Problemi di potere e impotenza nella coppia etero-omo

Quando ciascuno di noi entra in una relazione di coppia e sente amore per l’altro, è convinto di aver trovato un punto di riferimento eterno. Per quanto l’esperienza della maggior parte degli adulti sia consapevole del fatto che nella coppia, non tutto sarà sempre come rosa e fiori e che con il tempo, l’amore può subire coloriture differenti e spesso deludenti, l’illusione e l’ottimismo, all’inizio del rapporto, predominano in molti di noi.

Quello che è abbastanza noto e normale consiste nel fatto che nessuno dei due vorrebbe essere prevaricato dall’altro.

Tuttavia non è sorprendente che ci possa essere nella coppia una superiorità di un partner, cioè che sia in una condizione di leader rispetto all’altro e non è detto, che sia l’uomo a condurre la situazione o che sia più forte.

Tale condizione di leadership è spesso accettata con piacere dall’altro partner, perché si può sentire protetto/a, non deve assumersi alcune importanti responsabilità e quindi appoggiarsi all’altro compagno/a e delegare a lui/lei molti impegni che sarebbero sgraditi da gestire in prima persona.

Tali impegni possono essere tanti e svariati: dagli aspetti economici, alle responsabilità amministrative che in una società complessa come quella in cui viviamo sono tante, dalle banalità come cucinare, amministrare certe spese quotidiane, ma anche nella sessualità, spesso c’è chi si fa avanti e promuove attivamente un amplesso.

Non si tratta solo di desiderio, ma anche di essere più decisionale e attivo anche nell’intimità affettiva rispetto all’altro/a.

Tra i due c’è chi ha maggior esperienza e usa questa con piacere per favorire una collaborazione per il funzionamento della coppia a vantaggio di entrambi.

Può accadere però che l’appoggiarsi all’altro partner in maniera esagerata, contando sulla fiducia che si sente e, al tempo stesso si desidera, oppure se ne ha bisogno, induca senza accorgersi a far crescere una dipendenza che condiziona la relazione.

Seppur il partner, che consideriamo più attivo, non vorrebbe assumere una posizione di prevaricazione, sospinto continuamente dall’altro che quasi si lamenta quando avverte la mancanza della consueta assunzione di decisionalità, non finisca per assumere un potere sull’altro partner richiedente e dipendente.

La persona dipendente e passiva si comporta come se venisse a mancarle/gli una figura paterna o materna ai tempi durante i quali era bambino o bambina, e richieda per questo un comportamento attivo al fine di supplire al passato perduto oppure non risolto o non convincente.

In verità, ogni persona in ogni relazione affettiva e non, reclama il diritto di rispetto e riconoscimento della propria personalità, soggettività e della propria libertà nella coppia.

Dopo un po’ di tempo di convivenza, può succedere che la bella e ideale relazione comincia a incrinarsi.

Si litiga più spesso e si accusa l’altro di approfittare della propria bontà, pazienza e sottomissione alla volontà del compagno, marito o moglie che sia!

In alcuni casi ancor peggio, alcuni partner sono abituati per carattere, sin dall’inizio a prendere decisioni al posto dell’altro, immaginando in molti casi in buona fede che l’altro partner sia d’accordo con lei/lui e in alcuni casi, oppure assumendo un comportamento coscientemente prepotente.

Il prepotente assume il potere deliberatamente nelle proprie mani.

Come accade ciò?

In realtà è semplice: il dominante intuisce o comprende i punti deboli dell’altro che ingenuamente ma anche colpevolmente desidera affidarsi, proprio esagerando nell’affidarsi!

In seguito, il manipolatore o manipolatrice asseconda l’altro su tutto ciò che gli viene richiesto e anche non richiesto, per dimostrare di agire per il solo bene del richiedente e apparire generoso.

Il partner richiedente o passivo così aumenta la propria fiducia e la propria dipendenza, camuffata da sentimenti di amore che sottendono il sacrificio, e la dipendenza così diventa quasi assoluta tanto da non poter più fare a meno del supporto dell’altro che appare indispensabile.

A quel punto, il passo successivo si manifesta attraverso il ricatto. Presso a poco, il messaggio che invia è: se non fai quel che voglio io, io non faccio quel che per te è indispensabile!

Il punto è che il partner ricattato, oltre a sentirsi umiliato, sente rabbia con sentimenti di vendetta e in particolare si sente terribilmente tradito e solo.

La solitudine è terribile in questi casi.

Per uscire dalla solitudine, colui o colei che si sente manipolato/a rischia di sopprimere la propria indipendenza, autonomia e dignità, continuando a fingere amore per l’altro, cioè un’accettazione del sacrificio nel subire, quando l’odio è invece predominante nel soggiacere al potere dell’altro.

Chi subisce tra i due nella coppia ed è così tanto dipendente, non trova alternative, almeno all’inizio!

Potere e solitudine sono a questo punto gli ingredienti di una coppia che rischia di naufragare!

Che fare? Cercare un altro partner? Non credo che sia sempre una soluzione, perché potrebbe ripetersi l’accaduto!

Occorre immaginare che delegare troppo all’altro per evitare la solitudine e per mantenere l’infanzia che spesso gioca nel nostro mondo interiore, si ritorna a quella solitudine che fuggiamo e addirittura si ripresenta più seria perché rinforzata dagli anni trascorsi e dalla sensazione di perdita di dignità che a quel punto vale molto più di un tempo infantile perché potrebbe far perdere la fiducia in se stessi.

I partner, per quanto amabili e attraenti e dei quali siamo anche fieri, non sono da vedersi come buoni genitori! Non vanno troppo idealizzati!

Prima di legarsi a un uomo o a una donna o ad omosessuali, dovremmo aver conquistato un’autonomia che riguarda la nostra interiorità che non significa soltanto indipendenza materiale, anche se questa ultima non conta poco.

Dovremmo aspettarci di essere soli in molti momenti, alternandoli a quelli durante i quali ci sentiamo invece con l’altro presente e vicino.

 

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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