Psicodramma e teatro-terapia: perché sono efficaci per la salute psichica?

Parto dal presupposto secondo le quali alcuni neuropsicologi e neurologi, sin dalla nascita ereditiamo fattori costituzionali specifici attraverso il timbro della voce materna e poi paterna,

la composizione chimica del cibo, gli enzimi, la musicalità, una sorta di sensibilità muscolare, la cinestesi che riguarda la somma di sensazioni propriocettive e interocettive, escludendo

quelle sensazioni che provengono dagli organi sensoriali.

Attorno a questo sensorialità puntiforme dopo la nascita, il neonato aggiunge al suo mondo interno un’infinità di esperienze di contatti e incontri reali con la madre, padre e tante

figure per cui l’apparato neurologico in particolare il sistema limbico, l’ipofisi e l’ipotalamo, l’amigdala, l’ippocampo e il cingolo e coinvolgendo in particolare il lobo destro contribuiscono

all’attività mentale e sentire emozioni.

Le emozioni si organizzano tra loro nel senso che ogni esperienza aggiunge un colore a quella precedente formando un vissuto nuovo e soggettivo e in evoluzione.

Nel caso una persona sperimenta in tanti modi differenti una nuova esperienza in età adulta dove i colori del passato introiettati e integrati, si mischiano emotivamente tra loro in modi sempre diversi.

Queste emozioni influenzate da altre emozioni producono sistemi neuronali complessi.

Con la collaborazione del sistema endocrino avvengono emissioni di neuro-tramettitori come le catecolamine che possono stressare l’organismo, oppure neurormoni che offrono

all’organismo un senso di benessere e rilassamento come le endorfine, la serotomnina, la calcitonina, ecc.

Insomma si potrebbe affermare che tutte le emozioni si configurino come personaggi interiorizzati che funzionano nel generare nella nostra mente una simbolica commedia oppure dramma in alcuni casi.

I personaggi interni suggeriscono al protagonista, al regista della nostra vita che chiamiamo metaforicamente Ego sentimenti ed azioni.

In poche parole, i personaggi sono interlocutori interiori che avviano un dialogo psichico intra e inter- psichico con l’interno e esterno.

Il teatro e maggiormente lo psicodramma ben condotto, possono mettere inscena i nostri personaggi interiori che assomigliano a altri, ma sono in realtà unici.

Come nelle commedie e tragedie i soggetti che vi partecipano s’identificano con il bene e con il male, si arrabbiano, si amano, litigano e si abbracciano provano sentimenti di invidia o di tenerezza, di protezione e di vendetta, ecc

Certe emozioni e sentimenti si aprono e i soggetti si riconoscono tra loro di funzionare in un certo modo, cioè quel che nel palcoscenico appare.

Emerge quel che in ciascuno è autentico o come sino a quel momento intendeva raccontarsi pur non essendo vero e scontento di Sé.

Nessuno è contento di non essere se stesso. Nessuno gioisce di una falsa o confusa identità.

Il teatro in particolare permette di vivere brevemente diverse vite di personaggi diversi, senza che l’azione di identificarsi e interpretare certi personaggi implichi una

dissociazione psichica, ma anzi la recitazione ben guidata dal regista, aiuta a conoscersi meglio e a arricchirsi.

Gli interlocutori interni o i personaggi sono rafforzati e riconosciuti come parti di Sé.

Lo psicodramma molto meno spettacolare del teatro, e più simbolicamente consente una interpretazione maggior delle emozioni di ciò che va in scena .

Ecco perché entrambe le tecniche sono efficaci per la salute di coloro che però sono fondamentalmente sani, seppur infastiditi da qualche personale difficoltà.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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