Gli italiani cantarini

E’ noto che gli italici e gli italiani da diversi secoli  si sono sempre rivelati provetti interpreti del canto e questa tendenza si è sempre verificata all’incirca in tre modi: da parte  coloro che quotidianamente svolgono attività lavorativa, usando le mani e quindi per esempio gli artigiani, coloro che svolgono mestieri in fabbrica.

Tutti si rivelano abituati a canticchiare motivi musicali noti, allegri, divertenti, e ripetitivi.

Capita spesso che ci sia un desiderio da parte di queste persone che danno voce ai vari motivi musicali non conoscano esattamente le parole della canzone, ma che spesso le inventino pur di ripristinare con la voce l’aria della canzone gradita.

Un tale canticchiare fa aumentare in loro il tono dell’umore, il lavoro appare più colorito di emozioni, e il tempo scorre più veloce se il lavoro risulta noioso e ripetitivo.

Inoltre, negli strati della popolazione più emarginata o povera chi lavora in compagnia del suono della propria voce, non si sente di dover pensare alle preoccupazioni che lo invaderebbero, oppure sentono che il motivo musicale alleggerisce il peso del lavoro, sempre uguale e stereotipato, come se la canzone imitata spezzasse la monotonia.

I dilettanti italiani della canzone prediligono cantanti come Mina, Celentano, Ornella Vanoni, ma anche Laura Pasini, Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti, Albano, Andrea Bocelli e Lucio Dalla, Lucio Battisti e i cantautori come il grande Fabrizio De André, e poi Giovannotti, Gianni Morandi, Claudio Baglioni, Il Volo ecc.

Ci sono persone che si impegnano maggiormente in tale diletto, e molta gente predilige le canzoni in inglese riferendosi e cantando pezzi musicali di un tempo come le produzioni dei Beatles, dei Rolling Stones: evocano spettacolari canzoni di Frank Sinatra, di Sting, di Elton John, di Elvis Presley, di Jennifer Lopez, ecc, quasi sempre accompagnando la loro voce con la chitarra o addirittura il pianoforte.

Si tratta di una vocazione personale, molto diffusa proveniente dalla storia da un Paese frammentato in tante Stati e Staterelli, poveri, ma soleggiati, demoralizzati e allegri e ciascuno Stato aveva le proprie specialità.

Ci sono invece appunto i cantanti professionisti che si dedicano al canto e i festival con grandi orchestre non mancano nel nostro Paese.

Ma a parte la musica leggera, l’Italia è famosa per aver prodotto opere liriche di valore immenso come Verdi, Puccini, Doninzetti, Rossini, Bellini, Leoncavallo, ecc le cui produzioni artistiche musicali sono interpretate nei più importanti teatri italiani da grandi Maestri dell’Opera con successo planetario, tanto che anche i compositori stranieri musicavano libretti in italiano.

A parte i più giovani che suonando la chitarra imparano a cantare e spesso si esibiscono per la strada o nelle occasioni nelle quali ciò è possibile.

Negli altri Paesi rispetto al canto non c’è tradizione così forte come in Italia.

Perché?

Penso che il desiderio spontaneo di cantare abbia un’origine con il sorgere del sole e dalla povertà.

La luce offre energia perché stimola le catecolamine e altri neurormoni, riduce lo stimolo della fame in Regioni italiane che nell’antico passato erano povere e prive di cibo per la sussistenza. Cantare ingannava e rimandava lo stimolo di mangiare e sostituiva con la gioia del momento la sofferenza e la debolezza fisica. Mi viene in mente la canzone ideata, composta e cantata tristemente dall’attore Nino Manfredi che riporta in alcuni versi:tanto pe’ cantà  … Pe’ fa la vita meno amara
me so comprato ‘sta chitara,
e quann’er sole scende e more
me sento ‘n còre cantatore.
La voce è poca ma ‘ntonata,
nun serve a fà la serenata,
ma solamente a fà in magnera
de famme un sogno a prima sera.
Tanto pe’ cantà,
perché me sento ‘n friccico ner còre,
tanto pe’ sognà,
perché ner petto me ce naschi ‘n fiore.
fiore de lillà
che m’ariporti verso er primo amore,
che sospirava le canzone mie,
e m’arintontoniva de bugìe.
ma tutta l’anima è serena;
e quanno er cèlo se scolora
de me nessuna se ‘nnamora.
tanto pe’ sognà,
perché ner petto me ce naschi ‘n fiore.
fiore de lillà
che m’ariporti verso er primo amore,
Sembra che il canto che nasce con la vita dell’uomo sin dai tempi preistorici trovi varie modalità di espressione secondo le epoche.

Ciascuno canta un motivo che è adatto alla sua personalità che viene in mente per precise associazioni inconsce. Cantare può diventare anche una psicoterapia momentanea perché abilita al coraggio a esprimere energie

Ai tempi degli antichi greci e romani si usavano strumenti come la lira, come l’arpa e simili.

Consideriamo che il feto verso il sesto- settimo mese comincia a udire il timbro della voce materna che gli scienziati a questo proposito, ritengono che venga percepita dal feto come musica.

La musica richiama la fantasia dell’immagine materna e gli Italiani adorano la mamma!

Cantare fa bene alla salute perché fa ben all’umore: aumenta la reattività del sistema immunitario, favorisce il rilascio di neurotrasmettitori come le endorfine, la serotonina, la dopamina, riduce il cortisolo che produce di-stress.

Cantare calma in generale l’organismo se agitato, regola inevitabilmente la respirazione del corpo, perché cantare occorre saper respirare con un preciso ritmo che permetta alla voce di emettere vocalizzazioni precise.

Cantare aumenta l’ossigenazione nel sangue e regolarizza il cuore.

Cantare porta l’organismo a un senso di libertà perché emettere la voce modulata e controllata nelle note, stimola la vaso-dilatazione del sangue in generale.

Ad alcune malattie mentali e del cervello come Alzheimer, cantare una canzone può giovare anche per lo sforzo di disciplinare le emozioni che derivano dalla musica, stimolando la memoria cognitiva che costringe a richiamare le parole per mantenere la mente sempre in esercizio.

La musica e di conseguenza i suoni sono i primi messaggi del neonato che appaiono una comunicazione universale, da tutti compreso e con effetto immediato a livello di mimica espressiva.

Cantare aiuta a rilassarsi e a essere finalmente un po’ protagonisti espressi, se ciò non è accaduto durante la giornata e questo è piacevole e anti-frustrazione.

Molta gente si sente inibita nell’eloquio e nel comportamento, è fondamentalmente timida nella socializzazione e detesta farsi vedere e esporsi in alcune circostanze.

Esibirsi cantando con il Karaoke davanti a qualcuno, permette qualche passo avanti.

Questo accade perché la musica è per quella persona familiare e divertente, è interiorizzata e fa l’effetto protezione, aiutando a vincere la vergogna causato da un proprio perfezionismo scolastico inconscio, sia infantile, sia difensivo.

 Il piacere di essere ascoltati e guardati nel proprio corpo dagli altri mentre si canta significa essere presi sul serio, aver un valore, saper essere attore per un momento trovare il senso di Sé e essere protagonista della propria vita.

Cantare quindi alza l’autostima anche perché ha anche una funzione catartica, abreativa, come diceva S. Freud.

Cantare con gli amici genera un senso di appartenenza a un gruppo, di essere stimato e di essere valido come gli altri, stimola il coraggio e fa sentire se stessi più forti attraverso le varie ritualizzazione, anche politiche.

Nasce un clima di solidarietà, di fratellanza e umana unità integrata.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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