La furbizia in Italia

La furbizia in Italia e in pochi altri Paesi è considerata una virtù degna di rispetto, di stima, a volte di ammirazione. La furbizia è interpretata dalla gente come una qualità perché chi sa trarsi abilmente d’impaccio e raggiungere i propri scopi nella vita, evitando accuratamente le insidie e ricorrendo a ingegnosi espedienti è un vincente.

La furbizia appare essere da parte di certe persone, sparse nel nostro territorio, l’unico mezzo strategico mentale che consente di sopravvivere, a volte anche attraverso l’inganno, per combattere la povertà, la fame, la prigionia, l’ingiustizia, ecc.

Ma veramente la furbizia è un grande talento, una grande virtù?

Se questo è in parte vero, l’abuso della furbizia ne ha destituito in parte il pregio in una società quella italiana  dove i problemi di un tempo, le guerre, la povertà, la mancanza di cibo, ecc, sono diminuiti, oppure possiamo riconoscere che l’intelligenza umana si sia manifestata e sia prevalsa attraverso il progresso scientifico e tecnologico sull’astuzia.

Bisogna ammettere che le strategie dettate dalla furbizia appaiono sempre utili tanto che in altri Paesi del nord Europa, ancora oggi, sono molto apprezzati perché spesso gli italiani ottengono un grande successo nel mondo occidentale statunitense, canadese e australiano: Gli italiani emigrati sono frequentemente diventati grandi imprenditori nelle varie società, grazie all’intelligenza e all’astuzia, cioé al savoir faire che sembra connaturato in essi.

Da dove viene tale abilità di arrangiamento?

La ragione di ciò sta nella necessità che, come si dice, crea virtù.

Storicamente l’Italia, più recentemente oltre ad essere stato un Paese dominato ed oppresso dai territori confinanti, spezzettato in tanti regioni economicamente povere, sotto il dominio austriaco, borbonico, franco-pontificio, non ha avuto modo di trovare lo spazio e il tempo di evolversi e di crescere.

Tutti sanno che durante il Risorgimento, dopo il 1870, grazie alle conquiste di G. Garibaldi avvenute circa dieci anni prima e con la breccia di Porta Pia, si può parlare di conquista da parte dell’esercito piemontese di una Italia unita, sebbene il fenomeno del brigantaggio che seguì l’unità, abbia molestato e intralciato lo sviluppo complessivo del Paese.

Dopo la prima sanguinosa guerra mondiale, alcune annessioni di Regioni hanno completato a male a pena la sua unità.

La seconda guerra mondiale non ha suonato come un vero trionfo nel mondo dell’Italia mussoliniana! Il brillante boom economico degli anni cinquanta è durato poco per le condizioni deteriorate del Paese.

La povertà ha dilagato per molti anni lungo tutto il territorio, specialmente nel Sud.

Le deprecabili mafie hanno per questo una ragione di esistere: a causa di una povertà materiale diffusa che non si poteva risolvere, e di una cultura secolare rimasta indietro rispetto a quella di altri Paesi una certa mentalità si è incistata nel nostro territorio: la mentalità dei furbi.

Il concetto di famiglia mafiosa sintetizza ancora oggi l’alternativa che vede i poveri spesso impotenti che non riuscivano e non riescono a sopravvivere se non per mezzo della furbizia.

Secoli di abitudine e di sopportazione verso i furbi hanno favorito il modello dell’astuzia come un metodo di successo che ha aumentato il compiacimento del popolo, l’emulazione e l’imitazione degli scaltri.

Sembra che l’astuzia sia la regina virtuosa del nostro Paese.

Un capitolo di Storia degli Italiani del 1921 di Prezzolini descrive la popolazione del nostro Paese: da una parte i furbi, dall’altra i fessi!

Il grande attore comico Totò che tutti conoscono rappresenta bene quanto sto dicendo.

Usando una metafora, mentre la leggenda racconta nell’Odissea che l’astuto Ulisse riuscì a vincere la guerra contro i Troiani attraverso l’espediente del cavallo di Troia, gli italiani nonostante la furbizia sembrano sempre rimasti perdenti, poveri e sempre più fessi? I furbi sono solo gli astuti ricchi, forse anche molto intelligenti!

La furbizia in Italia incistata lungo troppi secoli, senza creare vergogna nella gente, quando esagerata si è trasformata in da anni corruzione.

Ci domandiamo se si intravveda l’uscita da un mondo povero cronicizzato in alcune aree del Paese?

Perché psicologicamente gli italiani, (sebbene pochi), tendono a rassegnarsi a tale ignominia rappresentata dall’inganno e corruzione di parte limitata di cittadini?

Che fare? Usare il bastone e la carota?

Più che la repressione. penso che vada alzata la fiducia sociale.

Mi sembra che la miglior strada da percorrere sia attraverso il premio che potrebbe funzionare come una valorizzazione, come un incoraggiamento da parte delle istituzioni più flessibili, meno burocratiche, più propense a comprendere e aiutare a costruire una identità diversa nella popolazione, affinché la gente si possa sentire gradatamente arricchita di dignità.

Le scuole e le famiglie e lentamente la società, dovrebbero diffondere culturalmente messaggi riguardo a valori che non sia basati sulla furbizia, ma in particolare sulla intelligenza e conoscenza.

Qualche esempio ogni tanto viene offerto. Premi per i migliori scolari, studenti universitari. Premi per coloro che lavorano in modo costruttivo e creativo, premi per chi è solidale e salva la vita degli altri, chi aiuta gli anziani, al volontariato, ecc

Certo forse non basterebbe, ma l’orientamento sociale attraverso i molti messaggi potrebbe aiutare, e naturalmente, grazie al miglioramento economico attraverso la crescita e il lavoro, chissà che il livello di povertà possa venir meno come piaga sociale!

Ingenuità?

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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