinquanta anni era considerato anziano, la donna già a quaranta, possiamo dire che l’estensione della età apparente, in pratica porta la donna di fascino a quarant’anni a essere esteticamente tanto giovane quanto più che mai appetibile, se non migliorata e altrettanto si potrebbe affermare per certi uomini di fascino.

Donne e uomini possono essere in buona forma e affascinanti a oltre settanta anni.

Non mancano gli esempi in tutto il mondo: in Italia, la rimpianta Marina Ripa di Meana.

C’è però un altro motivo per il quale risulta fastidioso essere appellati vecchi piuttosto che anziani.

Il vecchio ci suona come un oggetto, una res, un vecchio televisore, una vecchia auto, un vecchio ferro da stiro.

In altre parole, non ci piace essere considerati biologicamente usurati, consumati e non più validi.

Il vecchio scivola in secondo e terzo piano, e conta sempre meno a livello sociale, non appare come un vecchio saggio che un tempo contava molto ed era prezioso come Socrate.

L’anziano/a segna meno l’idea della scadenza sociale e psicologica.

Gli anziani possono essere un uomo o donna non più giovanissmo/a ma sempre efficienti, anche attraenti.

Insomma la nostra umana identità è in pericolo quando gli anni ci passano sotto i ponti.

Questo sta avvenendo grazie al fatto che abbiamo creato una certa illusione di immortalità.

I figli quando si hanno sono rimandati molto avanti.

Ci giungono notizie di donne che sono riuscite a partorire figli sani a oltre cinquant’anni.

L’autonomia aumenta, in particolare nelle donne, e la vita è vista molto più di un tempo come un giovanile divertimento e godimento.

Forse anche l’anziano sarà nominalmente bocciato tra qualche anno: un settantacinquenne potrà dire:anziano a chi ?

La nostra società del resto non è costituita da una popolazione giovane e ci dobbiamo preparare, anche non

dovremmo dimenticare le leggi della biologia che non cambia anche se la medicina progredisce!

 

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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