Incredibile chirurgia estetica

La bambola Barbie e il bambolotto Ken sono diventati nel tempo modelli estetici che favoriscono l’identificazione introiettiva tanto da fare qualunque cosa per assomigliare a loro.

Molti fanciulli, adolescenti e donne-uomini i cui caratteri secondari del viso assomigliano a queste due pupazzi tanto da modificare chirurgicamente il loro corpo per aderire completamente a queste icone.

Ci sono donne e uomini che in tutto il mondo intervengono chirurgicamente tramite chirurghi estetici, non per veramente abbellire le loro labbra, ingrandire e rimpicciolire il loro seno o natiche, fianchi, gambe, ma per modificare completamente certe strutture anatomiche in maniera parossistica.

Mi spiego meglio: i loro seni, nel caso di donne, sono estesi attraverso enormi protesi, tanto grandi quanto palloni e in seguito gonfiati periodicamente con soluzione fisiologica.

Lo stesso può essere prodotto con le natiche.

Negli USA e in altri Paesi, la diffusione di questa tendenza esagerata è notevole, in Europa, specie in Italia è assai più moderata e le misure dei rigonfiamenti dei seni sono compatibili con un gusto estetico che richiama il buon senso.

Non sono naturalmente contrario a interventi estetici, specialmente se questi possono rendere felici le persone che vi si sottopongono, ma mi domando quanto tali interventi esagerati trovino una ragione positiva in coloro che desiderano sottoporsi a certi tormenti.

Innanzitutto, occorre ricordare che esiste una discrepanza più o meno evidente, tra la propria soggettiva percezione nel caso positivo del proprio aspetto estetico e oggettiva valutazione dell’immagine da parte della gente.

Normalmente tale discrepanza non è tanto forte, ma ci sono eccezioni.

La dismorfofobia o disturbo di disformismo riguarda la percezione soggettiva della propria immagine che alla persona che soffre di tale disturbo viene restituita dallo specchio una immagine che viene vissuta assi negativa!

Occorre considerare che chi soffre di tale disturbo può vedere l’immagine di se stessi poco negativa sino in verità a una grave negatività che si può interpretare come un vero e proprio delirio mentale con psico-somatizzazione del proprio corpo.

Il corpo e mente infatti costituiscono un’unità. L’immagine mentale può partire dalla mente e dai propri fantasmi derivanti dal passato e s’irradiano sotto forma di impulsi neuro-ormonici che alterano come in un circolo vizioso la mente-corpo.

Per esempio, l’anoressia nervosa quando è severa, costringe in una stretta ossessione tanto forte,  quanto compulsiva, che consiste nel sentirsi grassi e sovra-peso anche quando purtroppo la giovane donna pesa come una piuma e il suo l’aspetto appare a tutti gli osservatori quasi cadaverico.

Nel caso di queste persone che palesemente si compiacciono di intervenire sul proprio corpo esagerando di molto nell’ingigantire parti del proprio corpo, non migliorando per  chi osserva il loro aspetto, anche se la persona  è contestata di aver compiuto tale trasformazione. In tal caso direi che si tratta di dismorfobofilia, nel senso che in queste persone c’é l’amore, seppur distorto del loro corpo iper dotato

Sebbene la considerazione per qualunque azione compiuta su di Sé che non nuoccia agli altri sia da rispettare, penso di rispondere alla domanda iniziale che chiede perché tutto questo.

Tali eccessi che potrebbero, come tutti gli interventi chirurgici impegnativi, mettere a repentaglio anche la propria salute, sembrano derivare da una sorta di disturbo di disformismo.

Normalmente uomini e donne amano il seno prosperoso in una donna, ma in certi casi quando pesa quindici chilogrammi, è ancora desiderato?

Quando le natiche della persona modificate chirurgicamente sono tali da crearle difficoltà nel sedersi, a mangiare, chi se ne giova? Chi ne ricava piacere sessuale? Quanto avvantaggia la sana sessualità? Certo chi agisce in tal modo lo fa per se stesso e quasi sempre è felice di quel che ha fatto! Meglio così!

Vivere inoltre assomigliando a una bambola o a un bambolotto che, certamente non nuoce a nessuno, seppur icone di successo, quale personalità si vuole evocare?

Sembra che si debba esistere sotto qualche forma che non si trova in se stessi?

Forse il manichino o la manichina diventano importanti per la gente perché assomigliano a bambole o bamboli famosi, forse unici?

L’unico problema che vedo consiste nel fatto che attraverso i social si alimenti una emulazione pericolosa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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